NUVOLE

NUVOLE

Teatro

paulsark

 

Noi siam come le nuvole,

e tanto tuonò che piovve”

bisbidis, edizioni d’arte

2007

ma Socrate che dice ?

Come uno gode a rendere migliore il proprio campo,

ed un altro il proprio cavallo,

così io, giorno per giorno, godo

osservandomi mentre divento migliore”.

In che ? Forse nelle belle frasette…

(EPICTET. dissert. III 5, 14-17)

a tutti coloro che hanno paura

di guardare in fondo alla propria anima

Noi siam come le nuvole,

e tanto tuonò che piovve"

liberamente ispirato a le

Nuvole” di Aristofane,

del 423 a.C.

Le Nuvole è una commedia assai amara. In essa si delinea e si scolpisce a tutto tondo una triste situazione di fatto, un tipo di costume quotidiano, volgare, e di uomini qualunque, tutti tesi al proprio interesse, indifferenti di fronte a gravi e drammatici avvenimenti politici e sociali.

Siamo nel 424 a. C., in un momento cruciale della prima fase della guerra del Peloponneso, che non può non preoccupare un uomo giovane, serio e pensoso, che medita sulla condizione umana e sulla cosa pubblica della propria città, Atene.

Ad Atene, oramai, la maggioranza è costituita o da uomini come lo spilorcio contadino Strepsiade, il protagonista della commedia, o da giovani come Fidippide, il figlio di Strepsiade. Fidippide passa tutto il tempo ad occuparsi di moda e cavalli, donne e feste, dedito dunque alla “dolce vita” di quel tempo.

Strepsiade, che nella vita ha commesso ogni sorta di furberie, ritiene di risolvere i suoi affari ed i suoi problemi economici rivolgendosi agli uomini di cultura del tempo: Socrate e i discepoli della sua scuola.

Una ininterrotta serie di equivoci e vicende porta poi i protagonisti della commedia verso una conclusione amara e sorprendente: Socrate e la filosofia risultano essere inutili, ed a trionfare è la corsa sfrenata al guadagno, agli affari, alla cinica visione del mondo.

Personaggi ed interpreti

Streppittoni ricco industriale, tirchio, faccendiere, sempre impegnato negli affari;

Finetto figlio di Streppittoni, fannullone, viziato, amante delle belle donne, dei cavalli, delle auto; gioca al casinò;

Bottiglio servo di Streppittoni, amante della filosofia;

Benigno discepolo di Biaggio;

Biaggio filosofo, maestro dell’Accademia;

Darioffo il giusto, discepolo di Biaggio;

Tremonto l’ingiusto, avversario di Biaggio;

Tronchetto creditore, debitore, maneggiatore;

Le Nuvole Coro;

Corifea capo del Coro.

“Noi siam come le nuvole, e tanto tuonò che piovve”

Siamo ad Atene, nel 452 a.C. In una piazza si ergono tre edifici: a sinistra la casa di Streppittoni, al centro il Teatro delle Muse, che ospita il Coro, a destra l’Accademia della Filosofia, dove campeggia l’insegna

ACCADEMIA – IL SAPERE CHE TI PREMIA”.

Sulla destra, fuori dalla Accademia, due panche e alcuni strumenti scientifici.

Sulla sinistra due letti, ove riposano Finetto e Streppittoni.

La scena è illuminata debolmente, al centro. Tre luci vanno puntate su Casa, Coro e Accademia. Si accende la luce sul Coro.

CORO

Cari e belli spettatori,

or chiamate i vostri cuori:

questa storia di stasera

è una storia antica e vera;

nata in Grecia, qui ad Atene,

che riguarda il male e il bene,

di individui, di certuni,

quei figuri, quei taluni,

che imbrogliavano la gente,

ed a lor fregava niente.

CORIFEO

Ve n’è un particolare,

sempre pronto a commerciare,

pien di idee e d’interessi

(mangia solo polli lessi);

ha comprato mezza Atene,

e ci ha messo le catene.

Ha le radio ed i giornali,

e cavalli con le ali,

la tivù, assicurazioni…

lui è Silvio Streppittoni.

La luce sul Coro si spegne, mentre si illumina la scena di sinistra, sui due letti.

STREPPITTONI (agitandosi nel sonno)

Mmmm…mmiiii…

mmmiiioooo….mmmmiooo…

è mmmioooo…questo è mmmioooo…

miooo…tutto mmiooo….

FINETTO (agitandosi anch’egli nel sonno)

Vaiiii….giraaa, curva…daiii…corriii…accelera…vai….vaiiiii…

STR

Miiioooo….mioooo…mioooo…

FIN

Corriiii…vvvaiii….vaiiii….

STR e FIN (urlando insieme nel sonno, esagitati)

Miooo….mioooo...mmmiooo…

Vaiii…corrriii…vaiiii…

FIN (urlando al massimo e svegliando Streppittoni)

Vaiiiii…

STR (balza a sedere nel letto con gli occhi sbarrati, si guarda in giro, guarda suo figlio, guarda il pubblico)

Uhhh…che fatica, ma che notte…

sembra che mi han preso a botte;

che disastro, ma che strazio,

c’era pure Antonio Fazio. (pausa)

Ora il gallo ha già cantato,

e nessuno si è levato;

tutti i servi lì a ronfare,

e quest’altro giù a russare (indica Finetto).

Nella testa c’ho i pensieri,

anche oggi e più di ieri;

tutte le televisioni

e le mie assicurazioni,

le congiure ed i processi

e la fabbrica di cessi.

E nell’isola i famosi

che mi sembran dei lebbrosi;

poi non crescono i capelli: (si tocca la testa)

quattro peli, sempre quelli.

Devo fare Atene due,

e lavoro più di un bue.

C’ho le squadre di pallone,

a Natale il panettone,

e ‘sto figlio è un grande cruccio:

è un somaro, è proprio un ciuccio.

Sempre a donne, a cavalcare,

poi alla disco va a ballare,

e le corse coi cavalli… (pausa)

e mi fanno male i calli.

Sto a contare gli interessi,

qui ci prendono per fessi;

ora chiamo fratel Bozzo,

che di scienza lui è un pozzo.

FIN (sempre nel sonno)

Vaii…vai…corri…non fermarti…

cerca un poco di allungarti…

STR

Ecco qua…voi lo sentite ?

Ogni notte è una gran lite;

Russa e sogna di San Siro,

e i cavalli al quinto giro…

FIN

Si…si…si…forza Ferrari,

ho uno iot in tutti i mari…

STR

Lui è Finetto, lui è mio figlio,

ha la faccia da coniglio.

Non si fa mancare niente

questo figlio deficiente;

vuole macchine da corsa,

barche, moto e pure un’orsa.

FIN (sempre nel sonno)

Voglio in stanza l’acqua calda,

e vacanze giù in Smeralda…

STR

Sempre a chiedere qualcosa,

tutti i giorni, senza posa…

FIN (svegliandosi e stiracchiandosi)

Oh papà, tu m’hai svegliato…

i cavalli m’ho sognato,

e le macchine da corsa,

barche, moto e pure un’orsa…

STR

Sono afflitto da ogni impegno,

c’ho la testa come un legno…

FIN

Ma va là, coi tuoi affari,

tu sei un uomo senza pari:

sei straricco e in più sfondato:

tutto il mondo hai già comprato.

