UNA STORIA LUNGA MILLENNI
UNA STORIA UN PO' LUNGA, 2026
Dopo miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di millenni il creatore si era rotto le balle di stare da solo, e allora decise di fare qualcosa, in quanto si annoiava troppo, ed era stufo di far girare i divini pollici. A questo punto qualcuno chiese : "...ma scusate, a me hanno sempre insegnato che lui è l'essere perfetto, anzi di più, l'essere perfettissimo (tralasciamo qui di entrare a piedi uniti nel tema della questione, e cioè se una cosa, o qualcuno sia perfetto; non esiste un gradino più in alto...perfetto è perfetto, e basta), e quindi un essere perfettissimo, a maggior ragione, non ha bisogno di nulla e, se ha bisogno di qualcosa, significa che perfettissimo non lo è per niente.
Nel principio egli creò i cieli e la Terra, ma anche Venere e Marte, e Urano, Giove, la Luna e Mercurio, e sottolineò:
-Tu, Mercurio, sarai il dio dei termometri, Venere delle malattie veneree, Marte degli alieni, Nettuno dei pescatori...
E Mercurio rispose:
-Ma signore mi dovrò infilare anche lì, per misurare la febbre ?
E il signore rispose:
-Ti infilerai anche lì, se necessario.
E la Terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.
E la Terra disse:
-Ma signore, quali acque, se tu non le hai ancora create ?
E lui rispose:
-Vuoi venire tu a fare le cose ?
La terra era informe e deserta, soprattutto per i deserti, e le tenebre ricoprivano l'abisso. E la Terra disse:
- Ma signore cosa è l' abisso ?
Ed egli rispose:
- Adesso se non stai zitta ti ci metto io in fondo all'abisso, in mezzo ai vermi schifosi e alla cacca dei maiali.
E la Terra:
- Ma signore, scusa, ma i vermi schifosi e i maiali non li hai ancora creati...
E il signore:
- Ascolta Terra, hai rotto le divine balle; pensa a girare attorno al Sole, chè di cose ne hai da fare...
E poi lui disse:
-Sia la luce !
E così l'Enel entrò a piedi uniti e la luce fu.
E tutti già si incazzavano per le bollette, però ancora non c'erano gli utenti.
Dio vide che la luce era cosa buona, e pensò:
-Che cul...non avrei pensato di essere così bravo.
E la Terra pensò:
-Meno male che il signore conosce anche il futuro... e non lo sapeva prima che avrebbe creato una cosa buona ?
Poi separò la luce dalle tenebre.
Lui chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina, e nessuno si alzò per andare al lavoro: giorno primo.
disse:
- Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque, e quindi Ferrarelle era diversa dalla San Pellegrino, e l' Acqua Panna dalla Sangemini, e quella dei rubinetti se la prese in saccoccia. Poi fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Egli disse:
- Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo, come una specie di stagno con le ranocchie e appaia l'asciutto. E così avvenne. Chiamò l'asciutto Terra, mentre chiamò Acqua la massa delle acque marine, e vide che era cosa buona.
E la Terra pensò:
- Mi sa che sta facendo un gran casino...non si capisce niente.
Poi disse:
- La terra produca germogli, e le piante carnivore, e i cactus, e le erbe che tutti si fumano, e che producono semi e alberi da frutto, e le verdure che fanno sulla terra frutto con il seme, e la cipolla disse:
- Ma signore perchè io devo puzzare così tanto ?
E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono semi, e i carciofi, l'insalata mista, il bambù, le caramelle ripiene, le rotelle di liquirizia, e le rose con le spine, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno il frutto con il seme, secondo la propria specie, i cavoli a merenda, la caponata, il pinzimonio, e quattro salti in padella, e le mele della Val di Non.
E la Terra disse:
- Ma signore le mele hanno i pesticidi...
E il signore rispose:
- Vuoi saperne più di me ?
E vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
E poi disse:
- Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per le discoteche, per Halloween, Woodstock, i concerti dei Cugini di Campagna, dei Ricchi e dei Poveri, e date ai poveri il regno dei cieli, quando io mi stancherò, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra.
E così avvenne. Lui fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle, e le abat-jour, e anche le pile che si ricaricano.
E il Sole disse:
- Ma signore... e io che cazzo ci sto a fare ?
Egli pose le stelle nel firmamento del cielo per illuminare la Terra, e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre, e vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
E poi disse:
- Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra. E il gabbiano disse:
- Ma signore cosa diavolo mi fai volare sopra la terra, chè io mangio le acciughe e gli scorfani.
E lo scorfano disse:
-...ma scusa, gabbiano, ma perchè diavolo devi mangiare me ?
E l'acciuga:
....e io ?...a me il gabbiano mi può mangiare, e che ostia....
E poi creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. E così nacquero i bastoncini Findus, e poi il pesce che nessuno mai avrebbe potuto raggiungere: il famoso tonno insuperabile; e vide che era cosa buona, e si fece un piattone di spaghetti con tonno e cipolla, e la cipolla disse:
- ...ma signore, io credo che molti non mi vogliono perchè nelle pratiche di baci e bacetti io non sia molto gradita...
E il signore rispose:
- Io ti ho fatta così perchè tu faccia da equilibrio alle caramelle di menta.
Poi benedisse tutti gli animali, e disse loro:
- Siate fecondi e moltiplicatevi su tutte le terre, e i pesci riempiano le acque dei mari, gli uccelli si moltiplichino in aria.
E il piccione disse:
- Ma signore, come faccio io a piccionare la picciona mentre sono in aria, se quella mi scappa e non la posso più piccionare ?
E il signore rispose:
- Ascolta piccione, non posso mica fare tutto io...arrangiati da solo, se non riesci a piccionare la picciona, fatti un autopiccionamento... non rompere... io ho altro da fare...
E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Poi disse:
- La Terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie. E così avvenne. Fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. E così arrivarono la vacca ed il maiale, la cavallona e la cavalletta, il farfallone, la balena, e la mosca sulla cacca, e la mosca sulla cacca disse:
- Ma signore, perchè io devo stare per forza sulla cacca, non posso stare sulla nutella ?
E il signore rispose
- Cara mosca sulla cacca...mi spiace dirtelo, ma la nutella me la pappo io, spalmata sul pane degli angeli....
E il serpente disse:
- Ma scusa signore, scusa un attimo...a me mi hai fatto serpente, e mi spieghi per cortesia perchè io debba strisciare sempre a terra, e non posso fare i tuffi in piscina, giocare a tennis, ballare in discoteca, andare in bicicletta e suonare la batteria....
E Dio rispose:
- Ascolta serpente, qui in magazzino avevo finito le zampe, i piedi, le code, le corna, e allora ho preso la pasta per modellare DAS, ho fatto un salsicciotto e ho fatto te...
Il paradiso terrestre era popolato di tantissime bestie che, agli occhi di Adamo ed Eva, erano tutte da scoprire, in quanto ogni essere era stato creato in soli sei giorni e, ovviamente, nessuno aveva avuto modo di capire, di fraternizzare, di conoscere. C'era un lucertolone verde, lungo più di otto metri, che compiva lunghissimi salti, avvalendosi della robustissima coda e, contemporaneamente, emetteva dei lunghissimi fischi, sorridendo a chi lo osservava, mettendo in mostra una strana dentiera, formata da specchietti e perline rosa. Poi girava per l'Eden un uccellone, alto quasi tre metri, tutto ricoperto di foglie d'insalata, di scorze di limone, di bacche scure, che rappresentavano il cibo preferito da alcuni parassiti, dei vermotti, che avevano casa tra le piume lanuginose del volatile. Girava poi, di qua e di là, il fumettone, un mammifero, diremmo oggi, dotato di sette zampe, nove antenne, undici corni trasparenti, tre lingue, un manto variopinto e un piripacchio a forma di alambicco di stucco, dal quale un sottilissimo filo di fumo fuoriusciva perennemente, e da qui il nome di fumettone. Ma il più tremendo, il più furbo, il più intrigante, subdolo, egoista e feroce tra gli animali era il serpente, viscido e sotterraneo. Questo essere era stato creato dal signore per mettere alla prova tutti gli altri animali dell'Eden, compresi Eva e Adamo. Era praticamente, quasi sempre, invisibile, in quanto strisciava nella parte più bassa della folta vegetazione, in perfetto silenzio, lentamente, scrutando ed esplorando lo spazio con velocissimi colpi della lingua, ruvida, biforcuta, sempre pronta a dare il via all'attacco, micidiale e fulmineo, per azzannare le piccole prede.
E poi egli disse:- Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e cioè con la barba bianca, i baffi bianchi, i capelli bianchi, perfettissimo, che conosce il passato, il presente e, soprattutto, il futuro...
E poi prese del fango, con dentro dei lombrichi, i vermi delle fogne, le lumache acquatiche, i tubulus vulgaris, i ciccionicus schiphiltosus, i pibollanus salivaticus, ed altre personcine del genere, e modellò l'uomo: prima fece la cosa in alto, un pò tonda come una specie di anguria...
E l' anguria disse:
- Ma signore, scusa, ma perchè a quello lì gli hai fatto la testa uguale a me ?
E lui rispose:
- ascolta anguria, a te dentro ci ho messo la polpa rossa, i semi neri, lo zucchero, e tanta acqua...
- E a quello lì cosa ci hai messo dentro ?
- Ci metterò della polpa bianca, lo zucchero e tanta acqua...
- E i semi neri ?
- No...non ce li metterò, così chi vi vede insieme non vi potrà confondere...
- Ah...meno male... grazie signore...
E poi continuò nella fabbricazione dell' uomo: sotto la testa a forma di anguria ci mise un tubo, ripieno di altri piccoli tubi, per farci passare l'aria, le fave bollite, e l'amatriciana. Il tutto, poi, lo incollò ad un grosso coso, un pò rettangolare. A destra e a sinistra ci mise due salami, lunghetti, e alla fine due palette, con cinque ditaloni, ma senza salsa. Sotto poi altri due salamoni, più grossi e lunghi e, in basso, due specie di fette di salmone, che puzzavano sempre. Poi si fermò a guardare la sua opera, e rimase un pò perplesso. E pensò:
- Io questo lo chiamo Adamo...ma questo poveretto lo lasciamo solo ?
E l'Arcangelo Gabriele disse:
- Scusa, signore, puoi fare un altro essere un pò uguale, ma diverso, per fargli compagnia ?
- Ah...bella idea...
E allora Dio prese un pezzo di DAS dal primo pupazzo e fece un altra cosa. Un pò uguale alla prima, però, aiutato dalla fantasia, mise in più due palloncini, sulla parte davanti, con due ciucciotti in mezzo, rosa e spugnosetti.
E poi disse:
- E questa la chiamiamo Eva...ti piace ?
E Gabriele disse:
- Sì...va bene...ma signore, scusa... ma questi due, così, forse si annoiano... senza far niente...
- Ma che dici, o Gabriè, come fanno ad annoiarsi...guarda quanta roba che ci ho messo intorno: i prati, la foresta, il ruscello, gli alberi, i pappagalli, le cimici, gli elefanti, le orchidee, il caffè, le lumache, la sabbia, le conchiglie, e tante altre cose belle...
- Scusa signore... va bene tutto...ma le cimici...proprio... ma volevo dire un'altra cosa...mi pare che qualche millennio fa mi avevi parlato di far nascere una specie di popolo, partendo da questi due....ma come farebbero a dar vita a questo popolo 'sti due, non so... forse sono io che sono ignorante...
- Ascolta Gabri... ci devo pensare... bisognerebbe che qualcosa di uno si collegasse ad un'altra cosa dell'altra...
E così prese un pò di Das, fece una salsiccetta, e la appiccicò in mezzo alle gambe della seconda creatura, Eva. Poi, preso il suo coltellino svizzero divino, fece un taglietto verticale, in mezzo alle gambe di quell'altro, di Adamo.
E Gabriele:
- Mah...signore... non sarebbe meglio fare il contrario...mi sembra più carino...cosa dici ?
E il signore:
- Ok... va bene...ti do ascolto...ma se poi vengono fuori casini, me la prendo con te....
