UN PROFESSORE

UN PROFESSORE

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Un professore

Qualcuno di voi ha mai interrogato il futuro ?.

La voce metallica del professor Landsdale fluttuò nell’aula di fisica, lassù fino ai banchi posti più in alto, verso il lucernario ambrato, che schermava i già deboli raggi di quel sole pomeridiano, alla fine di ottobre.

I ragazzi, una quarantina, si lanciavano smorfie e sguardi interrogativi; qualcuno sghignazzò sommessamente dentro il cavo delle mani; Phil annotò qualcosa sul suo diario di bordo: lo faceva sempre. Su quel quaderno era segnata la vita di quanti gli era stato concesso di conoscere e di frequentare fino ad allora, compreso il professor Landsdale, professore di fisica applicata all’istituto Morgan di Sunbridge, nel middle west.

Intendo dire – continuò Landsdale – se mai qualcuno di voi si è mai recato da una di quelle…chiromanti, da una indovina, da una di quelle maghe…insomma, che dicono di conoscere in anticipo ciò che capiterà ad ognuno di noi, dietro laute ricompense…s’intende”.

Gli occhietti aguzzi, dietro le lenti verdognole a semiluna, guizzavano agili da una parte all’altra dell’aula, le mani nocciolute posate sul lungo tavolo d’alluminio, ricco di becchi Bunsen, di serpentine e di provette multicolori.

Un palpabile imbarazzo si era diffuso tra i banchi a semicerchio di quella scuola del middle west.

Se nessuno di voi ha mai curiosato nell’antro di qualcuna di quelle megere, magari siete a conoscenza di qualcun altro, che lo ha fatto…non so un parente, un amico, un conoscente, e…”.

Gli occhietti e le lenti verdognole smisero all’improvviso di agitarsi, si inchiodarono come spilli sulla terza fila, sul quarto banco da sinistra, sulla mano sinistra alzata della signorina Carlyle.

Si…miss…”, incalzò Landsdale, “Carlyle…Brenda Carlyle, professore…sono qui da…da venti giorni”.

Landsdale staccò le mani dal tavolo e se le passò mollemente sul camice immacolato: l’insegnante di fisica di Sunbridge era perennemente in ordine, non sbagliava mai un colpo, con i suoi esperimenti; mai un fiasco, una fiammata inutile, una reazione incontrollata. Tutto sempre perfetto. Tutto. Perfetto il suo aspetto, gli abiti, l’auto inappuntabile, nonostante i quattordici anni impiegati a percorrere il tragitto casa-scuola-casa e le centonovanta miglia estive per raggiungere Brumsfield, per le vacanze sul lago Whitewood, a pescare lucci.

Volevo dire, professore, che mia madre…un giorno…un po’ di anni fa…mi raccontò di…insomma che…”.

Si, miss Carlyle…”. “Che lei…era…era nervosa e agitata a causa di mio pa…del mio patrigno…violento…che bevevo sempre…insomma…volevo dire che…voleva sapere…aveva chiesto ad una cartomante quale sarebbe stato il nostro futuro, il destino di noi due, quando avessimo deciso di lasciare Lexington Valley…voleva trasferirsi lontano, cambiare vita…lontano…un posto come qui…insomma…ecco…”.

Gli occhi grandi e giallastri di miss Carlyle si appoggiarono umidi sul manuale Dewey, sul banco, aspettando una controbattuta, una puntualizzazione, parole in fine.

E sua madre le raccontò ciò che la…cartomante in questione ebbe il coraggio, miss Carlyle, il coraggio di… p r e s a g i r e ? ”

Landsdale centellinò l’ultimo verbo ritmando ogni lettera con l’indice destro: P R E S A G I R E.

La classe era immersa adesso in un silenzio stratificato, in una assorta e religiosa attesa, una percepibile aspettativa per la risposta di Brenda.

Phil si sorprese ad adocchiare la penna levata a mezz’aria, le prime parole appena graffiate sul bianco della pagina di quel ventidue ottobre, che si spalancavano sul nulla successivo.

Miss Carlyle…cosa rispose a sua madre quella…quella maga ?”

Anche quest’ultima parola fu pronunciata con grande, estrema lentezza. Le quattro lettere, ciascuna carica di inusitata ironia, andarono a scolpire il verde della lavagna sintetica, materializzandosi a monito, alle spalle di Landsdale.

Ma…disse che…che dovevamo andar via…che quel posto non era il posto giusto…per noi…che…”.

Brenda Carlyle strofinò il dorso della mano sugli occhi ancor più umidi, guardò le facce di alcuni compagni, incapaci tutti di mettere in relazione quanto avveniva in aula con la lezione sulla instancabilità relativa delle particelle subatomiche.

E la…maga, miss Carlyle, non predisse altro, non annunciò altre sventure ? Disse quale sarebbe stata la nuova località dove abitare ? Eh…miss Carlyle ?”

Adesso la voce metallica del professore si era fatta di un acciaio ancora più grave, con qualche traccia di tungsteno, con un peso atomico prossimo a centoquarantuno.

Nessuno e niente sono in grado di predire nulla, assolutamente nulla…nulla di nulla”, tuonò sentenziando Landsdale.

Scenda qui…alla cattedra, miss Brenda Carlyle”, ordinò l’occhialuto docente.

Brenda Carlyle oltrepassò i tre larghi gradini e si accostò al tavolo d’alluminio, su cui tutto era disposto in perfetto ordine. Landsdale fu percorso da un sorriso lungo e pruriginoso.

Sua madre dunque, miss Carlyle, non fu messa in guardia dalla cartomante…su qualcosa che sarebbe potuta accadere alla figlia, una volta abbandonata Lexington Valley…miss Carlyle?”.

Là, in alto, il lungo lucernario orizzontale sputava qualche quadrato di cielo pomeridiano, in bilico tra il turchese e un azzardato brillore grigiastro. I ragazzi puntavano i gomiti sulle ribaltine, segnavano l’aria con qualche tirata di naso o con morbidi scalpiccii delle adidas.

Landsdale si mosse e parlò.

Nessuno, assolutamente nessuno, può essere in grado di conoscere in anticipo ciò che toccherà in sorte a ciascuno di noi”.

Il movimento fu improvviso, velocissimo ed imprevedibile.

Il professore di fisica piantò gli artigli nelle spalle della ragazza, tirandola all’indietro, immobilizzandola poi per i capelli sull’alluminio tiepido del tavolo per gli esperimenti.

La mano sinistra sconquassò le deboli fibre di cotone celeste degli slip. Il becco Bunsen, quello più nuovo, compì il massacro.

Il camice, per la prima volta, non conservò il suo candore immacolato, fino al suono della campana.

 

martedì, 4 Novembre 2025
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