STR

Si lo so, ma è una tortura,

ogni cosa vuol ‘na cura;

tanti soldi ho guadagnato,

tante volte ho risparmiato.

Sempre in giro, lì in crociera,

dal mattin fino alla sera,

a suonare il pianoforte,

a suonar fino alla morte.

Poi, finita la stagione,

ho comprato una magione;

poi tua madre, il matrimonio,

e carciofi in pinzimonio.

FIN (curioso)

Ma papà, ma quei denari,

guadagnati in tutti i mari,

eran tanti veramente,

per comprare anche la gente ?

STR

Ogni uomo c’ha il suo prezzo,

anche quei tutti d’un pezzo;

impresari e magistrati,

sani, morti e anche malati,

camorristi e cardinali,

attricette e caporali,

generali e imprenditori,

dentro in patria, oppure fuori;

e milioni di talenti

che servivan per tangenti,

e quei soldi da esportare,

in Beozia da lasciare...

e…

Dalle quinte entra Bottiglio, con un vassoio in mano, bicchieri, bottiglie, una rosa, una lampada ad olio, ecc.

BOTTIGLIO (parlando con sussiego, molto effeminato, da bleso)

Mi scusate, o mio signore,

se disturbo a queste ore,

ma il lumino adesso è spento:

c’era un colpo di gran vento.

STR (molto ironico)

Oh Bottiglio s‘è levato,

finalmente, ben alzato…

qui bisogna risparmiare,

non bisogna sperperare;

qui mi fan tutti impazzire:

sempre spese a non finire.

Devo un modo da trovare,

un qualcosa da inventare;

tutta Atene controllare,

gli interessi da curare, (piccola pausa)

in politica vò entrare…

BOT (aria da saputello)

Ma signore, ma scusate,

e per ciò non vi crucciate,

ma un politico è un destriero,

un di razza, un uomo vero,

che ne pensa tante e tante…

e voi siete…un ignorante.

FIN

Certo pà, lui c’ha ragione,

tu sei proprio un gran cialtrone…

STR (risentito)

Ma che dite, io un ignorante ?

Non son certo un principiante;

so di arte e geografia,

di carciofi e astronomia;

so la storia dei talenti,

che ho elargito a quei potenti.

Io c’ho l’arte dell’inganno,

senza tema e senza affanno.

BOT

Si, si, si, questo va bene,

ma per alleviar le pene

ci vuol altro, a dir la mia:

ci vuol la… filosofia…

FIN (parlando a stento)

Ma che è, che fetenzia…

Ma che è fi…so…fo…llia ?

BOT (sillabando)

Fi…lo…so…fi…a (accentua fortemente la ultima A)

STR (forte)

Ah…

FIN (forte)

Ah…

BOT (da sapientone, declamando come da un pulpito)

Questa è l’arte della mente…

che ti nutre veramente,

se in politica vuoi entrare,

a pensar devi imparare…

STR (a Finetto)

Senti senti il buon Bottiglio,

lui non batte certo il ciglio;

se il cervello devi usare,

tu dai saggi devi andare.

BOT

Voi, padron, siete un portento,

siete meglio d’altri cento.

STR (a Finetto, illuminandosi il viso e mettendosi l’indice sulla tempia)

Mi è venuta ora un’idea,

e non parlo di diarrea:

noi andiamo in quella scuola,

dove regna la parola,

così tu farai carriera;

studi da mattina a sera

e non pensi più ai cavalli,

e io scordo il male ai calli.

FIN (noioso)

Ma papà, io sto già bene,

non aggiungere altre pene…

STR

Ma è importante, dammi retta,

pensa adagio, senza fretta…

BOT

E’ una grande soluzione,

un’idea da sensazione…

FIN

Ma son tutti delinquenti,

son bugiardi, sono fetenti:

c’è quel tale, quel Darioffo,

un tipaccio gran gaglioffo,

poi c’è un altro, un tal Benigno,

satanasso e assai maligno;

poi c’è quello, un tal Luttazzo,

tutti dicono che è pazzo.

Ed ancor, se senti un raglio,

quello è certo sor Travaglio;

poi un altro sempre brillo,

urla e strilla come un Grillo. (pausa)

Ed infine il capo, il Biaggio,

dicon tutti che è un gran saggio…mah.

BOT

Ma se il mondo vuoi regnare

tutto quanto hai da imparare…

STR

Certo, esatto, è più che giusto;

vai a scuola e non ti frusto;

lascia stare quei cavalli

che a me fan venire i calli.

FIN

No, no, no, non se ne parla…

vi saluto, io vò da Carla… (Finetto esce di scena)

BOT (sospirando, indicando Finetto)

E’ la nuova fidanzata…

una tipa sbalestrata…

STR

O Bottiglio, son distrutto

da quel figlio farabutto;

ma ti dico, in fede mia,

studierò filosofia.

BOT

Son contento per vossia,

son felice, in fede mia.

STR

Ma ora dimmi, o mio Bottiglio,

seriamente ci do piglio:

questa storia ora m’importa,

vado dritto a quella porta;

voglio far filosofia,

come dice anche mia zia.

La scena si illumina adesso sulla destra, all’Accademia, mentre la casa di Streppittoni torna lentamente al buio. Bottiglio esce di scena.

Sono presenti Biaggio, Darioffo e Benigno, che chiacchierano amabilmente.

BENIGNO

Oggi andavo in Agorà,

camminavo qua e là,

vedo un vecchio mendicante,

cieco, sordo e claudicante.

Or mi chiedo, in verità:

avrà lui felicità ?

DARIOFFO

Certo è un caso disperato,

veramente un disgraziato;

come può, in verità,

lui trovar felicità ?

BIAGGIO

Oh…discepoli miei cari…

una al giorno qui si impari:

chi sa dire, in verità,

cosa sia felicità ?

Per quel vecchio cieco e sordo,

sarà vivo un suo ricordo,

conservato in gioventù,

divenuto una virtù…

e…

Biaggio viene interrotto bruscamente dal bussare alla porta, fortemente, e da urli.

STR (bussa alla porta della Scuola e strepita fortemente)

Ehi…dell’Accademia…c’è qualcuno ?

BEN

Ma chi bussa ? Chi è ‘sto fesso ?

DAR (sbirciando)

Dalla faccia è un pollo lesso…

BIA

Su, su, su…che v’aspettate…

ora aprite e l’ospitate…

Benigno va alla porta e apre.

BEN (abbastanza adirato)

Per Minerva e per Giunone,

siete proprio un fetentone;

che bussate, che strillate,

che volete, chi cercate ?

STR

So er magnate de ‘sta terra,

della pace e della guerra;

non mi piace avere sfiga,

la politica mi intriga;

voglio far filosofia,

come dice…anche mia zia.

Intanto Biaggio e Darioffo si avvicinano. Biaggio si porta davanti a Streppittoni, gli prende le mani, lo guarda negli occhi e gli dice:

BIA

Benvenuto in Accademia,

IL SAPERE CHE TI PREMIA”,

tu vuoi far filosofia,

c’hai per caso anche una zia ?

STR

Sono un vero sacripante,

diverrò politicante;

ma mi serve di studiare,

ripassare ed imparare;

voglio far filosofia,

come dice… anche mia zia. (invita il pubblico a terminare

la frase)

BIA

Bene, bene, un nuovo allievo;

insegnarvi ora vi devo;

voi che siete un trafficante,

vi farò politicante.