- ...eh...scusi signore, ma mi sembrano un pò...come dire...sbilanciati...quello che hai chiamato Eva ha quei due bei balloni, davanti, e quell'altro, Adamo, ha solo quel salsiccino, lì, penzolo e ballonzolo...ma non so... si potrebbero mettere due pallette, da qualche parte...
- Qui ?
- Un pò di là...
- Qua ?
- Più giù...
- Qui ? va bene ?
- Okay...direi che così è tutto a posto...
E così dio mise due noccioline sotto al bigonzolo di Adamo, e vide che era cosa buona, ma lo scoiattolo gli disse, un pò arrabbiato:
- Ma signore, scusa... a me hai raccontato che devo mangiare noci, ghiande e, soprattutto, noccioline...e vuoi dirmi che io devo andare là sotto al bitorzolone, per nutrirmi ?
E il signore rispose allo scoiattolo:
- Ascolta Cip, o Ciop...chiunque tu sia... io le noccioline le ho messe lì sotto, perchè non avevo altro, al momento, e comunque tu fai quello che vuoi...
E lo scoiattolo pensò: ...sempre alle solite...lui fa, crea, e noi ci dobbiamo arrangiare, per ovviare alle cretinate che combina 'sto qui.
E poi il signore disse:
- Ed ora bisogna farli vivere... questi due... questa Eva e questo Adamo...
E allora egli aspirò una bella tirata del suo hashish personale, e soffiò fortemente sui due, che si animarono, si guardarono negli occhi, e subito si innamorarono follemente.
E così i due tipi, Eva e Adamo, si trovarono nel paradiso terrestre, in mezzo ai cavoli, ai finocchi, le zucchine, gli ippopotami, le zanzare, le pantegane, i pistilloni, i zizzigorri, i farfalloni, la pasta e fagioli, la birra, il lievito di birra, il puzzone di Moena, il cioccolato svizzero, e le guardie svizzere.
E Gabriele disse:
- Ma signore, che diavolo ci fanno le guardie svizzere, nel paradiso terrestre ?
- Innanzitutto ti proibisco di nominare il tipo che sta laggiù, in mezzo alle fiamme, e poi le guardie svizzere ce le ho messe, perchè ho in testa un progettino...ma questa è un'altra storia...capirai tutto, comunque, tra qualche tempo.
Adamo ed Eva, all'inizio, erano un pò impacciati, non sapevano bene cosa fare: Eva si toccava i balloni e diceva:
- ma a cosa servono queste due mongolfiere, qui davanti... cosa ci sarà dentro ?
E Adamo:
- ...forse servono per giocare a bowling...non so...
E Adamo si toccava il carambolo e le nocciole, là sotto... e diceva:
- ma questo tubetto... sarà per metterci il dentifricio, però non abbiamo ancora inventato lo spazzolino da denti...oppure servirà per innaffiare i fiori...ma come si fa qui... di fiori ce ne saranno a migliaia, e io dovrei andare in giro col mio nuovo ciompolo a spargere acqua dappertutto... e quanto ci vuole ? potevano attaccarci anche un libretto di istruzioni... mi sembra il minimo...
Allora il signore, avendo notato l'imbarazzo e l'incapacità di Adamo ed Eva, spostò due cirrostrati e:
"...ehi...voi due...ascoltatemi bene. Io non vi mica creato per niente; vi ho creato perchè dovete dar seguito ad una lunga schiera di esseri simili a voi; e dovete trom... dovete incollarvi, una notte, e dovete fare il giochino del "cerca cerca trova trova".
E Eva:
"...ma scusate signore, siate un pò più chiaro...non si capisce molto, di ciò che intendete dire...il cerca cerca trova trova...non abbiamo grande esperienza, Adamo ed io... e poi questo qui, affianco a me, che mi hai appioppato, non mi sembra molto sveglio...meno male che qui si dice che lo hai fatto a tua immagine e somiglianza... e se due più due fanno quattro, trai tu le conclusioni..."
"...senti, signorina Eva, io sono perfetto, anzi perfettissimo, e se ho fatte queste cose vuol dire che andavano fatte così...non triturare i barianzonzoli..."
E allora Eva andò da Adamo, che stava cercando di parlare con una trota, emersa dal torrente. Lo vide che, ginocchioni, col culo verso l'alto, le mani sulla riva del corso d'acqua, il naso praticamente a mollo, apriva e chiudeva lentamente la bocca, gli occhi fissi su quelli del pesce. E la trota disse a Eva: "...questo qui non ha imparato niente...sono quasi due ore che cerco di insegnargli qualcosa...ma niente...non c'è verso...io vado a cercare qualche verme, per la cena...addio..."
- Andiamo bene, pensò Eva, e poi all'uomo:
"...ehi Adà, ho parlato adesso col principale, lassù, e mi ha detto che stanotte dobbiamo fare il giochino del "cerca cerca trova trova".
E fu così che, giunte le tenebre sul paradiso terrestre, i due cercarono di dare delle regole al giochino.
"...ma il capo non ti ha dato nessuna indicazione ?...non so so...un piccolo indizio...una prefazione, un incipit...?".
"Senti incipit...cosa vai cianciando...se il boss ha detto così, vuol dire che è così e basta...si prova un pò tutto, e qualcosa accadrà...".
E infatti, basandosi sulle parole cerca e trova, i due si toccavano, si annusavano, si leccavano, si palpavano, si strusciavano, si strizzavano dappertutto, cercando di intuire e scoprire le regole del giochino. Adamo leccava l'alluce sinistro di Eva, Eva strizzava il gomito destro di Adamo; poi Adamo mordicchiava le caviglie della donna, mentre lei faceva frullare la sua lingua nell'ascella del compagno e, ovviamente, poco succedeva. Ad un certo punto un verso gutturale distolse i due dalle operazioni di ricerca e di ritrovamento. Uno scimpanzè si era improvvisamente materializzato, in tutta la sua imponenza di ottantadue centimetri, davanti ai due incapaci. Lo scimmiotto, intuito il loro drammatico e inutile affannarsi, mimò per alcuni secondi un gesto ben preciso:
fece col pollice e l'indice di una mano un cerchio, e fece entrare e uscire dal cerchio il dito medio dell'altra mano, emettendo gridolini di piacere, saltellando allegramente, ridendo fortemente, e mettendo in mostra la sua forte e bianchissima dentatura. Poi, dopo lo show, il pelosissimo quadrumane si allontanò, continuando a saltellare e ridere sguaiatamente. I due si guardarono perplessi per alcuni secondi e poi cominciarono a mettere in pratica ciò che avevano appena visto. Eva prese un piede di Adamo e se lo infilò in un orecchio, mentre Adamo metteva il suo naso tra le chiappe della signora, ma in nessun caso si convinsero della buona riuscita delle manovre appena messe in opera. Ma poi, alla fine, prova a destra, a sinistra, in su, in giù, in mezzo, in piedi, di fianco, testa contro testa, il bagarozzo di lui trovò un sentierino nella ciuppina di lei, facilmente percorribile, tiepido, accogliente e ricco di sorprese.
E così. dopo nove mesi, nacque un bambino, a cui fu dato nome Caino.
E l'agnello disse a Eva:
"....beeeehhhh...questo qui non me la conta giusta...lo avete chiamato Caino...e caino mi fa pensare a canino... e canino mi fa pensare ai denti degli animali che mangiano gli agnelli... e insomma questo qui non mi dà nessuna fiducia...spero di sbagliarmi...".
Poi dopo un pò di tempo nacque un altro bambino, che fu chiamato Abele, e l'agnello disse:
"...beeehhh.... anche questo lo vedo male, cara Eva... lo avete chiamato Abeeeeleeee....e il suo nome mi ricorda qualcosa....mah....vedremo....".
E così, dopo alcuni anni, Abele divenne pastore e Caino un contadino, per fare rima. Abeeeele portava al pascolo le pecore e gli agnelli, le capre, le mucche e i vitelli, i cammelli, i dromedari, i lama (che venivano da Bolzano...i famosi Lama Bolzano), i guanachi (che nessuno aveva mai visto), la vigogna che non aveva vergogna, i bufale e le bufale (che qualcuno già chiamava feiknius), e poi si aggregavano al gruppone le zebre e le giraffe, i rinoceronti e gli elefanti, una gazzella (con dentro quattro carabinieri), e poi antilopi, mufloni, daini, cervi, stambecchi e un coccodrillo vegetariano, che amava molto il minestrone di fagioli, con marmellata di cipolle, e un'anguria a pezzettoni. Caino, invece, dal canto suo, si era specializzato in tecniche di coltivazione. Aveva inventato la zucchina trombaiola, le lenticchie di Castelluccio di Norcia, le cipolle di Tropea, le nocciole piemontesi, il basilico di Genova, la soia, il fiore della Melinda, la mela della Val di Non ti scordar di me, particolarmente gradito ai cervi e al commissario Maigret.
Il paradiso terrestre era popolato di tantissime bestie che, agli occhi di Adamo ed Eva, erano tutte da scoprire, in quanto ogni essere era stato creato in soli sei giorni e, ovviamente, nessuno aveva avuto modo di capire, di fraternizzare, di conoscere. C'era un lucertolone verde, lungo più di otto metri, che compiva lunghissimi salti, avvalendosi della robustissima coda e, contemporaneamente, emetteva dei lunghissimi fischi, sorridendo a chi lo osservava, mettendo in mostra una strana dentiera, formata da specchietti e perline rosa. Poi girava per l'Eden un uccellone, alto quasi tre metri, tutto ricoperto di foglie d'insalata, di scorze di limone, di bacche scure, che rappresentavano il cibo preferito da alcuni parassiti, dei vermotti, che avevano casa tra le piume lanuginose del volatile. Girava poi, di qua e di là, il fumettone, un mammifero, diremmo oggi, dotato di sette zampe, nove antenne, undici corni trasparenti, tre lingue, un manto variopinto e un piripacchio a forma di alambicco di stucco, dal quale un sottilissimo filo di fumo fuoriusciva perennemente, e da qui il nome di fumettone. Ma il più tremendo, il più furbo, il più intrigante, subdolo, egoista e feroce tra gli animali era il serpente, viscido e sotterraneo. Questo essere era stato creato dal signore per mettere alla prova tutti gli altri animali dell'Eden, compresi Eva e Adamo. Era praticamente, quasi sempre, invisibile, in quanto strisciava nella parte più bassa della folta vegetazione, in perfetto silenzio, lentamente, scrutando ed esplorando lo spazio con velocissimi colpi della lingua, ruvida, biforcuta, sempre pronta a dare il via all'attacco, micidiale e fulmineo, per azzannare le piccole prede. A questo punto è doverosa una precisazione: tutti gli animali del Paradiso terrestre si cibavano unicamente di piante, frutti, erbe, fiori, ortaggi, compresi leoni, leopardi, coccodrilli, iene e giaguari. Solo in un tempo successivo, gli animali si divisero in prede e predatori, ma di questo parleremo in seguito.
Una notte, davanti ad un bel fuoco scoppiettante, Eva ed il compagno chiacchieravano del più e del meno, ma anche del per e del diviso.
"...ma tu, Adamo, hai capito bene chi siamo, perchè siamo qui, qual è lo scopo della nostra esistenza, cosa dobbiamo fare ancora con il tuo raperonzolo e la mia pagnottina...dobbiamo fare ancora altri tipi come Abele e Caino...non so..."
E Adamo:
"...mah...non so...cara compagna, cara Eva...non è che io abbia capito molto di questo nostro essere qui...l'acqua c'è, ed anche abbondante, la frutta e la verdura non mancano, gli animali sono tutti carini e simpatici...tutti si vogliono bene; Abele sta sempre con le sua capre e le sue pecore, Caino semina il campo, e mi ha detto che sta sperimentando nuovi frutti e nuove verdure; mi ha fatto vedere i piselli bonduelli, le carote orogelle, gli spinaci findus, e poi si sta specializzando anche nella pizza vegetariana, nella passata di pomodoro, e le banane ciccita, che ha chiamato così perchè qui, nella vicina foresta, c'è una scimmietta che ne va matta".
