LETTERA AD UN TEATRO VUOTO

LETTERA AD UN TEATRO VUOTO

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Lettera ad un Teatro vuoto

 

Caro Teatro vuoto,

mi accingo a scrivere questa lettera che, speravo in seguito, non avrei voluto mai inviarti. Ero capitato lì per caso, un tardo pomeriggio di Ottobre, mentre ero stato sorpreso da un temporale, improvviso e piuttosto violento. Ero appena uscito da una libreria, in centro città, e mi dirigevo, con la mia copia di Lettera al padre, di Kafka, verso l'albergo, che mi ospitava da quattro giorni, ormai. Non so come mi infilai in uno stretto vicolo, per trovare un qualsiasi riparo dalla pioggia. Notai un grosso portone semichiuso, in pesante metallo grigio scuro e, istintivamente, aprii e mi portai all'interno dell'edificio. Di fronte un lungo corridoio, debolmente illuminato dalla luce, proveniente da alcuni finestroni sulla parte più alta dell'androne. Fu un forte senso di curiosità irrefrenabile che mi spinse ad avventurarmi più avanti, in quanto lo spazio era piuttosto ampio e, man mano che mi abituavo al semibuio, notavo parecchio materiale accatastato alla meglio, dappertutto. Tavole in legno e pali, tessuti multicolori impilati, cordame, sedie e sgabelli, paraventi, grandi fari e cartoni, fogli di compensato su cui campeggiavano manifesti strappati e ammuffiti, ed ancora cavi elettrici, costumi ammucchiati in un angolo, e poi aggeggi e prodotti per la pulizia. In fondo a questo lungo corridoio, ingombro di ogni cosa, sulla destra compare una ampia apertura; ciò che mi si presenta è inequivocabile: si tratta di un teatro, un teatro, evidentemente, vuoto, abbandonato al suo destino, abbandonato al tuo destino. Caro Teatro vuoto, devo confessarti che ho avvertito un grande senso di vuoto, una desolazione dell'anima e della mente; una sensazione di smarrimento e di angoscia. Mi pareva addirittura che tutte le attrezzature, le scene, le corde, i fari, le sedie e tutto il resto, mi si rivolgessero in preghiera, quasi a voler cancellare, in un sol colpo, questo stato di immobilità, di dimenticanza, di abbandono. Tu, caro Teatro vuoto, sei nato per volontà degli umani, che ti hanno eretto fisicamente con cemento, legno e metalli, ma poi, forse stanchi e delusi, da non so quale fenomeno, hanno ritenuto meglio rivolgersi ad altro, di più stimolante e affascinante, come i concerti di oggi in cui si parla di "...mi ritiro come la minchia quando fa frio"; "....perso nell'istagram di 'sta gran figa"; "...ci ho provato pure a far palestra ma mi piacciono le armi, ti piace la mia Beretta ?"

Oppure molti amano andare al cinema e gustarsi "I peggiori giorni", "Improvvisamente a Natale mi sposo", e "In fila per due", pellicole indegne, prive di qualsiasi significato, povere ed offensive, aggiungo, nei confronti della grande storia del cinema italiano, che tanto ha dato alla cultura e all'arte, in tutto il mondo. Poi vogliamo analizzare ed addentrarci nel mondo televisivo ? Tra grandi fratelli, isole di famosi, isole della tentazione, e poi ancora una invasione di film americani, in cui la violenza, le armi, il sangue la fanno da padrone. Caro Teatro vuoto, questo mio grido di dolore si perderà nel nulla, ed io potrò purtroppo, e solo idealmente, abbracciarti forte.

Un caro saluto da paul

 

11 Marzo 2011, in prossimità dell'Orpheum Theatre, New Bedford, Massachusets

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica, 2 Agosto 2026
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