Lui vuol far filosofia, (al pubblico, ammiccando)

come dice anche sua zia.

DAR (a Benigno)

Vieni via, caro Benigno,

vola alto come un cigno,

lasciam Biaggio e lo scolaro:

lasciam l’ospite col faro.

Darioffo e Benigno insieme, uscendo, indicando Streppittoni al pubblico.

DAR e BEN

Lui vuol far filosofia,

come dice… anche sua zia. (escono ridacchiando a braccetto)

Quando i due sono usciti di scena Biaggio fa sedere Streppittoni, e si siede a sua volta.

BIA (battendosi i palmi delle mani sulle cosce)

Bene, bene, eccoci qua,

trallallallero, tallero, lallà…

STR (aria confusa, titubante, timido, si batte anch’egli i palmi sulle cosce)

Tra qualche ballo…il tagliere…e zazà

(guarda il pubblico con aria un po’ stupida)

BIA (con aria professorale)

Beh…quando voi avete bussato,

una cosa avea pensato…

un dilemma approfondito,

un mistero mai capito…

STR

Di che cosa discutete,

per le palle di Talete…

BIA

Si pensava d’un pidocchio…

nato in mezzo ad un finocchio…

STR (strabuzzando gli occhi)

D’un pidocchio, d’un finocchio ?

BIA

Si…(piccola pausa)

Se un pidocchio nato al mare…

è capace di saltare,

o piuttosto sa nuotare…

STR (approvando, come se capisse tutto)

Ahh, ohhh…

Che magnifica intuizione,

ma che splendida ideazione…

questa si, è filosofia,

me lo dice…anche mia zia…

BIA

Ecco, allora si diceva,

per saper quanto saltava…

al pidocchio, ma di sera,

gli si fa le scarpe in cera;

e poi lui, quando ha saltato,

il gran balzo è misurato. (indica con le mani una misura)

STR (sempre più attonito)

Ah, oh, già che meraviglia…

il sapere mi attanaglia.

Dimmi, o Biaggio, o grande vate,

e ci sono altre pensate ?

BIA

Mi han parlato di zanzare…

che lor sanno…anche cantare…

STR

Anche questo, per mia zia,

è pura e sol filosofia…

BIA (ridacchiando verso il pubblico)

Oh, si…gran filosofia…

la più eccelsa che ci sia. (piccola pausa)

Or dicevo, le zanzare,

se sapessero cantare,

c’è un gran dubbio antesignano:

con la bocca o il deretano ?

STR (dandosi arie da sapiente)

Oh...ah…eh...

la risposta noi si imbrocca:

canta il cul oppur la bocca ?

BIA

La materia è molto tosta…

ma ho trovato la risposta…

STR (al pubblico)

Ahhh…Lui è la Filosofia,

lo diceva… anche mia zia…

BIA

Dunque, dunque, una zanzara

ha una piccola fanfara,

dentro all’intestino retto,

tutto il fiato ci sta stretto.

La risposta fu una bomba:

c’hanno il culo fatto a tromba. (enunciandolo come una gran verità, solennemente)

STR (entusiasta, battendo le mani)

Oh, oh, oh…che meraviglia…

io farei le mille miglia

per studiar filosofia;

porto certo… anche mia zia.

BIA (al pubblico)

E’ sicuro che la zia

ama la filosofia…

Intanto Streppittoni si avvicina a degli strani strumenti.

STR

Oh che bello… e che cos’è ?

BIA

Per parlare con le stelle…

STR

E quest’altra ingegneria ?

BIA

Questa è pura geometria…

STR

Oh…e che fa ‘sta avvemmaria ?

BIA

Va la Terra a misurare…

STR

Che i braccianti vanno arare ?

BIA

No, no, no, la Terra intera…

Polo Sud, Africa nera…

STR

Sempre e sol filosofia ?

BIA (stufato)

Lo direbbe anche tua zia…

STR

Si, maestro, forse ho capito;

ma ora chiedo, ed alzo il dito:

insegnatemi a parlare,

il politico vò fare.

Poi c’ho tanti, altri interessi,

c’ho ‘na fabbrica di cessi,

radio e sei televisioni,

ventidue assicurazioni.

BIA

Credo, insomma, certo…ho capito:

all’eccelso avete ambito.

Voi volete controllare

tutto il mondo da un altare.

STR

Beh, sì…ecco, avete inteso,

un bel pezzo mi son preso;

ma non è poi mai abbastanza,

far star tutto nella panza.

E poi c’ho ‘sto grande cruccio:

io c’ho un figlio come un ciuccio.

BIA

Beh, voi, insomma, infine, infine,

vi interessan…cose divine…

STR

Si, si, certo, ve lo giuro…

BIA

Io di questo ero sicuro…

STR

Vi sarò riconoscente…

BIA

Non m’importa proprio niente…

Ma ora a questo non pensiamo,

e le Nuvole chiamiamo.

STR (strabuzza gli occhi)

Le Nuvole ?

Biaggio fa alzare Streppittoni, mette un drappo sulla panca, lo fa sedere ancora, gli mette un mantello, gli mette una corona ridicola sulla testa.

BIA

Siedi qui sul sacro trono,

e stai fermo, zitto e buono.

STR

Son sorpreso e inebetito…

BIA (guardando il pubblico con aria furba)

E’ normale…ma stia zitto…

è una pratica segreta…

l’ha inventata Gianni Letta;

tanti anni son passati,

la facciamo agli iniziati.

STR (rassicurato, al pubblico)

Questa è sol filosofia,

lo farebbe anche…mia zia.

BIA (prende della farina)

Ti battezzo stamattina,

col fior fior della farina (gliene butta un po’ addosso)

STR

Fare ben filosofia,

è un impegno, dice mia zia.

BIA

Basta, zitto, basta adesso,

o ti butto dentro al cesso…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI BIANCHI STREPPITTONI

PER LE VOSTRE EVACUAZIONI” (subito esce)

BIA

Ci mancava in verità,

certo la pubblicità…

STR

Anche la filosofia

me la compro per mia zia.

BIA (un po’ alterato)

Ora zitto, state attento,

e preghiamo dentro al vento…

(Biaggio si mette in posizione ben eretta, le braccia al cielo, il viso verso l’alto, solenne)

“O voi Nuvole del cielo,

fatte d’acqua con un velo,

che di fulmini e saette

vi son piene le borsette;

voi o dee preferite,

al novizio ora apparite”

Streppittoni si guarda in giro, in alto, spaesato, e Biaggio solenne si volta verso il Coro, che sta nella penombra.

CORO (molto solenne e grave)

Siam le Nuvole del cielo,

Siamo fatte d’acqua un velo,

Noi nell’etere viviamo,

E la Terra noi guardiamo.

Conosciamo il mondo intero:

Tutto il Falso e tutto il Vero.

Noi vediam di qua e di là,

Da Milano a Bogotà.

Sappiam tutto degli umani:

Donne, l’omo e i sette nani.

Noi entriamo nei cervelli,

Nelle pance e nei piselli.

Conosciamo ogni virtù,

Ogni vizio, ogni cucù.

Conosciamo ogni ladrone,

Ogni santo od imbroglione,

I dottori e i macellai,

Direttori ed operai,

Cavalieri e professori,

E veline e calciatori.