E mentre i due dialogavano al calduccio di quelle scoppiettanti fiamme, una sinistra figura si muoveva verso la coppia, subdolamente, lentamente, avanzando tra l'erba; si trattava di un essere cauto, inquietante, viscido e sinuoso. Era il serpente. Apparve all'improvviso, di fronte ai due, ergendosi in tutta la sua imponente elevazione di quarantadue centimetri.
"...buona seeeera....", sibilò il rettile, "...si sta bene...qui...davanti a questo bel focherello ?.
"...sì...si sta bene...stiamo parlando così...liberamente... e ci si interrogava sul senso delle cose, del nostro essere qui, del perchè delle nostre vite, di questi animali, delle piante, e poi di quell'albero là, in fondo, e del quale il signore ci ha vietato di mangiarne i frutti. Possiamo mangiare tutti i frutti che vogliamo, ma quello lì dobbiamo ignorarlo..."
"...poi non è che quei frutti lì siano proprio belli e invitanti...magari sono anche un pò aspri...non so...ci sono le albicocche per le gnocche, i mandarini con i pasticcini, i meloni coi piselloni, le angurie per le pampurie, le perette per le vecchiette, e i pistacchi per i cosacchi...."
"...ma no...cosa dite....quello...quello lassù ha paura..."
Eva e Adamo all'unisono:
"...paura ?....lui ha paura ?"
"...certamente...ha paura...perchè quello è l'albero che dà i frutti del bene e del male, e chi ne mangerà diventerà simile a lui, e lui questo non lo vuole, assolutamente...lui vuole essere il primo, il boss, il numero uno...".
"...ma scusi, signor serpente...mi può spiegare una cosa...se lui aveva questo dubbio, questo timore, allora perchè ha creato anche quell'albero lì ?"
"...devo dirvi...", riprese il serpente,
"...il tipo lassù è un pò vecchiotto...ha qualche miliardo di anni sul groppone, e un pò di alzheimer si fa sentire...preso dalla foga di fare, creare, strafare, si è inventato anche quell'albero, e poi si è pentito...insomma ha una certa età...bisogna capirlo...".
Eva e Adamo si guardavano negli occhi, ingessati, nell'impossibilità di comprendere il divino, di avvicinarsi, anche solo per un momento, alla immensità di colui che aveva dato loro la vita.
"...ma davvero noi potremo diventare uguali al signore del creato, potremo fare e disfare, inventare nuovi animali e nuove piante, a nostro piacimento; io mi farei un grande plastico, con montagne, fiumi, cascate, e foreste, e autostrade e ferrovie, e trenini elettrici, e automobili, e droni, aerei, elicotteri e fenicotteri e coleotteri... e poi creerei una grande città, con grattacieli e parchi e giardini, e gioiellerie e pasticcerie, gelaterie..."
"...e cretinerie...ma Adamo sei deficiente...già da adesso, che non hai compiuto neanche un mese di vita..."
"... ah che bello...non vedo l'ora...dai Eva, prendi un frutto da quell'albero...ma tu non vorresti fare, disfare, creare, inventare... ?".
"...ma forse...non so... mi piacerebbe dirigere una catena di negozi di parrucchiere, di centri estetici, di sartorie, di laboratori per cosmetici e profumi...e poi organizzare sfilate di moda e spettacoli televisivi di grande spessore culturale...ho già qualche idea...ad esempio Forum, L'isola dei famosi, Il grande fratello e La grande sorella, e Amici e Amiche, e Drive In e Masterchef e...."
E allora il serpente riprese, con voce viscida e melliflua:
"...giusto, signora Eva...giusto...e allora ? cosa aspettate a cogliere uno di quei magici frutti ?".
E così, spinta dagli eventi, Eva si levò in piedi e, con passo tremante, guardandosi in giro con circospezione, si diresse verso l'albero proibito. Giunta in prossimità della pianta, si immobilizzò e, tra sè e sè, pensò e ripensò...ma faccio la cosa giusta...sarà tutto vero ciò che ci ha detto il serpente...saremo uguali a lui, lassù...potremo veramente conoscere il bene ed il male, e così avere potere sulla terra, sulle acque, sugli animali, sulle piante, e potrò diventare come Maria de Filippi...anzi...meglio di Maria de Filippi...".
Quindi, senza più esitare, trasse la mano verso il frutto più dappresso, e staccò dal ramo il picciolo, al quale era legato quel globo vegetale, perfettamente sferico, leggermente dorato, con riflessi argentei e rosa pallido, che si adattò al palmo della donna, ancora tremante. Rimase alcuni secondi a rimirare quella creatura apparentemente inanimata, ma in realtà viva e vibrante. Prima la annusò, non percependo particolari profumi, poi la portò alla bocca, quindi immerse dolcemente gli incisivi superiori sulla superficie, scoprendo una polpa gialla, screziata di arancio. Non si emozionò più di tanto per quei gesti e per quella nuova esperienza, non ricavandone alcun nuovo sentore, qualche nuova coscienza.
- ma...chissà cosa avrà voluto dirci, quell'animale strisciante...io non sento niente di diverso...mah...sarà...adesso vado da Ada, e gli faccio assaggiare 'sto coso...vediamo...-.
E così Eva, con lo zuccotto in mano, si parò dinnanzi all'uomo, e....:
"...ecco qua...caro mio...eccolo qua...io l'ho già assaggiato, e non mi sembra niente di speciale...un misto tra un crostino alle melanzane, uno zampone di gorilla delle nevi, e una torta di melecotogne...ecco...assaggia tu, e dimmi...".
"...mah...a me pare...", principiò Adamo, dopo aver addentato il popolone:
"...a me pare piuttosto una specie di zuppetta con midollo di pappagallo, corteccia di alga della laguna di San Crapulone e un'anticchia di pelle di lumacazza maculat....".
Non riuscì a terminare la frase, Adamo, che il cielo si squarciò, una fittissima tenebra, spessa e untuosa, avvolse tutto l'universo, e si adagiò su tutte le creature, animali, piante, acque e pietre, ed una voce roboante, cupa, profonda ed inquietante, riempì ogni anfratto, ogni piega, ogni angolo dell'Eden, e fece tremare tutte le membra dei due unici rappresentanti della razza umana, attoniti e impauriti:
"...avete osato disubbidire al mio unico ordine; eravate padroni di tutto, dei criceti e delle patate novelle, delle sogliole e delle ciambelline con la ricotta, dei caimani e del minestrone di lenticchie...ma no...niente...avete dato ascolto al biscione, anche se questo, tra qualche millennio diverrà il simbolo della perdizione, del degrado culturale, del qualunquismo e della cretineria assoluta, ma questa è un'altra storia, che non potete intendere...allora dicevo...la mia punizione sarà assoluta, perentoria ed eterna...".
Intanto Caino, mentre zappava la terra per piantarci le padelle dei quattro salti, si accorse che Abele, con le sue pecore, le capre, gli asini, i maialoni, i mufloni e i gazzelloni, aveva invaso tutto il campo con le sue bestie, che brucavano allegramente e senza sosta, ingozzandosi di erbe, tarassaco, pomodori, asparagi al burro, risotto allo zafferano, frittelle di sciurilli, orecchiette con le cime di rapa e pizza ai quattro formaggi.
"...cosa fai nel mio campo ?", tuonò Caino, rivolto al fratello, "...non ti ho forse imposto di non portare i tuoi puzzolenti animali nei miei orti, nelle mie tenute ? ".
"...perdonami, fratello caro, perdonami...ma sai...gli animali non sanno...loro seguono il loro istinto...vanno dove c'è da mangiare...scusami tanto...".
"Basta...sono stufo e stanco di queste tue violenze nei miei confronti...ora basta...".
E, afferrata con rabbia una pesante vanga, scagliò Caino contro il suo stesso sangue. Lo colpì ferocemente alla testa, mettendo fine alla vita di Abele, e compiendo il primo omicidio della storia.
E il gran capo, che era già affacciato al balcone, assistette in diretta al fattaccio, e...:
"...e allora Caino...dimmi... dove si trova tuo fratello ?".
"...sono forse io il custode di mio fratello ?", rispose l'omicida.
"...tutti voi avete tradito la mia parola ed il mio ordine eterno delle cose...voi due Eva e Adamo, avete osato mangiare il frutto proibito, l'unico frutto che non dovevate prendere dall'albero della conoscenza, e voi lo avete fatto...ho mandato io il serpente per farvi credere che sareste diventate come me, l'unico a conoscere il bene ed il male...e tu Caino hai ucciso tuo fratello, ossessionato dalla gelosia, dall'invidia e dall'egoismo...".
Appena il titolare di tutte le cose ebbe terminato la sua arringa accusatoria, i tre si guardarono, ammutoliti e incapaci di replicare. Si accorsero solo allora di essere vergognosamente nudi, e immediatamente dopo cercarono disperatamente di trovare qualcosa per coprirsi: Eva confezionò un pigiama palazzo utilizzando foglie di palma Washingtonia, foglie di basilico Ociminum e ravanelli indonesiani del sud; Adamo intrecciò foglie di fico, di pappafico, di meloficco e di traffico, realizzando un gonnellino simile ad un kilt, improvvisando subito dopo una tipica danza scozzese del quindicesimo secolo, la famosa Ceilidh, a ritmo di strathspey, mentre l'arcangelo Gabriele accompagnava con la cornamusa. Caino, dal canto suo, per non tradire la sua indole, strappò il vello ad un montone di Abele, e si cucì all'istante un giubbotto Cape Horn, una camicia di Tommy Hilfiger, pantaloni di Ermenegildo Zegna, scarpe di Dolce&Gabbata, e una borsa di Praga, tutta tempestata di pietre e ravanelli, che non si sa mai.
"...ora andrete per il mondo, errando e dormendo nei fienili ... poi dovrete trovarvi una casa e pagarvi il mutuo; dovrete farvi fare il passaporto, la carta di identità, la patente, la tessera sanitaria, la tessera del circolo Arci e Baldo, quella della biblioteca, della Coop, della Conad, della Lidl e degli Eurospini. Tu, donna, partorirai tra mille atroci dolori, senza anestesia e pagando il ticket. Imparerai a cucinare le lasagne alla bolognese, a pulire il bagno con il Cif Cif Ciuff Ciuff, mettere il Dixan nella lavatrice, stendere il bucato profumato con il Coccolone, e portare i figli all'asilo.
E così Eva e Adamo andarono alle Maldive a lavorare; aprirono un B&B sulla spiaggia, che era già popolata di giapponesi con la macchina fotografica, mentre Caino andò nella grande città di Nod, che si trovava a Nord.
Arrivò verso il tramonto, a cavallo di un ronzino, che si chiamava Ronzinante. Il cavallo era proprio una schifezza di cavallo: aveva la criniera di un ornitorinco, la faccia di Ignazio La Russa, le zampe di gallina, il culo di una cornacchia, e le orecchie d'asino, come Pinocchio.
"...ma scusa signore", strillò l'arcangelo Gabriele,
"...ma scusa...vorrei capire una cosa...ma se tu hai creato l'eden, gli animali, le piante, e poi il primo uomo e la prima donna, che poi hanno avuto due figli, di cui uno, Abele, è morto, ucciso dal fratello...",
"...ebbene ?", replicò il signore,
"...ehm...volevo dire...ma dove diav...cavolo è andato Caino ?...in una città, una grande città che, immagino sia popolata da molte persone...mi spiegate, signore, quella città e quelle persone...ma chi le ha messe lì...da dove vengono...chi sono, insomma chi le ha create ?".
"...insomma Gabry...io, delle mie cose, ne faccio quel che voglio...hai capito...vuol dire che quella città, con tutta la popolazione, i mercati, le case, le stalle, le strade, le lanterne, le panchine, i cartelli stradali, le mura, le torri, e le chiese...",
"...chiese ?...cosa sono chiese ?",
"...ah...Gabriè....Gabriè...c'ho in testa un progettino...poi capirai...tra qualche anno...ma insomma, dicevo, che magari mi è scappata la mano creatrice e, siccome sono leggermente rinco, ho creato la città, senza neanche accorgermene...ecco...e ora basta...mi hai rotto i sacri zebedei... dei...che battuta... dei è il plurale di dio...ah. ah ...ah..ah...ah...".
