UNA FERITA - GENOVA, IL CROLLO DEL PONTE MORANDI
“Una ferita, a Genova”
il crollo del ponte Morandi, il 14 Agosto 2018
Era un millennio di cementi e di farine autostradali
che si mise addosso una maschera d'asfalto
per somigliare alla Lanterna
Era un millennio di paure e di crisantemi appassiti
che si mise al collo
il pianto pietrificato delle gru del porto
Era un millennio di catene di argani di carrucole
che si incollò agli occhi i gridi dei gabbiani
Un giorno d'agosto
Genova abbandonò i suoi figli
nelle meridiane dell'impossibile
Un giorno d'agosto
Genova ruppe le acque del suo ultimo silenzio
ed un teschio di fango e cristallo
si mise il mantello della conoscenza
per confondere le impronte del dolore
per spezzare le lacrime dell'indifferenza
per disegnare su un'acqua ligure
le sillabe corrotte dell'ignominia
Arrivarono poi oceani e cubi ineguali di ghiaccio
attraverso le preghiere della partenza
Arrivarono migrazioni di anime e di paure
dentro i silos avvinghiati alle banchine
Arrivarono bastimenti di candele e di bandiere
legati alle bitte corrose dalla vergogna
Arrivarono tabernacoli e streghe senza frontiere
a squarciare i gemelli di ponente e levante
Eravamo marinai e chiglie assonnate di canzoni notturne
eravamo finestre multicolori
specchiate nei gradini di Bocca d'Asse
Eravamo meduse e scogli appuntiti
disegnati sulle vele di un milione di caravelle gommate
eravamo velocità di addii e di ritorni
eravamo macchie di rabbia e di gasolio
eravamo mani inzuppate di nuvole e terrore
nelle pieghe ferrose di paraurti di semiassi di cerchioni
di carburatori di pneumatici di fari di specchietti
attorcigliati ad una macedonia di allarmi di urla di telefonate
di elicotteri di occhi senza memoria
Il dopo
si allinea al ciliegio al noce al mogano di quarantatrè nomi
il dopo
si ramifica nel padiglione di una fiera ipocrita
il dopo
rimane sospeso alle parole di un taglio cesareo
di una madre difficile da ascoltare
il dopo
chiude ora un sipario di vetro
e soffia sulle onde ferite di una Genova amara
prima di incamminarsi verso l'oltre
lentamente
con le spalle spente dal perdono