STR (non vedendo da dove vengono le voci)

Ma chi sono, ma chi parla ?

Chi è nel buio, chi è che ciarla ?

BIA

Son le dee che vi dicevo,

e spiegare ora vi devo:

state attento ed imparate,

e ogni cosa ricordate.

Loro infondono coraggio,

a novembre ed anche a maggio;

loro insegnano a parlare,

ragionare e dissertare.

STR

Questo è vero, c’è qualcosa,

già disserto senza posa;

stiamo già filosofando,

a parlare sto imparando ?

BIA

Certo, certo, è garantito,

la lezion v’hanno impartito.

STR

Ma io credea ch’eran vapori,

solo acqua, dentro e fuori.

BIA

Ma no, loro insegnano a parlare,

gli indovini a indovinare,

gli imbroglioni ad imbrogliare,

i ladroni a ben rubare,

gli avvocati ad arringare,

i mafiosi a pizzettare,

i faccendieri a faccendare,

e i politici…ad arraffare.

STR (strabuzzando gli occhi all’ultima frase, molto interessato, guardando il pubblico con fare furbo)

Questa si, è filosofia,

come dice…la mia zia.

BIA (pensoso e preoccupato)

Ma…c’è il conflitto d’interessi…

STR (minimizzando)

Ma è una fabbrica di cessi…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI VERDI STREPPITTONI

PER LE TUE ELUCUBRAZIONI” (subito esce)

BIA

Anche lì si può truffare…

tutti devono evacuare…

e qualcun può far la legge…

per tassare …le scoregge…

STR

Ma se io andrò al potere,

a te non tasserò il sedere.

BIA

Parlerem di questo innanzi,

che ogni nuvola ora danzi (battendo le mani, al Coro)

STR

Ma Maestro, mi spiegate,

perché le Nubi son cambiate ?

BIA

Oh le Nuvole san cambiare,

e la forma trasformare.

STR (stupito)

Si, per Giove, ma che vuol dire ?

BIA

Non esiste nessun Giove…

STR

Come ? e chi comanda quando piove ?

BIA

Son le Nuvole le dee,

ti schiarisci un po’ le idee ?

Hai notato che la pioggia,

da Milano fino a Foggia,

vien dal cielo solamente

se una Nuvola è presente ?

Quando il cielo è ben pulito,

non c’è acqua, è garantito.

Giove qui non conta nulla,

è una storia assai fasulla:

non ci sono dei o dee:

solo Nuvole…e maree.

STR

Maree…?

BIA

Si, si, si, la luna, il mare, ma questa è un’altra storia, che tu non puoi capire…

STR

Va bene, mi dicevate le Nuvole…

BIA

Ve l’ho detto poco prima,

e ora devo far la rima.

Or le nubi stanno attente,

tengon tutto bene a mente;

si trasforman tutte l’ore,

cambian anche di colore…

STR

Anche ciò è filosofia ?

Poi lo dico anche a…mia zia.

BIA

Bene, adesso andiamo avanti,

e voi zitti, tutti quanti… (al pubblico)

dicevamo delle Nubi… (piccola pausa)

supponiamo che uno rubi…

lor che fanno ? è molto forte…

si trasforman…in cassaforte.

Se un altro poi ha truffato,

contraffatto ed imbrogliato,

su nel cielo viene scritto,

il lor nome…all’infinito.

CORIF

Ora parla, o Streppittoni,

e non rompere i maroni;

cosa chiedi a queste dee,

quali sono le tue idee ?

STR

Ma che voce, che soave,

come sono belle e brave;

ma mi sorge un dubbio adesso,

e non vò passar da fesso.

Ma com’è che quando piove

vi è un muggito, più d’un bove ?

che c’è sempre un gran frastuono,

cupo e grave …

BIA

quello è il Tuono…

STR

Ma è possibile pensare

che una voce celestiale,

possa far ‘sto gran sconquasso…

BIA (intervenendo)

Non capite proprio un…

Or ti fò un esempio apposta,

è oll inclusiv, non costa:

quando è festa, a Sant’Ambrogio,

e alla sera sei un po’ mogio,

hai mangiato la cassoela,

e un maiale con la mela,

poi tre polpi e le patate,

pesci fritti, due insalate,

ed un’oca in fricassea…(piccola pausa)

non ti viene la diarrea ?

STR (toccandosi la pancia)

Questo è vero, per Apollo,

quando sono ben satollo,

d’improvviso un terremoto,

un sunami, un cacasotto:

devo correre nel cesso,

e mi accade molto spesso.

Mi succede un turbamento,

prah, prah, prah, strombazzamento, (mima con le mani)

un disastro, in un momento.

Tutti si tappano il naso con due dita.

BIA

Ecco, vedi, hai già capito,

il mistero s’è svelato;

se una pancia come quella

fa tremar le tue budella,

pensa tu all’immensità,

che rumore che si fa ?

STR (al pubblico)

E’ per questo che tuonare

fa la rima a scoreggiare.

Questa si è filosofia,

come dice…la mia zia.

CORIF

Oh grand’uomo Streppittoni,

ora ascolta i miei sermoni:

tu sarai politicante,

diverrai un comandante,

se attento tu starai,

e i consigli seguirai.

Sarai forte di memoria,

non avrai voglia di gloria,

non dovrai troppo mangiare

e pochissimo brindare.

Niente fumo e cocaina,

né caffè alla mattina,

niente cene di lavoro,

né orologi e anelli d’oro.

Niente bighe di gran lusso,

ti concedo solo un musso;

niente hamburger o pellicce,

niente Jesolo o Gabicce,

e così in un momento,

entrerai in Parlamento.

Ah, una cosa mi scordavo,

devi fare sempre il bravo,

lascia stare le altre donne,

non toccare le altre gonne:

sol Veronica ogni notte,

chè se sgarri…sono botte.

STR

Cercherò di fare il meglio,

di non far nessuno sbaglio.

CORIF

Domanda allora, cosa chiedi…

ed ottieni ciò in cui credi.

STR

Poiché sono un ignorante,

un idiota, un deficiente,

io desidero da adesso,

non passare più da fesso;

voglio fare il direttore,

voglio far l’imperatore.

CORIF

Questo adesso sia concesso,

non passare più da fesso.

STR

Voglio fare il presidente,

voglio tutto e non do niente;

faccio io la mia giustizia,

da Micene alla Corinzia.

Voglio vincere i processi,

vender ben sciacquoni e cessi.

CORIF

E la plastica, e i capelli ?

E curar dovrai i tuoi calli;

e poi non darai ascolto

a chi t' odia e ti dà torto.

STR

Che mi chiamino impostore,

sarò io l’imperatore;

che mi buttino nel cesso…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI AZZURRI STREPPITTONI

PER LE TUE MEDITAZIONI” (subito esce)

STR

che mi buttino nel cesso,

vinco sempre a ogni processo.

Che mi chiamino bastardo,

che mi dicano bugiardo,

ma ch’io faccia grandi affari,

sulla terra e in tutti i mari.

CORIF

In eterno tu vivrai,

e il più bello tu sarai.

STR

Grazie, o Nubi celestiali,

ora volo con le ali…

Streppittoni si porta verso casa sua. Si spegne la luce all’Accademia e si spegne la luce sul Coro.

Si accende la luce di casa Streppittoni.