E così fu che Caino, arrivato nella città di Nod, che stava a Nord, doveva trovare un posto per la notte, e chiese a un vigile dove poteva trovare un posto per la notte.
E il vigile gli disse che non c'erano posti liberi, perchè quella settimana c'era in città un convegno di astronomi, chiromanti, astrologi, magi, che arrivavano da tutto l'oriente e da tutto l'occidente. Caino bussò a tutte le porte della città di Nod, che stava a Nord, ma era tutto occupato. Giunse in periferia, e qui venne assalito da una banda di marocchini, algerini, tunisini, pavesini, albanesi, tirolesi e cerebrolesi, che gli rubarono tutto, le foglie di fico, il ronzino e anche il Rolex. Finalmente giunse presso una stalla abbandonata. Dentro c'era una mangiatoia, bella ricca di fieno. Sopra c'era un cartello con la scritta RISERVATO. Caino non capì molto la cosa ma, a scanso di equivoci, si buttò per terra, stremato, e dormì per tre giorni e tre notti. Si svegliò ed aveva una gran fame, in quanto per tre giorni e tre notti non aveva messo niente nello stomaco, neanche un piatto di lasagne al forno. Si mise in piedi a fatica, e disse a se stesso che doveva assolutamente mangiare qualcosa. Dopo mille peripezie, richieste di elemosina, di un piatto di fagioli o di una birretta, giunse al cospetto del padrone di una locanda. La scritta, sulla facciata dell'edificio, a forti tinte rosse e bianche, recitava: Da Abramo - Pizzeria e Cucina tradizionale, casalinga e senza glutine e lattosio -
"Cerco un lavoro...perchè ho molta fame...signor Abramo...".
"...cerchi un lavoro ?...mah...qui avremmo bisogno di un lavapiatti, di uno sguattero, di un cameriere e di un guardiano per la notte...sei capace di fare tutte queste cose ?...e scusa...io non sono Abramo, mi chiamo Isacco, e sono il figlio, di Abramo".
E fu così che Caino fu assunto a tempo indeterminato.
Nella locanda lavorava anche una cameriera, simpatica e carina, e Caino se ne innamorò quasi subito; ebbe, come si dice, il classico colpo di fulmine, che fu inviato dal signore, per dare al disgraziato una nuova opportunità. I due si sposarono, e fu Abramo che celebrò la cerimonia, dopo la quale fu offerto agli invitati un buffet molto ricco, a base di piume di coccodrillo bollito, denti di coleottero arrosto, code di lombrico delle Ande alla cacciatora, e poi una torta, più alta della torre di Babele.
Dal matrimonio dei due nacque Enoch, che diventò un grande enologo; poi nacque Bechon, che diventò il becchino della città, e he avvolgeva le salme nella pancetta, e poi Mercuriael che fondò una fabbrica di termometri, poi Lamett, che diventò barbiere; quindi Fornell, che fece il cuoco, Inkudin che divenne fabbro, e Seghetton che divenne falegname. Un giorno Seghetton passeggiava nella foresta di Telavivitelacantietelasuoni, e in una radura trovò un bel tronco.
- ...ci farò un bel burattino - , pensò il falegname, e così fu. Il burattino fu chiamato Pinokkio, che ebbe quattro mogli: Sara, che si era svegliata solo a primavera; Alice che guardava sempre i gatti, con la paura di essere mangiata da quei felini; Marina, che era una ragazza mora, ma carina; e infine Laura, che però non c'era mai.
Torniamo adesso alle Maldive, nelle quali Eva e Adamo avevano trovato il loro equilibrio, nella gestione del B&B, cui avevano dato nome, stranamente, il Paradiso terrestre. Le specialità della casa erano: Serpente in salmì con marmellata di fico, Verdure grigliate alla Cainota, Pizza della Madonna, Costola ai ferri, Pane con lievito degli angeli, Torta Paradiso, Vinsanto e Caffè corretto, una bontà da Dio. I due ebbero altri figli, tra cui Set, che giocava molto bene a tennis. E Set generò Maialett, che non dormiva mai. Maialett generò Jarrett, che era un pò effeminato, ma riuscì a generare Matusalemme, che poi generò Vincenzo Matusalemme, che voleva fare l'attore. E Vincenzo poi generò Noè, che aveva la barba bianca, che titrava un metro e trentatrè. Noè poi generò anche Cam, che fondò la Campania, il Camerun, inventò le campane, le camerette per i bambini, la camicia, la cambusa, la cambiale e il camembert, e allevava camosci. Jafet, che tagliava le mele a fett, e Sem, che fondò il Sempione, inventò la semantica, il semestre, il seminterrato, il semaforo, il semifreddo con la panna rimontata e il semolino.
In quel tempo popolarono la terra anche i giganti, seguiti dai nomadi, i new trolls, i dik dik, i pooh e anche i camaleonti, che nessuno vedeva mai, in quanto si mimetizzavano nella foresta. Poi i figli dei giganti si univano alle figlie di madama dorè, e il signore si accorse di aver fatto una idiozia, e disse a Gabriele:
"...Gabry, credo di aver fatto una cazzata...mi sono pentito di aver creato gli uomini, perchè sono diventati più malvagi, e credo che dovrò sterminarli tutti..."
E Gabriele: "...ma scusa signore, scusa se te lo dico, ma io sapevo che tu, oltre a conoscere passato e presente, conosci anche il futuro, e allora perchè li hai creati questi uomini e queste donne ?...potevi farne a meno...non credi ?".
"...ah...Gabriè...non rompere...e ti dirò di più...sterminerò anche gli uccelli, i pesci, i facoceri, gli scimpanzè, e poi i lumaconi, i pistilloni, i tortelloni, i cornicioni, i coleotteri, gli imenotteri, i lepidotteri e gli elicotteri...".
Ma Noè, saputa la cosa, disse al signore:
"...ma signore, scusa, io sono stato sempre giusto, onesto, rispettoso, generoso e pieno di fede...ed ho sempre camminato al tuo fianco...ho mangiato il maiale il venerdì, ho tradito mia moglie Naama ventisei volte, con varie donne, tra cui Moana Pozzi, Messalina, Rosy Bindi, Nonna Papera, Pippi Calzelunghe, Daniela Santanchè e, una volta, anche con Vittorio Sgarbi, travestito da Albano e Romina; poi ho sanificato le ceste, ho odorato il padre e la madre, ho desiderato la gonna d'altri, e ho desiderato la roma d'altri...insomma non ho avuto altro signore che te, oltre a Giove, Nettuno, Apollo e Apelle, figlio di un pollo, che giocava con la pelle delle palle di un pollo, che vennero a galla, in Gallia, insieme ad Asterix e Obelix...".
"Bravo Noè...così tu mi piaci, e allora ti ordino di andare a Monfalcone, alla Fincantieri, dove farai realizzare una nave da crociera, della Costa crociere, che tanto non ti costa nulla, in quanto pago io; poi salirai sulla nave, e affiderai il comando ad Amerigo Vespucci, a sua figlia Pucci, a Magellano, che lo tiene sempre in mano, a Caboto, a cui piace il fior di loto...".
"...e Colombo...Cristoforo Colombo ?",
"...a lui niente...perchè dopo che sarai salito sulla nave, farò piovere per quaranta notti, quaranta giorni e quarantaquattro gatti, e alla fine arriverà la moglie di Colombo, la colomba, e ti dirà che il pediluvio universale è terminato...e quindi raduna tutti gli animali, ma solo due e basta, e portali sulla nave...e....".
"...ma signore, e come faccio con tutta quella gente animalesca per dar da mangiare ?".
"...non ti preoccupare...ci ho già pensato...ci sarà da mangiare per te, la tua famiglia e tutti gli animali...ci sarà Kitekatte, Monge, Purina, Viskas, Migliorcane, Migliorcriceto, Migliorcaimano, Friskis, Morando, Gianni Morando, e poi Pizzacan, Pescegat, Topdefogn, Pappagal, Uovstrappazzat e Tortorallapann. Adesso vai e lavora alla nave...".
E così Noè, che aveva la barba che tirava un metro e trentatrè, costruì l'arca, e si fece aiutare dagli arcangeli, dagli abitanti dell'arcansas, dagli arcani, dagli archibugi, dagli abitanti di arcadia, dagli arconauti, e dagli architetti.
Quando il lavoro terminò, durato circa cinquecentoventidue giorni e mezzo, l'arca si presentava come un grattacielo di sedici piani, con undici ponti, novantasei oblò, duemilasettecentoquattro cabine doppie, dodici singole con bagno, undici sale da pranzo, il casinò, la sala da ballo, il salone delle feste, sala fumatori, cinque sale operatorie, parrucchieri, negozi di borse, cinture, orologi, scarpe, ombrelli, e poi librerie, gastronomie, cartolerie, passamanerie, carpenterie, latterie e gendarmerie, in quanto la confusione, il disordine, i litigi tra rospi e coccodrilli, tra lumache e giraffe, tra coccinelle e cinghiali, erano all'ordine del giorno, e bisognava stare sulla barca in serenità. Quando tutti gli animali, Noè e famiglia, furono a bordo, il signore scatenò l'inferno, ammesso che l'inferno potesse essere gestito dal signore. Si aprirono le cateratte, le vasche divine, i bacini, le grandi bottiglie del paradiso, le taniche degli angeli, ed una enorme quantità d'acqua si riversò su tutta la terra, avvolgendo il globo in ogni anfratto, in ogni angolo, in ogni più recondito e microscopico spazio. Tutta la popolazione degli umani annegò miseramente, anche perchè nessuno, mai, aveva avuto modo di iscriversi a qualche società natatoria. Perirono tutti gli animali, uccelli compresi. Gli unici che si salvarono, ovviamente, furono i pesci, i molluschi, i gamberoni, le meduse, i polipetti, le orche, che continuavano ad esclamare "...orco can, che brodo che vien sò...".Le orate, invece, dal canto loro, pregavano tutto il tempo, e da qui deriva il famoso detto "ORATE FRATRES". I delfini nuotavano a delfino, le rane nuotavano a rana, mentre le farfalle, poverette, non potevano nuotare a farfalla. I pesci palla giocavano a palla, i pesci luna erano lunatici, gli sgombri sgombravano il campo e le triglie avevano tre pinne, per differenziarsi dalle quadriglie che di pinne ne avevano quattro, le biglie due e le maniglie soltanto una. Intanto sulla barca la confusione, il caos, il disordine e i bisticci erano all'ordine del giorno. Noè aveva il suo bel da fare, per placare gli animi dei facoceri e dei mandrilli, e poi doveva guardare la bussola, che altro non era che un osso di pollo poggiato sulla testa del bufalo, in quanto il coyote maschio si era mangiato il pennuto, lasciando da sola la polla, che si disperava in continuazione per la perdita del compagno. La polla spedì anche una lettera, affrancata con un francopollo, per chiedere al signore un altro compagno, ma la risposta non giunse mai. La ragazza si consolò allora con Pollicino, che girava da quelle parti, in quanto si era perso, seguendo i sassolini per tornare a casa. Passarono quaranta giorni, quaranta notti, quaranta pomeriggi e quaranta ladroni i quali, appena videro Ali Babà, inventarono il babà con il rum, particolarmente apprezzato da tutti i ruminanti, i rumeni, e anche dai rumpipalle, che disturbavano tutti, anche le foche monache, che nessuno capì mai perchè fossero sull'arca, ma si sa, le monache avevano una corsia preferenziale.