STR

Bottiglio, Bottiglio vieni fuori…

or per tutti son dolori… (al pubblico)

BOTT

Oh padron, siete tornato…

STR

Mi hanno alfine laureato…

BOTT

Come è la filosofia ?

STR

Vallo a chiedere a…mia zia.

BOTT

Ah, padrone, mi scordavo:

è venuto quello schiavo

che lavora in Accademia

IL SAPERE CHE TI PREMIA,

vuol vederla, sa…quel Biaggio…

vada tosto…su…coraggio.

STR

Grazie tante, o mio Bottiglio,

ora vado, addio a mio figlio…

Streppittoni prende delle rose da un vaso, va verso l’Accademia. Si spegne la luce sulla casa e si accende quella sulla scuola.

STR (al pubblico)

Viva la filosofia…

Viva anche la mia zia…

(poi davanti alla scuola, urlando, la mano con le rose dietro la schiena)

Olà Biaggio, c’è qualcuno ?

Ehi di casa, c’è nessuno ?

BIA (apre la porta)

Oh…guardate, chi si vede…

bentornato, non ci si crede…

STR

Ho imparato tante cose…

Vi ho portato queste rose (gliele offre)

BIA (prende le rose e le butta dietro di sé con disgusto)

Grazie, caro, son contento,

di vederti non mi pento;

hai studiato, hai ripassato,

hai capito ed hai imparato ?

STR

O si certo, caro maestro,

non son più uno maldestro;

sono pronto a governare,

or che posso argomentare.

BIA (prendendolo sottobraccio)

Vieni qui, andiamo via,

a parla di filosofia…

STR (al pubblico)

Come piace anche a…mia zia…

I due escono. La luce alla scuola si spegne, mentre si accende quella sul Coro.

CORIF

Vai maestro con l’allievo,

tanti auguri ve li devo…

CORO

Che coraggio, veramente…

Tanti auguri, certamente…

CORIF (al pubblico)

Cari amici spettatori,

voi che avete dei valori,

io vorrei che ‘sta commedia

rimanesse nella media;

ma comunque noi si tenti

di far cose divertenti,

ma che facciano pensare,

che vi faccian ragionare.

Non vogliamo aver ragione,

come dice il buon Solone;

qui ci piace di giocare,

di potervi rallegrare,

e così, se voi ridete,

sempre allegri voi sarete.

CORO

Che si invochino gli dei,

che son ben quarantasei;

tutti quanti sian invitati,

a veder ‘sti scellerati.

CORIF (al pubblico)

Spettatori e amici cari,

nonni, suocere e compari,

noi con voi siamo arrabbiate:

voi non ci considerate;

non ci offrite sacrifici,

non ci date benefici.

Voi umani, poveretti,

siete piccoli e imperfetti,

vi muovete malamente,

spesso non capite niente.

Attenzione a non sbagliare:

non si può dimenticare

la profonda e vera essenza,

l’abici dell’esistenza.

Furti, mafia e corruzione,

pizzo e morti a profusione.

Le violenze nello stadio,

a girar tutti col gladio,

sempre pronti a condannare,

inveire e criticare. (piccola pausa)

Non lasciatevi ingannare

da chi sta a pontificare;

state attenti a tutti quelli

che governano i cervelli.

Non perdete il vostro cuore,

regalate spesso un fiore…

CORO (rivolti al cielo, con le braccia levate)

Noi preghiamo là le stelle,

che non è il color di pelle

a decider della vita,

o una tavola imbandita.

Meglio sterco di un bel manzo

con gli amici veri a pranzo,

che aragosta col caviale

con colui che ci vuol male;

dopo guarda anche la luna,

dea d’argento bianca e bruna.

CORIF

Già… la luna vi saluta…

che non è giammai caduta…

lei si sente…un po’ truffata…

s’è un pochino anche arrabbiata…

c’è la luce…innanzitutto…

ed il fatto è molto brutto.

Voi sprecate senza fine

lampadari e candeline (pausa)

e poi l’acqua…tu sprechi a iosa,

c’è davvero peggior cosa ?

L’acqua è un bene assai prezioso,

universale e portentoso;

appartiene al mondo intero,

questo è il fatto…il fatto vero. (pausa)

Ma ora basta coi sermoni,

basta rompervi i maroni;

or torniamo a Streppittoni,

a quel Biaggio e ai suoi caproni.

La luce sul Coro si spegne e si accende la luce sulla Scuola.

Biaggio esce dalla Scuola, ed entra in scena piuttosto alterato, a grandi passi.

BIA (al pubblico)

Ma che rozzo, che imbecille,

è un idiota che va a mille;

un perfetto deficiente,

un cretino buono a niente. (guarda verso la porta)

Dove sei, vieni qua fuori,

e ne fa tutti colori…

porta qui il tuo giaciglio,

vieni qui, non batter ciglio.

STR (entra in scena mogio mogio, trascinando un materassino di stoffa, legato a una cordicella; guarda il materassino con aria sconsolata)

Non è il caso che lo tocchi:

è già pieno di pidocchi.

Li ho cercati dappertutto:

sui cuscini di velluto,

dentro i letti e i materassi,

dentro i cani e sotto i sassi.

Li volevo far saltare,

e il maestro mio imitare;

voglio far filosofia,

come piace anche a…mia zia.

BIA (urlando)

Mettilo a terra…maledizione,

e cominciamo la lezione…

STR (lancia via il materassino)

Ecco…pronti…cominciamo…

BIA

Con che cosa noi iniziamo ?

Tu conosci mediasette ?

Trasmissioni culi e tette ?

STR

Ma non so…io…veramente…

Piacerà alla nostra gente ?

BIA

Poi Mikonos…dice qualcosa ?

C’è una spiaggia tutta rosa…

ci mettiam venti penosi.

che diventino famosi…

STR

Ma c’avranno da mangiare,

viver senza lavorare…

BIA

Poi prendiam dieci cretini,

li vestiamo da pinguini

li mettiamo in una casa,

facciam poi tabula rasa;

lì s’inventa questo e quello,

lo chiamiam Grande Fratello…

STR

Saran questi dei successi ?

Con la fabbrica di cessi

posso far pubblicità,

da Milano a Bogotà ?

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI VIOLA STREPPITTONI

PER LE VOSTRE TENTAZIONI” (subito esce)

BIA

Bene ora andiamo avanti,

zitti adesso, tutti quanti.

Come va con la parola ?

STR

Potrei aprire un’altra scuola…

BIA

Ochei, adesso proveremo,

se sei un poco meno scemo…

STR

Sono pronto, cominciamo…

BIA

Salterem di qua e di là,

e con grande libertà,

per vedere se sei pronto,

se saprai tenere in conto

alcune cose, dei dettagli:

stai attento a non far sbagli.

STR

Mi concentro, e in verità

non farò difficoltà.

BIA

Bene, ochei, partiamo in tromba

con la prima mia domanda:

la pidue era una loggia

che su grosse quote poggia;

tu lì fosti risucchiato

e per falso anche indagato ?

STR

Con le logge io non centro:

sto al balcone, oppure dentro…

BIA

Alla guardia di Finanza

hai riempito mai la panza ?

ciò si chiama corruzione,

caro vecchio paperone…

STR

Che vuol dire corruzione,

è una gara, una tenzone ?

BIA

Qualche strano miliardino

regalato a un tal Bettino ?

STR

Regalare…forse era Natale ?

BIA

C’era un falso di bilancio,

con Medusa c’era il gancio,

fondi neri su libretti,

di nascosto tu li metti…

STR

La Medusa, i suoi serpenti ?

Non son certo miei parenti…

BIA

Il terreno di Macherio,

la tua villa, ora fai il serio,

fu una gran frode fiscale,

come truffa niente male…

STR

Era il posto di Veronica,

per suonar la fisarmonica…

BIA

Ed il Lodo Mondatori ?

Quanti soldi fatti fuori:

corruzione giudiziaria,

il processo salta in aria…

STR

Certo io lodo i mondadori…

amo il riso…e i pomodori…

BIA

Telecinco, là in Iberia,

questa fu una cosa seria;

eri insieme anche a Dell’Utri,

e di Fininvest anche altri:

anche qui frode fiscale,

per Atena, niente male…

STR

Era un viaggio di piacere…

lì ci andammo per le pere;

se ricordo era di maggio,

e comprammo anche il formaggio…

BIA

Beh…mi sembra migliorato;

sembra che lei abbia studiato.

Ma stia attento a quei pidocchi,

sì, stia attento e non li tocchi…

STR (indicando il materassino)

Ma lì dentro, in fede mia,

c’è la mia filosofia…

BIA

Lì ci son solo pidocchi…

al saper non danno sbocchi…

STR

Dai pidocchi ho cominciato,

ho il denaro accumulato;

dai pidocchi son stimato,

e i pidocchi ho assecondato.

BIA

Sei uno zotico imbecille,

pensi solo a case e a ville;

pensi solo al tuo potere,

prendi tutti pel sedere.

STR

Sono solo un disgraziato,

e le Nuvole ho pregato;

or lo chiedo per mio figlio:

Nubi datemi un consiglio…

Si illumina la luce sul Coro.

CORIF

Te lo diamo quel consiglio,

manda a scuola ora tuo figlio…

STR

Io vorrei, ma io non posso…

son caduto dentro a un fosso:

quel mio figlio è un grande cruccio,

è un somaro più di un ciuccio.

Non ha voglia di penare,

non ha voglia di studiare.

CORIF

Come fai a sopportarlo ?

Mangia tutto come un tarlo…

STR

E’ un imbelle impenitente,

non ha voglia di far niente:

ma mi avete ora convinto,

non mi do ancor per vinto:

vado a casa, e in un istante

porto qui quel sacripante…

(poi rivolto a Biaggio)

e tu aspetta qui per poco…

io ritorno per il tocco…

Streppittoni va verso casa sua, Biaggio rientra alla Scuola, si spegne la luce sulla Scuola, si accende la luce sul Coro.

CORO

Or vedete, o spettatori,

mentre tutti son di fuori,

e voi avente ben capito

che noi siamo l’Infinito;

noi sappiam che voi umani

siete come gli aeroplani:

prima bassi voi volate,

poi più in alto vi levate,

ed ancora in basso e in alto,

poi in picchiata con un salto;

se sbagliate ad atterrare

vi arrischiate di schiantare.

La luce sul Coro si spegne e si accende la luce sulla casa.

Entrano in scena Finetto e Streppittoni, che trascina il figlio per i capelli.

STR (alterato)

Vieni fuori, vieni, via,

vai a studiar filosofia;

te lo dico, in fede mia,

lo vorrebbe anche…mia zia.

FIN (lamentoso)

Ma che…padre…ma…ma dove…

dove andiamo…ma per Giove…

STR

Ma che dici, ma chi è Giove ?

Non esiste, niente prove;

vieni qui, o farabutto

o nel cesso io ti butto…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI AUGUSTI STREPPITTONI

PER CONDIRE I MACCHERONI” (subito esce)

FIN

Non ho voglia di studiare…

STR

Tu ti devi migliorare…

FIN

Ma che dici, in quella scuola ?

STR

Non c’è altro, è quella sola…

FIN

Sono quattro sciroccati…

STR

Son dei geni immacolati…

FIN

Qui si studiano i pidocchi…

Sono tutti un poco tocchi (si tocca la tempia con l’indice)

STR (ad alta voce)

Ma che pezzo d’ignorante…

Ora a scuola, deficiente…

Streppittoni lo strattona verso la Scuola; si spegne la luce sulla casa e si accende la luce sulla Scuola.

STR (all’uscio)

Biaggio, vieni, c’è mio figlio…

Ha bisogno di un consiglio…

Biaggio esce, con in mano alcune pergamene.

BIA

Ah… se tu, o Streppittoni,

vieni a rompere i maroni ?

STR

Ho portato qui mio figlio,

ha percorso mezzo miglio…

BIA

E’ un ragazzo intelligente ?

STR

Ma non vuol far proprio niente…

FIN

Son dell’isola un famoso…

BIA

Stendiam tosto un vel peloso…

STR

Or vuol fare il Gran Fratello…

FIN

Voglio fare il menestrello…

E cantar come Fiorello…

BIA

Questo è un vizio di famiglia…

Ho prurito a una caviglia (se la tocca)

STR

Oh…mio figlio, da bambino,

era un genio…un perfettino…

con la buccia di una pera

ci giocava fino a sera;

coi carciofi e i fagiolini

ci faceva i soldatini;

con la pelle di un ranocchio

costruì perfino un cocchio,

ed ancor co ‘na zucchina

fece pur ‘na bambolina…

BIA (ironico)

Ah…un gran genio, veramente…

Un fenomeno vivente…

Ma per ora vi abbandono,

chiedo scusa e anche perdono.

Ora vado, ora io smonto,

c’è Darioffo e c’è Tramonto:

uno giusto e l’altro ingiusto,

a voi la scelta, a vostro gusto.

Biaggio esce ed entrano Darioffo e Tremonto. Streppittoni e Finetto si ritirano in disparte, verso la loro casa. Darioffo ha appeso un cartello al collo con la scritta “GIUSTO“, mentre Tremonto porta la scritta “INGIUSTO”.

DAR (a Tremonto)

Vieni avanti, qui di fronte…

TRE

Guarda quanta bella gente… (al pubblico)

DAR

Perspicace, veramente…

TRE

Ehi non far lo spiritoso…

DAR

Ma non essere penoso…

TRE

Hai paura del confronto ?

DAR

Due parole e io ti smonto…

TRE

Sono io sempre il più forte…

DAR

Tu sei peggio della morte…

TRE

Io so sempre cosa fare…

DAR

Qui c’è tutto da rifare…

TRE

Non trovare dei cavilli…

DAR

Parli solo agli imbecilli…

TRE

Ma son sempre belli arzilli…

DAR

I trasporti ? un gran disastro…

TRE

Guarda tu, che sei un impiastro…

DAR

Poi la scuola è un catafascio…

TRE (levando la mano al saluto romano)

Ci vorrebbe ancora il fascio…

DAR

La violenza sulle donne ?

TRE

Si riallunghino le gonne…

BIA

E la mafia e la camorra ?

TRE

Viva Sodoma e Gomorra…

DAR

E le truffe e le evasioni ?

TRE

Ma non rompere i maroni…

DAR

C’è un disastro in sanità…

TRE

Tutto a posto, in verità…

DAR

Conti pubblici già in rosso…

TRE

Migliorarli non li posso…

DAR

Il problema dei rifiuti ?

TRE

Giù nel mare li si butti…

DAR

E le guerre coi cannoni ?