Finalmente i quaranta giorni passarono; il cielo si schiarì, regalando ai passeggeri della grande barca una infinita distesa di azzurri, celesti e blu. Noè salì sul ponte più alto, e si guardò in giro. La lunga barba bianca, che adesso misurava otto metri e trentatrè, ondeggiava dolcemente, mossa da una tiepida brezza, colma di speranza, nel futuro di una nuova vita. Un grande arcobaleno avvolse tutto lo spazio visibile e, all'orizzonte il patriarca scorse una bianca figura, che volava. Era una colomba, mandata dal signore, come messaggera di pace, di perdono, nei confronti dell'umanità. L'uccello si posò sulla murata della barca, e Noè scorse solo allora un piccolo ramoscello d'ulivo, stretto nel becco. La colomba fece un movimento inequivocabile, offrendo al capitano quel simbolo verde. E Gabriele disse al signore:
"...scusate, principale, ma mi spiegate dove la colomba ha trovato quel rametto verde, se tutto era ricoperto dalle acque...e anche la colomba stessa come ha vissuto per quaranta giorni senza cibo, e senza poter riposare, sempre per lo stesso motivo...".
"...ah...Gabriè...ma quanto rompi...ma devi mettere il naso dappertutto...non ti va bene niente...insomma...forse la colomba era ibernata in un frigorifero, poi... è arrivato il caldo, il ghiaccio del frigo si è sciolto, e la colomba è risorta...ecco come è andata la storia...".
"...ah...ho capito...e il ramoscello d'ulivo ?...anche quello era ibernato nel frigo ?... come è successo...eh ?".
"...ahh...Gabriè....che palle... il ramoscello era di plastica...ecco perchè non si è annacquato durante il diluvio...hai capito ?".
"...sì...sì...ho capito...vabbè...ho inteso".
Poi l'arcangelo pensò: ...mi sa che ce lo stiamo perdendo, il capo....
Quando le acque si ritirarono, la Terra cominciò ad asciugarsi. Noè e famiglia, però, non potevano ancora scendere dall'imbarcazione, ed allora, per non annoiarsi, inventarono una serie di giochini di società. Fu allora che venne concepita una serie di intrattenimenti di vario genere. Il Karoarka era uno di questi. Consisteva nel prendere il muso del formichiere, e di cantarci dentro, a piacere. Poi c'era il Burrarka, un gioco con le carte, con il leone che faceva il re, la donnola che faceva la donna e l'elefante, che faceva il fante. Poi ci fu la Trombola, durante la quale si estraeva un numero a piacere e, a turno, ci si accoppiava con un animale, a scelta. E ancora il Macchia velli, un giochino a squadre che consisteva nel rincorrere pecore, capre, lama, gazzelle e conigli e sporcare con l'inchiostro il manto degli animali. Poi il Monopolli, il Gioco dell'orca, la Pollavolo, la Pollacanestro, lo Scorpione scientifico e la Pollanuoto. Quest'ultimo presentava qualche difficoltà, in quanto i giocatori dovevano poi risalire sull'arca, non provvista di scalette, e Cam ebbe la brillante idea di srotolare dalla murata un anaconda, al quale ci si poteva aggrappare. Passarono così quasi tre mesi, e Noè si rese conto che la terra era asciutta, e che si poteva scendere dall'imbarcazione. La nave si era arenata sul monte Ararat, e qui, sulla cima, si trovavano già due figuri, chiamati i Fichi d'India, che non facevano altro che ripetere: Ararara....amici...arara.. ararara... amici affittasi appartamento di tremila metri quadri, con pavimento in cotto e gradini in crudo ... ararara .... appartamento sulle pendici di un vulcano...riscaldamento autonomo; ararara.. appartamento vicino ad una discarica...niente tasse sui rifiuti...". Noè non capì molto di ciò che i due blateravano, e allora il signore parlò a Noè: "caro Noè, più bravo di te non ce n'è....peperepè, pepè, pepè...adesso puoi uscire dalla barca, con tua moglie e i tuoi figli, tutte le bestie, uccelli, mammiferi, anfibi, serpenti, insetti e pappataci...".
E i due bruchi, il bruco e la bruca, dissero a Noè:
"...ma scusi, signor Noè, ma noi vorremmo uscire per ultimi, in quanto se uscissimo per primi, tutti gli altri compagni animali ci calpesterebbero, e la stirpe dei bruchi non potrebbe essere garantita, e la contrada di Siena del Bruco non esisterebbe...".
E Noè, che non aveva capito niente, scese a terra con tutta la truppa. Appena giunto sulla cima della montagna, però, si rese conto che l'alpinismo non era stato ancora inventato. Per fortuna di là passava per caso Reinhold Messner, che organizzò su due piedi un corso accelerato di alpinismo, e così tutto il gruppone, caravanserraglio compreso, arrivò ai piedi del monte. Si montarono le canadesi, e le canadesi dissero al signore: "...ma signore...ma perchè dobbiamo essere montate sempre noi ? ...non si potrebbero montare qualche volta anche le svedesi, che sono più belle di noi ?".
E Noè, dopo aver montato la canadese, costruì un altare, per ringraziare il signore. E il signore disse a Noè: "...e adesso io non maledirò più le donne e gli uomini...e andate per il mondo, e fate tante figlie e tanti figli, e poi tanti nipoti e pronipoti... e poi fondate le città e i villaggi, le fabbriche e i casinò, i supermercati e i tabacchini, le bancarelle e le fumerie d'oppio, e cinema, teatri, dighe, autostrade, musei, piste da sci, piscine, cabine telefoniche, stadi di calcio, e ancora fogne, gogne, pigne, lagne, ragni e rogne..."
I figli di Noè, che uscirono dall'Arca, furono Sem, Cam e Iafet. Appena Noè trovò un bel terreno ci piantò una vigna, e coltivò l'uva, e poi fece il vino. E poichè ne ottenne vari tipi, ritenne utile dar loro un nome ed una etichetta differente, per non incorrere in errore. I primi, in onore della sua lunga barba, li chiamò Barbera e Barbaresco; il secondo lo dedico a suo figlio Cam, e lo chiamò Campagne; poi altri li dedicò ad alcuni animali che gli avevano fatto compagnia sull'arca: il Gattinara per i gatti, il Brachetto per i bracchi, il Montepulciano per le pulci e i pulcini, il Vermentino per i vermi, il Monica per le foche e il Moscato per le mosche.
Una volta Noè era talmente imbriago che, davanti all'altare che aveva edificato, si tolse la tunica, il giubbetto, il mantello, i sottoboschi, e perfino i sandali, e rimase nudo come un verme, perchè si era scolato quasi quattro litri di Vermentino. I tre figli, mentre tornavano dai campi, lo videro e, presi dalla pietà, gli misero addosso una giacca di Armani, i pantaloni di Dolce e Gabbana, una camicia di Ralph Lauren, le scarpe Stuart Weitzmann, un cappello Burberry, i mutandoni Miu Miu, i calzini di Balenciaga, e al polso un Rolex tutto d'oro. Poi Noè visse circa seimilaquattrocentoventisei anni e poi morì.
Poi i figli di Sem, Cam e Iafet ebbero tanti figli: Gommer, che mise su una azienda di pneumatici; Magog, che faceva il prestigiatore; Madai, che non credeva mai a niente; Vanvan, che girava dappertutto con il suo camper; Duball, che era sempre stufo; Elisa, che suonava al piano solo musiche di Beethoven, e Rifatt, che aveva scelto di cambiare il naso, la bocca, gli zigomi e le orecchie, affrontando un lungo intervento presso il più bravo chirurgo plastico del mondo, il professor Mottaggiust. E poi dai figli dei figli nacquero Cuscus, Miraggin, e Saharian, che si trasferirono in Africa. Ed altri figli furono Samban, Cuban e Tortillan, che diedero origine alle etnie d'America. E poi Rama e Dam, Kebab e Kamel, Musgiall e Involtindeprimaver, che furono i progenitori dei popoli asiatici; poi ancora Laruss, Melon, Tajan, Salvin e Berlusk, che diedero origine agli europei.
Ora su tutta la terra si parlava una sola lingua, uguale per tutti. Ma la tribù d'Oriente voleva costruire una torre altissima, per arrivare fino al cielo, e conquistare tutto il mondo. Ma il signore scese sulla terra, e vide la superbia degli uomini, ed allora impose a tutti gli abitanti una lingua diversa, acciocchè nessuno poteva intendere l'altro. E così nacquero le lingue, tutte diverse tra loro. In Camerun si parlava in camera, in Benin si parlava così e così, in Mali si parlava peggio, in Sierra Leone si ruggiva, in Tanzania si ballava e basta.
E poi arrivarono altre generazioni: Tartarin, Nahor, Kapran, Papuzz, Milkana e poi Abramo. E Abramo sposò Sara, e onorò il signore. E allora il signore disse ad Abramo: prendi la tua moglie e vai nella terra promessa, perchè io le promesse le mantengo. E Abramo andò nella nuova terra, e qui eresse un altare, per fare dei sacrifici al signore. E furono offerti al signore Quattro Santi in Padella, gli Strangolapreti, ed il Vinsanto. Purtroppo, a furia di offrire cibi in sacrificio al signore, successe che le scorte alimentari andarono a zero: erano ormai vuote le cambuse, le dispense e le cucine; erano vuoti i frigoriferi, i supermercati, i ristoranti, le trattorie, le locande. La gente ormai mangiava radici ed erba, e le mucche e le pecore si incazzavano come iene, e le iene si incazzavano come grilli, e i grilli cantavano per dimenticare la fame. E fu così che il signore parlò ad Abramo: "...ora prendi tua moglie e i tuoi e vai nel paese dell'Egitto, che sta verso dove tramonta il sole...ma stai attento perchè gli egizi sono molto lussuriosi, e appena vedono una donna molto bella, se la portano dentro le piramidi, e puoi immaginare il resto...."
E così Abramo e famiglia giunsero in Egitto, e Abramo diceva a tutti che la moglie Sara era sua sorella, e così nessuno lo uccise per prendere la donna con sè. Ma il faraone, che allevava le galline che avevano il suo nome, prese a palazzo la donna di Abramo, e diede ad Abramo pecore, buoi, asini, cavalli, cammelli, camerieri, servi e schiavi, una barca per andare sul Nilo, un elicottero a carbone, una Ferrari con la testa rossa, ed una Ferrari con la testa blu, che era il colore ufficiale dell'Egitto. Ma il signore punì il Faraone perchè si era presa la moglie di Abramo, e mandò alcune piaghe che colpirono il faraone e la sua casa. Le piaghe furono: nessun egiziano potrà vedere per dieci anni Il Grande Fratello; la pizza non potrà avere la mozzarella di bufala per almeno venti anni; i calciatori egiziani dovranno giocare a calcio senza scarpe; lo champagne verrà prodotto senza bollicine; in tutte le case egiziane, hotel, ristoranti, bar, negozi, supermercati e uffici, sarà presente una gigantografia a colori di gigi d'alessio, con una parrucca gialla e una catena d'oro al collo, con l'effigie di Maradona. Allora il faraone chiamò Abramo, e gli disse: Che cosa hai combinato ? Perchè non mi hai detto che Sara era tua moglie ?...perchè hai detto che era tua sorella ?... ora vattene dalla mia terra, prendi tua moglie e vai via". E Abramo decise di andare in Egitto con le sue ricchezze e il suo bestiame, e insieme andò anche Lot, che aveva bestie e la famosa lotteria. Ma subito i pastori di Lot lottarono e quelli di Abramo abramavano, e tra loro scoppiarono litigi e mortaretti, fuochi artificiali e scaramucce, e poi si accusarono l'un l'altro. - le mie pecore fanno il pecorino - e le mie capre fanno il caprino - le tue vacche sono tutte svaccate - e le tue mucche si ammucchiano con i buoi dei paesi tuoi -...insomma un bailamme ingestibile e confusionario, senza regole e senza esclusione di colpi bassi. E fu così che Lot se andò nei Paesi Bassi, e fondò le città di Sodoma, di Gomorra, dove si giocava sempre a morra, e si pagava la pizza alla camorra. E allora il signore si arrabbiette, si incazzette, e le distruggette.
E invece Abramo si prese tutte le ricchezze di Sodoma e Gomorra, perchè glielo disse il signore. Prese tutti gli elettrodomestici, che erano dei camerieri a batteria; prese i frullatori, dove venivano messi i buoi non ancora castrati; poi prese gli armadi, per conservarci gli armadilli, le mensole per la mensa, e anche tutte le scatole di sardine, che parlavano solo in sardo.