TRE

Ci vorrebbe Streppittoni…

Si accende la luce sul Coro.

CORIF

Ora basta litigare,

o vi faccio qui legare;

dovrà scegliere Finetto

ciò che sente in fondo al petto…

DAR

Son d’accordo…

TRE

Io mi associo…

CORIF

Allora chi parla per primo ?

TRE (a Darioffo)

Tira fuori i tuoi argomenti,

metti in ballo i sentimenti;

tanto poi io ti sotterro,

un attacco io ti sferro…

CORIF (al pubblico)

Cari amici spettatori,

anche quelli che son fuori,

ora tutti sentirete,

ora tutti ascolterete…

ciò che i due avran da dire, (a Darioffo e Tremonto)

e così potrem capire

quali sono le ragioni,

perché siamo ingiusti o buoni…

CORO

Che Darioffo ci racconti,

quali sono i suoi argomenti…

DAR

Partirò da un po’ lontano,

parlerò col cuore in mano,

quando ancora nella scuola

era legge, la parola.

C’era un senso, nella vita,

sulla punta delle dita.

C’era un’aria, nei tramonti,

un profumo in mezzo ai monti;

i cortili, i giochi, i pianti,

i panini, il mare, i canti.

Si ascoltavan tutti i vecchi,

si aborrivano gli sprechi.

C’era il campo e l’oratorio,

e la spesa nell’emporio.

TRE

Roba vecchia, da buttare…

DAR

C’era gran semplicità,

c’era solidarietà;

si sentiva in tutti i pori

quella terra e i suoi sapori.

Tanto amor di verità,

con gli amici, in libertà.

TRE

Litanie da quattro soldi,

falsi e brutti manigoldi…

DAR

Or Finetto, tu m’hai inteso,

ciò che ho detto tu hai compreso.

CORIF

Che Finetto tenga in conto…

Ma ora parli anche Tremonto…

TRE

Io da un’ora mi contorco,

io non sono certo un orco,

ma è una cosa strepitosa,

fare tutto, fare ogni cosa.

Fare un bagno molto caldo,

fare il bello, fare il baldo;

ah che bello andare a zonzo,

non pregare come un bonzo.

Basta con la temperanza,

che ti viene il mal di panza,

sempre in giro, sempre a donne,

a guardar sotto le gonne.

A chi importa d’esser saggio,

a imbrogliar ci vuol coraggio:

Feste, cene e gran banchetti,

ogni notte in quattro letti;

di un tuo amico vuoi la moglie ?

vuoi levarti le tue voglie ?

l’importante è farla franca,

e il piacere non ti manca.

Poi pensate ai grandi affari,

conquistate i sette mari;

comperate gli avvocati,

corrompete i magistrati,

e ogni idiota spettatore…

si accontenti dell’onore.

CORIF

Ecco… (piccola pausa)

Ha parlato anche Tremonto,

or mettete tutto in conto:

fate voi le conclusioni,

non rompete più i….

Si illumina la luce sulla Scuola; escono Streppittoni e Biaggio a braccetto.

BIA

Streppittoni, ecco mio caro,

una al giorno io ne imparo:

che facciamo con tuo figlio,

a insegnar ci diamo piglio ?

STR

Ora insegnagli a parlare,

a pensare, a ragionare.

Servirà per i processi,

li faremo tutti fessi.

Bacchettate sulle mani,

cominciate pur domani,

e uno schiavo che lo sferza…

fagli il cul…come una verza.

BIA

Non ti devi preoccupare,

lo faremo ben sgobbare;

per le tette di Giunone,

ne faremo un gran campione.

STR

Lo terrò ben bene a mente:

che diventi un delinquente.

CORIF (a Biaggio e Finetto)

Ora andate in Accademia,

IL SAPERE CHE TI PREMIA…

Biaggio e Finetto escono e vanno in Accademia.

CORIF (a Streppittoni)

Non vogliamo giudicare,

non si vuole criticare,

ma stai attento Streppittoni:

non tirar troppo i cordoni.

Streppittoni esce e va a casa sua. Si spegne la luce in Accademia.

CORIF (al pubblico)

State attenti, o stolti umani,

chè ci prudono le mani.

State attenti a non fallare,

ci potremo anche incazzare;

nostra madre, la Natura,

è una dea imperitura;

se voi andate oltre quel segno,

ci prendiamo un certo impegno:

alla fame vi mettiamo,

e la fine decretiamo.

Mandiam acqua per tre anni,

cavallette e poi malanni,

neve, grandine e uragani…

se ci prudono le mani.

Si spegne la luce sul Coro, e si accende quella sulla casa di Streppittoni. Esce Streppittoni con un sacchetto di monete in mano.

STR

Ah che giorno disgraziato,

non l’ho certo meritato:

ora arriva un debitore,

che mi chiede trenta ore;

poi ancora gli interessi

sulla fabbrica di cessi…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“CESSI IMMENSI STREPPITTONI

VANNO BENE ANCHE AI CAPRONI” (subito esce)

STR

poi ti chiedono lo sconto,

io non sono certo tonto;

e domani c’ho il processo,

il Finetto porto appresso,

che mi sappia consigliare,

or che lui sa ben parlare.

Si accende la luce in Accademia.

Dall’Accademia esce Biaggio con una fetta di melone.

BIA (a Streppittoni)

Oh…salute Streppittoni,

vuoi mangiare dei meloni ?

STR

Salve augusto parlatore,

a me piacciono le more,

ma ora prendi l’onorario: (consegnandogli il sacchetto)

è un regalo della Lario.

E ora dimmi di mio figlio:

saprà darmi buon consiglio ?

Ora è in grado veramente

superare ogni frangente ?

BIA

Ha imparato, ha tutto a mente !

STR

Viva la corruzione…

BIA

Vincerai ogni tenzone…

STR

Ora ho un poco di paura,

dimmi s’è cosa sicura:

se qualcun mi dà i milioni

e ci son dei testimoni,

si può vincere la causa,

senza intoppi e senza pausa ?

BIA

Non v’è dubbio, è pur sicuro:

tu li metti tutti al muro.

STR

Io anniento i debitori,

poi inchiodo i creditori;

c’è mio figlio, il più splendente,

la sua lingua è più tagliente

di una spada a doppio filo,

per la Venere di Milo.

Non aspetto più un istante,

voglio qui il mio birbante.

Corri, chiamalo di fretta,

più un indugio non si metta.

BIA

Che Finetto venga fuori…

Finetto esce dall’Accademia stracarico di carte, pergamene, libri. Ne ha dappertutto, appesi alle spalle, spillati alle vesti, alla cintola; ha un grande foglio in bocca, ne perde per strada, si china a raccoglierli; è impacciato, timido e titubante.

STR (allargando le braccia, andandogli incontro)

Oh caro, caro figlio…

BIA (indicando Finetto)

Ecco, piglia, incarta e porta a casa…

Biaggio rientra in Accademia e si spegne la luce in Accademia.

STR

O Finetto, figlio caro,

tu sei un genere assai raro.

Or ti guardo e son convinto:

sei più bello di un dipinto.

Tu sarai la mia salvezza,

ora ne ho piena certezza.

FIN

Cosa c’è, che ti spaventa ?

STR

La tensione non s’allenta…

Sempre e solo debitori,

tutti i giorni creditori.