E Sara, la moglie di Abramo, partorì tantissimi figli, per volere del signore, che andarono per il mondo. Prima ci fu Amerigo, che andò nelle Americhe, e dopo anni nacquero Toro Seduto, Nuvola Rossa, Rambo, Marylin Monroe e Trampo, che faceva il cuoco in un ristorante friulano, e serviva ai commensali la polenta, che teneva sempre sulla sua testa. Poi ci fu il figlio scemo Sgarropp, che andò in Europa, e diede origine a Carlo Melomagno, Napoleone Bonaparte, che si teneva nascosta la mano sotto l'uniforme, per controllare se aveva sempre il piripicchio. Poi i due gemelli decerebrati, Hitlerazzo e Mussolazzo, che tenevano sempre il braccio destro alzato, per controllare se piovesse o no. Poi ci fu un altro figlio, che aveva l'itterizia, e allora fu mandato in Asia, nella quale si diffusero i gialli, che mangiavano zafferano, limoni, e leggevano solo libri di Agatha Christie e Alfred Hitchcock. L'ultimo figlio, stranamente, era tutto nero, in quanto la moglie di Abramo, durante la gravidanza aveva tantissima voglia di liquirizia, cioccolata fondente al 99 %, carbonella in polvere, caffè senza latte, inchiostro delle seppie, riso venere, mirtilli e more. E poi il signore disse ad Abramo:"...da oggi dovrai diffondere la mia nuova legge, che riguarda il taglio del prepuzio, e pertanto tutti i figli maschi, alla nascita, avranno il taglio del prepuzio; così ho deciso". E Abramo disse: "...ma signore, perchè si deve tagliare il prepuzio ?...scusa, ma tu hai creato il primo uomo a tua immagine e somiglianza, e quindi devo dedurre che anche tu avevi il prepuzio...e perchè lo hai messo intero al primo uomo...e poi anche tu te lo sei tagliato...e lo hai fatto da solo, o è stato Gabriele ?...insomma non ho capito bene...se tu sei l'essere perfettissimo e quindi non puoi mai sbagliare...cosa hai combinato ?...come mai un essere perfettissimo ha sbagliato ?". E il signore: "...scusa Abramo...dopo qualche miliardo di anni mi sono accorto che il mio piripicchio divino era sempre dondolante, a destra e a manca; si riempiva di moscerini e lombrichi; era sempre sporco di polvere di stelle, e...insomma...ho deciso così di darci un bel taglio, e da allora sto molto meglio...".
E così, da allora, questa legge fu diffusa in tutto il mondo.
E Abramo generò Isacco. Ed Isacco, che piaceva un sacco alle donne, prese Rebecca, a cui piaceva la stecca, ed infatti inventò il biliardo. Poi i figli di Isacco e Rebecca furono: Sirio, che costruì il primo stadio, lo stadio di San Sirio; poi Lebano, che aveva un fisico piuttosto legnoso e molto nero. Poi nacquero due gemelli, Esaù e Giacobbe. Esaù era sempre esaurito, non aveva mai credito nel telefono, mentre Giacobbe aveva due gobbe, e mise in piedi una società che si fondava sulla gestione dei cammelli. Portava in giro i turisti, sul Mar Rosso, a Sharm El Sheik; poi vendeva il latte delle cammelle alle latterie. Tanti secoli dopo un certo italiano, un politico, che aveva nome Andreotti, fu allevato con il latte delle cammelle, e così gli spuntò una gobba. Esaù e Giacobbe erano sempre in competizione tra loro, litigavano continuamente, e quasi si odiavano. Giacobbe, oltre ad occuparsi dei turisti, lavorava nel B&B dei genitori,
"LaVaccaGiulivacheaccoglieilturistachearriva". Giacobbe puliva le stanze, faceva la spesa, lavava i panni, lucidava l'argenteria della gendarmeria, in quanto i briganti scorrazzavano in lungo e in largo per tutto il territorio, poi preparava le colazioni a base di pesce marinato, polenta della Val Canonica, fornita dai monaci del vicino convento, e preparava anche i cavoli a merenda. Una sera Giacobbe stava preparando il minestrone di patate, lenticchie, carote, cipolle, fagioli e giaggioli, ed Esaù, esaurito per una giornata di lavoro nei campi di orzo bimbo, chiese al fratello una scodella della pietanza, e Giacobbe gli rispose:"...se mi vendi la tua primogenitura, ti preparo un bel piattone di questa squisita minestra...". Esaù, che era sempre esaurito, accettò l'offerta, e così Giacobbe divenne automaticamente il primogenito.
In quel mentre una grave carestia si abbattette su tutta la terra, e la fame dilaghette nell'intero paese. E Isacco allora se ne andò nella terra di Gerardo, regnata da Abimelecco, che era di Lecco, ed era anche re dei Filistei, dei Farisei, dei Piagnistei e degli Zebedei.
E Isacco piantò semi e alberi, e mise in piedi un allevamento di polli e galline e galli coi bargigli, di conigli, tigli e gigli, e poi si faceva il salame di cioccolato e lo speck, la mortadella coi pistacchi, gli scacchi, i cachi e i macachi. Gli affari andavano molto bene, soprattutto per la grande moltitudine di operai, contadini, pastori, che allora popolavano quel territorio, ricco e fiorente. Le donne, come è plausibile, scarseggiavano parecchio, e la moglie di Isacco, Rebecca, ebbe la splendida idea di creare uno spazio originale e molto accogliente, all'ultimo piano della casa. Vi erano quattro grandi camere, ognuna dotata di letto matrimoniale, bagno privato, cassapanca, poltrone e un grande specchio. Aveva reclutato sei fanciulle, al paese, promettendo loro cure, un ottimo stipendio, vitto e alloggio, e sicurezza. Infatti un mezzo gigante, a nome Sansone, andava su e giù per le scale, controllando tutti gli spazi. Insomma Isacco stava in cucina, Esaù si occupava delle prenotazioni, Giacobbe della sala, e Rebecca riceveva gli ospiti, che volevano trascorrere qualche ora in compagnia delle ragazze. Si organizzavano feste, si offrivano kebab e latte di dromedaria, si ballava la macaregna, si cantavano le canzoni del Giordano, e poi le ragazze mettevano a disposizione degli ospiti le loro grazie, e anche le grazielle, per quelli che volevano farsi un giro in bicicletta.
Da Giacobbe poi nacque Giuseppe, che sposò Maria, che prese il gatto, che si mangiò il topo, che bevve l'acqua, che spense il fuoco, che bruciò il toro, che andò dal macellaio, che uccise il toro, che giocava a calcio con la maglia granata. E un angelo del signore, una domenica mattina, mentre Giuseppe era in laboratorio che faceva una cucina Scavolini, la più amata dagli ebrei, apparve a Maria, e le disse - Annunciaziò, annunciaziò...tu Maria avrai un figlio, per opere dello spirito santo e johnny -.
E così dopo otto mesi Maria e Giuseppe dovevano emigrare, in quanto, per il censimento, Giuseppe doveva andare a Betlemme, suo paese d'origine. Avevano un asino che li accompagnava, e impiegarono quasi un mese per raggiungere la destinazione. Si era quasi allo scadere dei nove mesi, e Maria era stanchissima, e sentiva che l'ora del parto stava per giungere. Giunsero a Betlemme la notte del ventiquattro dicembre; faceva molto freddo, e la coppia cercava disperatamente un alloggio ma, per un convegno di scienziati e astronomi, tutti gli alberghi, gli hotel, gli affittacamere, i B&B, le locande, i bistrot, erano al massimo della capienza. Il gruppetto si spostava da una viuzza all'altra, bussando a tutte le porte, chiedendo ospitalità, ma nessuno era disposto all'accoglienza. Gli emigrati non erano ben visti, anche se Maria e Giuseppe avevano il permesso di soggiorno, ma anche di cucina, bagno e ripostiglio. Ognuno aveva una risposta, per giustificare il diniego:
"Qui siamo a Porta a Porta; qui siamo al Grande Fratello; qui c'è l'Isola dei Famosi; questa è la Camera dei deputati; qui vendiamo Poltrone e Sofà e solo divani di qualità; questo è un ospedale clandestino; noi siamo mafiosi e non vogliamo asini". Maria era stremata; si erano fatte le undici e quarantacinque, e Giuseppe non riusciva più a tenere la cavezza dell'asino, che ragliava disperatamente per la fame: chiedeva in continuazione spaghetti olio, raglio e peperoncino. Erano giunti alla fine del villaggio, e Giuseppe vide una grotta, con della paglia e del fieno, e l'asino disse subito: "...per me vanno bene anche spaghetti paglia e fieno...". I tre entrarono nella piccola caverna, che era una specie di stalla abbandonata, e Maria pensò: - ...ah...sono capitata bene...dalle stelle alle stalle -.
Si gettarono sulla paglia, e anche sul fieno, cercando di dormire. Ma, improvvisamente, mentre la campana della torre batteva le dodici, Maria ebbe un sussulto: si svegliette. si lamentette, e partorette una creatura. La madre la adagiò dolcemente sulla mangiatoia, e l'asino pensò - ecco...addio spaghetti paglia e fieno -. La creatura era una bambina, bionda, con gli occhi azzurri, e un bel cappuccetto rosso. Allora Maria le disse: "cara, sai che la nonna è malata, e che vive nel bosco da sola...è un pò malata, e le devi portare qualcosa da mangiare...portale questi spaghetti paglia e fieno, ma attenta al lupo, che me lo ha detto lucio dalla...". E l'asino pensò - ecco....addio cena... -.
Poi arrivarono tanti pastori, che avevano anche i pastori tedeschi, i pastori maremmani, la maremma maiala, e i maiali, e le pecore, e il pecorino già grattugiato, il caciocavallo che non si guarda in bocca e il formaggio di fossa, e l'asino pensò - fossa che fossa la vorta bona -. Poi arrivarono i re magi, Melchiorre, Baldassarre, Gaspare, Zuzzurro, Merlino, Maga Magò, Capitan Cocoricò e anche Silvan, che portarono alla bambina loro, Vincenzo, birra, la barbie magica, il lego e anche lo spago. Maria non sapeva più dove mettere tutti i regali, ed allora le venne in mente di fare l'albero di natale, e così tutti i regali stavano sotto l'albero. Finita la festa e gabbato lo santo, anche perchè uno aveva portato il completino di Dolce e Gabbana, tutti tornarono a casa felici e contenti, e da quel giorno l'unesco disse che quel giorno sarebbe stato il giorno di natale. Maria, prima di addormentarsi sulla paglia e sul fieno, chiese a Giuseppe: "...peppino...dimmi...come la chiamiamo la nostra bambina ?". E Giuseppe rispose:"...un fischio potrebbe bastare ?".
"...ma non dire idiozie...io ho pensato a un nome facile, come ad esempio Garavaglianatasulfienoesullapaglia ....oppure Carlottanatanellagrotta...cosa ne dici ?".
E così la neonata, che in fondo non era altro che una cavernicola, ebbe nome, lì per lì, Spelea. Il giorno dopo l'asino, Maria, Giuseppe e la bimba, si portarono verso Nazareth, in quanto il lavoro doveva riprendere. Compiuti sei anni Spelea andò a scuola, e si era dimostrata da subito molto intelligente, acuta, spiritosa e molto disponibile, nell'aiutare le compagne ed i compagni di classe. Era molto brava in storia, geografia, scienze, disegno, matematica, filosofia, psicologia, arte, ginnastica, latino, greco, letteratura, e nella lingua straniera, il finlandese. La bambina era amata da tutte le compagne ed i compagni, che le chiedevano sempre aiuto per fare i compiti. Spelea portava poi la merenda per tutti, quasi ogni giorno. Al suonare della campanella della ricreazione c'era sempre una piccola folla, che riceveva regolarmente pane e pesci, soprattutto triglie, spigole, muggini, anguille, tonno in scatola, salmone affumicato e branzini. Al momento della distribuzione Spelea si raccoglieva in preghiera, ed offriva agli altri bambini il pesce più pregiato; le orate. Da qui nasce il famoso detto "Orate fratres". Agli esami di licenza elementare risultò essere la prima della scuola, e così i genitori, Maria e Peppino, la mandarono a scuola di falegnameria. Spelea, che ormai tutti chiamavano Spe, frequentava con profitto la scuola e, da subito, aveva dato segni di grande creatività, ingegno e fantasia. Realizzava armadietti per il circolo di bocce, panche per il parco, panchine per i calciatori non titolari, tavoli allungabili, sgabelli per il pub, mensole per la mensa, letti per i Lettoni, che arrivavano dalla Lettonia, tavoli per l'isola di Tavolara, solo divani di qualità, portascarpe, portaborse, portafogli, portantine e portoghesi. Ma la ragazza non era soddisfatta, non riusciva a colmare il vuoto che si era creato da tempo nel suo cuore. Percepiva un certo malessere, tra il popolo; sapeva dei poveri che aumentavano sempre più; molti malati che non potevano curarsi; operai e lavoratori che erano sottopagati; i trasporti funzionavano male e poco, in quanto i carri, le diligenze, i barconi, e i dromedari erano sempre in ritardo, si guastavano e spesso erano in sciopero. Fare la spesa, poi, era diventato impossibile: i datteri costavano quaranta dracme al chilo; le costolette di cornacchia venti dracme l'una, e il vino di melograno era arrivato a settantaquattro dracme al litro. Il governo di Roma si era fatto pressante e tirannico; le tasse erano alle stelle, gli affitti delle casupole quadriplicati negli ultimi sei mesi. Il governo, ovvero il Sinedrio, spendeva quasi tutto il denaro per acquistare armamenti da Roma, tra catapulte, torri mobili, baliste, arieti da sfondamento, e poi scudi, corazze, lance, gladi, elmi, fionde, cerbottane e anche il più recente modello di dronedario. Erano inoltre scoppiate alcune guerre, nei territori circostanti: i Sumeri contro i Somari, gli Ittiti contro gli Incalliti, i Babilonesi contro i Norvegesi, Assiri contro Assisi, Caldei contro Freddoloni; insomma questi conflitti avevano interrotto anche le forniture di gas, di petrolio, di fieno per i cammelli, di carote per i conigli, di ghiande per i maiali e di carrube per i cavalli. Spe era molto preoccupata, sentiva sulle sue spalle il disagio di tutte queste persone e, ormai da tempo, maturava in lei l'idea di prendere a cuore i disagi del suo popolo. Cominciò allora a marinare la scuola, per andare in giro e parlare con la gente. Da subito si rese conto che veniva ascoltata, perchè lei era capace di ascoltare, e dare consigli, raccomandazioni, aiuti di carattere spirituale. Un giorno, mentre passava per caso vicino al tempio, si accorse di un gran trambusto, tra alte gida, incitamenti, e richieste di vario genere. Si affacciò sull'entrata della sinagoga e vide che tutto lo spazio era occupato da bancarelle, lunghe tavolate, carretti e carriole, da cui spuntava ogni genere di mercanzia, tra tessuti, spezie, cappelli, attrezzi da lavoro, frutta e verdura, pesci e carni, scarpe e sandali, tavolette d'argilla per la scrittura, e perfino gli smartphone di ultima generazione, capaci di localizzare un'oasi nel deserto, ricca di vegetazione, acqua gasata, macedonia freschissima e gelato alla cipolla. Spe era indignata; si catapultò contro i mercanti, rovesciando all'aria tutto ciò che le capitava a tiro, urlando e inveendo, mentre un branco di cinghiali, che si erano liberati dal recinto che li custodiva, si accanivano contro le caviglie ed i polpacci dei presenti, ingurgitando di tutto, tra lasagne alla bolognese, involtini primavera, spaghetti alla carbonara, cocktail di gamberetti, e lo squisito tiramisù del rabbino, il dolce più in voga da quelle parti. Al termine della baraonda, la scena che si presentava ai vigili del fuoco, prontamente intervenuti con il loro carro trainato dal bradipo neozelandese, era spaventosa: merce di ogni genere sparsa dappertutto, frutta e verdura a pezzi, schiacciata, pozze di liquidi variopinti, ceramiche e vasellame in frantumi, tavoli rovesciati, tende stracciate, legni spezzati, e ancora ceste, abiti, mantelli, arnesi, e poi un numero incalcolabile di collanine, bracciali, anelli, fibbie, medagliette, che avevano trovato nuovi padroni. Quando la ragazza tornò a casa, sua madre la rimproverò aspramente: "...ma figlia mia...ma cosa ti è saltato in mente...non sai che il tempio è riservato a tutti ?...non farlo più...okay ?...ed ora vai in bottega, ad aiutare tuo padre, che non riesce a terminare la cucina per Ponzio, che deve fare i pelati, con i pomodori...ecco perchè lo chiamano Ponzio Pelato...". E così Spelea, entrata in bottega, compie un altro miracolo: la cucina si sistema da sola, la lavastoviglie si mette in moto, lava tutti i piatti, i bicchieri, le pentole e i coperchi (da qui il famoso detto IL DIAVOLO LAVA I PIATTI MA NON I COPERCHI). La ragazza, la notte, non riusciva a dormire serena; pensava a tutto il male del mondo intorno a lei, e cercava disperatamente il modo di mettere fine alle disgrazie umane.
"...vedi mamma...", diceva una mattina Spelea alla madre, mentre faceva colazione a base di pane senza sale e filetti di tinca, che le procurava la sua amica Andreina, pescatrice assieme alla sorella Piera, nel lago Tiberiade, "...vedi...non capisco tutto questo male: i sacerdoti che imbrogliano i fedeli, i politici che ci caricano di tasse, i truffatori, i mafiosi, i venditori di pozioni e creme magiche che guariscono tutte le malattie, quelli che corrono sulle strade con i cavalli al galoppo sfrenato, causando incidenti, spesso mortali, e poi gli affitti delle case e delle botteghe giunti alle stelle, i guaritori e i cerusici che non si trovano, i prezzi delle verdure, della frutta, degli agnelli e del pane e, soprattutto, dei vestitini per la mia Barbie...".
La madre, la sera, a letto, confidò a Giuseppe, molto preoccupata: "...nostra figlia sta crescendo troppo in fretta, caro Beppe...mi sembra che sia troppo matura per la sua età...ha solo sette anni, e mi parla come una persona adulta, una predicatrice...non so...cosa mi dici...". E così la ragazza, cominciò a parlare ai vicini di casa, ai compagni di scuola, al gruppo "Amichette di Barbie", alle compagne della squadra di Desertvolley. Parlava di pace, di accoglimento degli immigrati, di come contrastare la dittatura romana, e poi che bisognava aiutare i poveri, gli ultimi, i malati, i vecchi e i bambini, gli omosessuali, i poveri di spirito, gli artisti di strada e i poeti. Dopo poco tempo aveva ricevuto parecchie richieste di adesione, e così, dopo solo quaranta giorni, la nostra ragazza aveva formato un gruppo di dodici ragazze, più o meno coetanee e, con esse, cominciò ad andare in giro su un bel carrozzone in legno e tela, trainato da quattro asini, che aveva sui fianchi una grande scritta rossa, su fondo bianco: "IL CIRCO DEL PANE E DEL VINO". Il gruppone era una vera e propria compagnia teatrale, che organizzava spettacoli in tutta la Galilea (infatti una volta ne fu organizzato uno in casa di Galileo Galilei, che aveva una grande villa da quelle parti), e poi in Samaria, dove spesso facevano il bagno, e da qui il detto sono a bagno Samaria, ed anche in Giudea, dove nacquero più tardi tutti i giudici, tra cui Falcone, Borsellino, e Salomone, che mise in piedi una azienda per l'allevamento, la distribuzione e la vendita dei salomoni affumicati, in quanto il capo aveva sempre il sigaro in bocca. Ogni ragazza, nel circo, aveva un ruolo ben preciso. Pietrina aveva il compito di preparare il terreno per impiantare il tendone e gli alloggi, pulendolo da ciottoli e sassi. Andreina andava avanti e indrè per tutti i villaggi urlando a squarciagola: "....questa sera grande spettacolo di saltimbanchi e giocoleria e magia...portatevi lo sgabello...puntuali dopo il tramonto...".
Poi Giacomina con gli zebedei, che era un pò mascolina, ed era addetta ai lavori più pesanti, come piantare i paletti per il tendone, sistemare le panche per il pubblico, ed allestire il palco, le lanterne ed il recinto. Ed ecco Giovanna, la più intima delle ragazze con Spelea, che si occupava del marketing, della pubblicità e della vendita dei vari gadget, come i cammellini d'argilla, le magliette con la scritta - CIRCO E' BELLO COL CAMMELLO", e le ampolle colme di acqua del lago Tiberiade, nel quale Spelea aveva messo in piedi una scuola nuoto. Poi abbiamo Filippina, una ex imprenditrice, che era titolare di una impresa di pulizie, piuttosto conosciuta in tutto il territorio, che si avvaleva di una nutrita schiera di camerieri e cameriere, provenienti soprattutto dalle Filippine.
Ed ecco Bartolomea, che era figlia di un egiziano, che aveva aperto un caffè. Era lei che si occupava della colazione per tutta la truppa, allestendo la tavola con latte di dromedaria, cornetti alla crema di locusta del deserto, panini dolci senza sale in zucca, frutta di stazione (si chiamavano così tutti i frutti che crescevano sui binari della ferrovia), e poi il famoso Cuscus, che proveniva direttamente da Custoza.
Mattea era la cassiera del gruppone; amministrava le offerte, gestiva le uscite, le entrate, i biglietti per assistere alle orazioni della capa, preparava i bilanci ed anche le bilance, che si utilizzavano per pesare le donazioni, ed infine, a fine mese, dava la paghetta a tutte, meno che a Giuditta Iscariota, che le chiedeva ogni volta: “...ma perchè la paghetta a me non la dai mai ?”. E Mattea rispondeva regolarmente: “...lo so io, perchè”.
Invece Tommasina era quella che non credeva mai a niente; doveva mettere il naso dappertutto, per essere sicura della verità. Si pensi che una volta, addirittura, aveva annusato i piedi di un vecchio, dopo la lavanda tradizionale nel periodo pasquale, non convinta del buon lavoro svolto da Spelea.
Giacomina di Alfeo era quella che si occupava della giustizia. Era sempre super partes, pronta ad ascoltare tutti, a vagliare tutte le testimonianze, per non fare mai torto a nessuno. Una volta due pescatori, che praticavano la loro attività nel lago Tiberiade, si erano recati da Spelea, per avere soddisfazione. Il fatto era questo: i due avevano lanciato in acqua, contemporaneamente, i loro ami, con relative esche. Il caso volle che una grossa carpa aveva ingoiato nello stesso istante i due vermoni, utilizzati, appunto, come esca. Per la cosa i due pescatori, tirando su le lenze dall'acqua, avevano avuto la sorpresa di vedere il grosso pesce, di quasi nove chili, agganciato ai due ami. A chi spettava la preda ? Decidono pertanto di recarsi dalla Giacomina, alfine di sottoporle il racconto della vicenda.
“...la cosa non si è mai verificata, in tempi passati...”, esordì la ragazza, “...dunque, si devono prendere in esame diversi fattori...perchè sia fatta vera giustizia...”. I due erano comodamente seduti su due sgabelli, e sulle ginocchia tenevano il pescione, ancora attaccato ai due ami, e con gli occhi ormai spenti, opachi e lattiginosi, segno non proprio di grande freschezza. “...dicevo allora, cari i miei due pescatori, che la cosa va esaminata a fondo, in quanto la carpa vive nel fondo del lago...quindi bisogna calcolare la forza in cavalli in potenza CV, pari a 750 giri al minuto, rapportando il lancio alla costituzione muscolare delle vostre due braccia, con le quali avete effettuato il lancio in acqua, tenendo conto delle variabili del brachiale, del flessore, del bicipite, del deltoide, in rapporto ai muscoli epiassiali del pesce in oggetto, di quelli ipobranchiali, e degli addutori della mandibola, in ragione della velocità critica, pari a 0.5 km orari, della temperatura media dell'acqua, della pressione di 3, 2 bar di tensione superficiale, della variabilità del moto ondoso, della velocità del vento, dei fenomeni impulsivi ipolacustri, in ottemperanza al decreto di Erode Antipa, numero 2745/36A.C., e successive modificazioni...ecco...spero di essere stata sufficientemente esaustiva”.
La donna sollevò lo sguardo in direzione dei due pescatori che, sorprendentemente, non occupavano più i due sgabelli. Sul sedile di uno dei due un cartello, che recitava così:
GRAZIE VOSTRO ONORE GIACOMINA. IL PESCE VE LO REGALIAMO. BUON APPETITO.
Taddea era ammirata da tutti gli altri del gruppo, in quanto era colei che si occupava delle cause perse, ma quando interveniva lei, tutto andava a posto. Ricordiamo il faraone Semerkhet, che non riusciva ad imparare a nuotare, in quanto il suo istruttore di nuoto era un incapace. Il faraone allora lo denunciò per incapacità, ma l'istruttore aveva uno zio avvocato, il re del foro di quel periodo, e quindi stava per perdere la causa, quando gli fu consigliato di rivolgersi a Taddea. Questa si recò a corte, si fece presentare l'istruttore, e gli disse:”...tu sei un vero istruttore di nuoto ?”, “..sì...certo”, rispose quello. “Bene, allora tuffati nel Nilo e fai una gara con un coccodrillo...se lo batterai avrai giustizia...altrimenti....”. E così fu che vinse il coccodrillo, che si pappò tutto l'istruttore, cuffia di papiro compresa.
Parliamo adesso di Simonetta, che si occupava dei pescatori, e che divenne anche la loro patrona. Fu scelta più tardi anche dai ristoratori di pesce come loro prottetrice, in quanto aveva inventato delle ricette, oggi famose in tutto il mondo, tra cui la frittura mista di calamari e trigliozzi, la pasta alle vongole, i fusilli alla carlofortina, le cozze della nonna, i ditaloni della zia, i tortiglioni scappati, le talpe di mare, le pustole di fiume e le caravelle di nonna pina, nina e santamaria.
E siamo all'ultima apostola, Giuditta Iscariota, che aveva dei problemi, in quanto era l'unica che non riceveva la paghetta. Poi, siccome era molto vanitosa, cominciò a rubacchiare di qua e di là, per farsi dei vestitini, che da allora furono chiamati “modello Giuditta”.
La compagnia del carrozzone, e tutto ciò che si organizzava, andava a gonfie vele. Le artiste erano richiestissime, in tutte le regioni, dalla Galilea alla Samaria, dalla Giudea alla Nabatea, e perfino in Egitto. Le tematiche degli spettacoli si ispiravano soprattutto a valori universali, quali la fratellanza, la pace, il perdono, la misericordia, l'aiuto ai più deboli e, non da ultimo, il contrasto alla colonizzazione romana, che imponeva dappertutto, con la forza e con la dittatura, i dettami della capitale dell'impero. Spelea aveva il suo bel da fare, per scrivere i copioni delle rappresentazioni, assegnare i ruoli, scrivere ai vari responsabili di ogni località, ecc. Le piazze erano sempre strapiene di gente, che ascoltava, si divertiva, applaudiva e, al termine, chiedeva consigli e aiuto. Spelea e le compagne non si risparmiavano mai, ed anche fino a tardi, stavano lì ad ascoltare e dialogare. Spesso, al termine della performance, venivano invitate tutte e tredici in qualche casa, per la cena. Fu proprio in occasione di uno di questi inviti che si verificò la prima magia, alla quale ne seguirono altre, inspiegabili e sorprendenti. Si trovavano in una grande casa, in Samaria, e i padroni di casa, benestanti e piuttosto aperti alle novità, non avevano esitato per offrire una abbondante cena alla compagnia. Si trovavano dunque tutti nella ampia sala da pranzo, seduti su cuscini multicolori, che punteggiavano i tappeti, sui quali facevano bella mostra di sé eleganti tavoli in ebano istoriato, dove campeggiavano candelabri, anfore con acqua di fonte, latte di capra e il vino, aromatizzato con resina di mirra. L'atmosfera era cordiale e distesa; si parlava dello spettacolo appena concluso, di lavoro, del tempo che, negli ultimi giorni, aveva regalato aria fresca e dolce, proveniente da nord. All'improvviso una fantesca irruppe nella sala, col volto segnato fortemente dall'emozione, e si avvicinò alla padrona di casa. “...signora...vieni in cucina...subito...per favore...”. “...scusate...perdonatemi...vengo subito...”.
In cucina la cameriera mostrò alla padrona il tragico evento; tutte le pietanze si erano carbonizzate, in quanto la nuova ragazza, assunta come aiuto, si era completamente scordata del compito affidatole, e si era persa nel grande giardino, per raccogliere fiori ed erbe aromatiche. La titolare della cucina era impegnata in altre faccende, e non si era accorta del disastro. Troppo tardi. Non c'era nulla da mangiare, e da offrire alla compagnia. La signora, sconvolta e preoccupata assai per l'accaduto, tornò in sala, si avvicinò a Spelea, e le spiattellò quanto era avvenuto poco prima. Spelea, pose la sua mano sul braccio della donna, tremante e rossa in volto, e...:
”...conducetemi in cucina, cara...vediamo cosa si può fare...”.
Poco dopo, la cameriera e la sua aiutante entravano in sala, e poggiavano sui tavolini grandi vassoi di rame, ricchi di ogni leccornia, tra focacce con olio e alloro, zuppe di lenticchie, fave e ceci, cipolle, porri e rape, tinche e lucci guarniti con fichi secchi e datteri, agnelli e capretti allo spiedo, un intero vitello, e poi olive nere, chicchi di melagrana e uva, e tanto miele. Spelea aveva compiuto la sua prima magia. I tour erano programmati da tempo, e la compagnia era sempre impegnata per gli spettacoli, tra spostamenti, allestimenti, scrittura dei copioni, la pubblicità, e tutto il resto. Le ragazze, come tutte le ragazze della loro età, del resto, sentivano, come è naturale, gli sconvolgimenti ormonali, che si appropriavano del loro corpo. Nessuna delle loro madri aveva parlato mai di ragazzi, di innamoramenti, di fidanzamenti, e tanto meno di sesso. Una notte, al termine dello spettacolo, accanto al fuoco, Simonetta e Filippina, molto intime, e amiche da sempre, si confidavano l'una con l'altra.
"...ma tu hai visto quello...quello in prima fila, quello con la tunica nera, e i capelli lunghi, scuri... hai visto che occhi...che aveva...sembravano due stiletti...che ti trapassavano l'anima....".
"...e l'ho visto sì...ti piaceva ?...a me piaceva molto...".
Il tempo, con i suoi immancabili percorsi, le trasformazioni, le attese, gli spostamenti, le nuove conoscenze, i sogni, i dubbi e le paure, trascorreva inesorabile, depositando ad ogni passo un seme che, se custodito e curato, avrebbe dato origine a nuovi scenari, nuove storie, nuove scoperte. La compagnia era ormai conosciuta praticamente dappertutto; le artiste erano apprezzate per la loro originalità, per la loro creatività, la loro fantasia. Le argomentazioni, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, riguardavano la lotta contro la guerra, contro le violenze, contro la colonizzazione che Roma portava avanti ormai da parecchio tempo, in quelle terre. Spelea era piuttosto preoccupata, e ripeteva in continuazione che tutto il popolo avrebbe dovuto scendere in piazza, e manifestare apertamente contro le ingerenze militari, economiche e culturali della capitale dell'impero. La cosa giunse fino alle orecchie di Tiberio, il quale, temendo rivolte e sommosse, convocò i collaboratori più stretti, per risolvere la situazione.
"...Roma e i suoi confini sono in pericolo....".
"...bisogna soffocare nella forza questi tentativi di ribellione all'imperatore...".
"...dobbiamo arrestare questa sobillatrice...processarla e condannarla...".
Fu così che Spelea fu portata davanti al Sinedrio, nella grande sala del giudizo, splendente di luce mattutina, gremita di tante persone del popolo, comprese le dodici compagne d'avventura e di tante esperienze, in giro per quelle terre.
"...tu, donna chiamata Spelea, figlia di Giuseppe lavoratore del legno, e di Maria di Gioacchino, sei stata dichiarata colpevole di rivoluzione, di insurrezione, di rivolta contro l'impero di Roma e contro il divino Tiberio, e pertanto sarai condannata al supplizio della croce...hai da dire qualcosa a riguardo ?".
Così sentenziò Caifa, il capo del Sinedrio, mentre Ponzio Pilato, il prefetto, assentiva gravemente col capo.
Lentamente Spelea si mise in piedi e, sollevando la mano destra verso l'alto, con voce profonda, pronunciando molto lentamente ogni parola, scandendo le sillabe, e guardando dritta negli occhi ogni singolo giudice.
"...voi...voi...in succube obbiedienza a Roma..."
Appena le prime parole si diffusero nell'aria, avvenne qualcosa che nessuno, mai, si sarebbe sognato di vedere, una serie di fenomeni, che squassarono la grande sala e gli arredi. Uno spesso e impenetrabile buio aveva avvolto tutto lo spazio; l'aria si era fatta torrida, ed aveva cambiato colore, si era ammantata di un cupo rosso porpora, indescrivibile a dirsi; nello spazio più alto, disordinatamente e con moto frenetico, numerose lingue di denso vapore, attraversavano ogni cosa, ogni corpo, e le pareti; da ultimo un altissimo suono, stridente, metallico, del quale non si riusciva ad individuare la provenienza, straziava i timpani di ogni presente, diffondendosi anche all'esterno del grande palazzo, arrivando fino al fiume, alle lontane colline, al deserto.
"...voi...", continuò Spelea, "voi schiavi di Roma e del suo immondo impero...voi sarete per l'eternità accusati dal padre mio, voi, che avete ridotto la nostra terra ad una discarica immane, in cui i rifiuti si sono sostituiti ai campi di fiori, ai boschi, alle verdi colline. Voi avete permesso che in ogni luogo sorgessero fabbriche di morte e di perdizione; voi, che avete ridotto i nostri mari ad una laguna di melma e di inchiostro; voi, che non vi siete mai accorti della bellezza della natura, del canto degli uccelli, del sorgere del sole e della luce della luna; voi, che avete costruito muri e barriere, che avete respinto coloro che fuggivano dalla fame, dalla guerra e dalla disperazione; voi che avete deriso coloro che avevano diverso il colore della pelle; voi, che avete pensato solo a guerrieri, lance, scudi, spade, corazze, elmi e arieti di sfondamento; voi, che non avete mai pensato a curare i bisognosi e gli ammalati; voi, che non avete dato mai una casa a chi non ne possedeva alcuna; voi, che non avete mai dato ascolto ai musicanti, ai cantastorie, ai poeti, ai pittori e agli artisti del circo e del teatro; voi, che avete pensato solo ad arricchirvi, che avete pensato ad occupare in eterno gli scranni del potere, dove ora sedete; voi, che della felicità del popolo, non è mai interssato nulla; voi, oggi, sarete giudicati in eterno dal padre mio".
Finito che ebbe di parlare, un frastuono impressionante, un violentissimo tremore, una luce accecante, divennero i protagonisti del tutto. Tutti coloro che si trovavano all'interno fuggirono all'impazzata, nel grande piazzale, antistante l'edificio. Quando tutta la moltitudine fu al sicuro, il palazzo crollò, su se stesso, miseramente; nulla era rimasto intatto. La sola cosa ancora in piedi, perfetta e splendente, era il sedile, dove poco prima era seduta Spelea, di cui non si aveva più traccia. Il sedile era vuoto, inspiegabilmente deserto. In alto, nella parte più alta del cielo, una luce azzurra, i cui contorni somigliavano alla ragazza, saliva, lentamente, verso l'infinito.
Fine