Ho pendenti sei processi,

c’ho una fabbrica di cessi…

BOTT (uscendo all’improvviso, urlando)

“GRANDI CESSI STREPPITTONI

PER LE VOSTRE PRODUZIONI” (subito esce)

FIN

Caro padre io ho studiato,

ho capito ed ho imparato:

la parola ora mi regge,

me ne frego della legge.

STR (al cielo)

Vi ringrazio Nubi leggiadre,

anche a nome di mia madre:

posso fare corruzione,

ed indurre in tentazione

tutti quanti i magistrati,

i notai e gli avvocati.

FIN

Presto conquistiamo il mondo,

e faremo un girotondo.

STR

Ora a casa in un istante,

apriremo lo spumante.

I due abbracciati vanno verso la casa. Si spegne la luce sulla casa, e si accende quella sul Coro.

CORIF

Ecco cari spettatori,

quanti fatti, che clamori,

quante storie sconosciute,

e di stile le cadute.

Questa trottola impazzita,

questa terra imbizzarrita,

schizza come un uragano,

fugge e zompa assai lontano.

Telecomunicazioni,

scuola ed assicurazioni,

calcio, mafia e le scommesse,

i conflitti d’interesse,

la politica e gli affari,

seppioline e calamari.

Ma ora insieme noi ascoltiamo,

altre storie raccontiamo.

Si spegne la luce sul Coro, si accende la luce sulla Casa, ed entra in scena Tronchetto, con una valigetta ventiquattrore in mano.

Tronchetto bussa alla Casa.

TRO (al pubblico)

Ecco qua, sono arrivato,

dall’Esperia son sbarcato;

sono giunto qui ad Atene…

c’eran anche due balene.

Sto cercando Streppittoni,

che mi deve otto milioni.

(verso la Casa)

Ehi di casa, c’è qualcuno ?

Siete morti, per Nettuno ?

Esce Bottiglio.

BOTT

Ma chi è ‘sto scostumato,

ma chi è che ha strombazzato ?

TRO

Son Tronchetto, il faccendiere,

sono il mago del quartiere;

devo dire a Streppittoni

di un affare di milioni…

BOTT

Ochei, ochei, ora lo chiamo…

(verso la Casa)

Streppo…vieni su, suvvia, andiamo,

qui c’è un tipo al cancelletto

che si chiama…mmm…Tronchetto…

Esce Streppittoni in pantofole.

STR

Ma cos’è, ma chi mi vuole ?

BOTT (guardando e indicando le pantofole del padrone)

Ehi, capo, ma che suole…

STR

Lascia stare…chi è ‘sto ganzo ?

E’ venuto per il pranzo ?

TRO

Ma che pranzo e colazione,

e non fare il ruffianone:

devo dirti due cosette,

devo metterti alle strette.

STR

Oh…c’hai poco da sbruffare…

Non star lì tanto a smaniare:

al mio fianco c’è Finetto,

il mio figlio prediletto.

La retorica è il suo forte,

sa parar fino alla morte.

Studia la filosofia,

come dice ancor…mia zia.

TRO

Ma che dici, fanfarone,

ma che parli, balanzone;

io ti mando la finanza

e ti viene il mal di panza.

STR (a Bottiglio)

Chiama subito Finetto,

è su al terzo, è sotto al letto…

Bottiglio entra in casa.

TRO

Ti consegno ai magistrati,

ti do in mano a quei pirati;

cosa credi ch’io sia fesso ?

ti massacro in un processo.

Arriva Finetto, un po’ assonnato.

STR

Ola, figlio, ben alzato…

l’è arivà ‘sto barellato…

FIN

Ola, padre, chi è costui ?

Son finiti i tempi bui…

STR

E’ un marrano, un faccendiere:

vuole aprirci in due il sedere…

FIN

Ah, ah, ah, che mascalzone,

ha una faccia da pappone,

ma io fò filosofia…

Bottiglio si affaccia solo con la testa dalla porta di casa.

BOTT

come dice anche…sua zia…

TRO

Ma che dite, che t’inventi…

e tra un poco te ne penti…

STR e FIN (insieme)

Ah, ah, ah

Sentirem le baggianate,

sentiremo le scenate

che ha da dire questo insetto,

che si fa chiamar Tronchetto.

TRO

Tu sei peggio di Pinocchio,

tu sei peggio di un pidocchio:

ti sei sempre lamentato

di esser stato un dì indagato,

che in politica sei entrato,

ma ancor prima, senti senti,

per trattar stupefacenti.

FIN

Questa cosa non è vera,

lui non sa cos’è una pera;

tutt’al più al primo maggio

se la mangia col formaggio.

TRO

In quell’anno, il novantuno,

di miliardi ben ventuno,

hai versato a quel Bettino:

è successo un gran casino.

FIN

All Iberian era una sola,

se la cosa ti consola.

TRO

Quel famoso ribaltone,

per tentata corruzione

alla Guardia di Finanza,

fu davver senza creanza;

fu la Lega di Maroni,

per far prima le elezioni,

tu c’avevi le intenzioni.

FIN

Voi credete a quel Maroni ?

Come tutti i polentoni ?

Un che sta vicino a Bossi,

solo lui che ce li ha grossi…

TRO

E poi c’è Mani Pulite,

le torture garantite,

e di quelle toghe rosse

si controllano le mosse;

le mazzette clandestine,

le furbizie sopraffine.

FIN

Tutti giochi consentiti,

mille volte triti e triti;

ora fò filosofia,

vaffanculo…anche a mia zia.

Tronchetto esce di scena buttando a terra la valigetta, sconfortato e borbottando.

STR (a Finetto)

Bravo, grande, figlio mio,

l’hai fregato a quell’arpio;

ora andiamo a banchettare,

e poi andiamo anche a ballare.

I due a braccetto cantano sull’aria delle osterie ed entrano in Casa.

FIN e STR (insieme)

NOI FACCIAM FILOSOFIA

PARAPONZI PONZI PO’

TUTTO IL RESTO E’ FETENZIA

PARAPONZI PONZI PO’

IL TRONCHETTO ABBIAM SEGATO

PER L’EGITTO S’E’ IMBARCATO

DACCELA A NOI GIUNONE

DACCELA A NOI GIUNO’…

Si spegne la luce sulla Casa e si accende quella sul Coro.

COR (sparsi in mezzo al pubblico)

Ci si innamora di una donzella,

ci si invaghisce di una pulzella,

poi si impazzisce per gelosia,

fuori di testa per la mania;

ci si fa in quattro per un rampollo,

quando si è presi poi per il collo,

qualcuno crede d’essere eterno,

che mai non andrà giù nell’Inferno. (piccola pausa)

Poi ci siede lassù, sui troni,

e ci si sente i veri padroni;

ma fate attenzione a dar troppa briglia,

che sia un figliolo oppure una figlia:

ci si potrebbe davvero pentire…

ma ora silenzio…stiamo a sentire.

Il Coro rientra alla sua postazione.

Si accende la luce sulla Casa e si spegne quella sul Coro.

Esce Streppittoni inseguito da Finetto, che ha in mano un mestolo da cucina.

STR (urlante, disperato)

Ma che figlio farabutto…

ahi che botte…son distrutto…

FIN

Te ne ho date troppo poche…

STR (mostrando il braccio)

Mi han beccato anche tre oche…

FIN (minacciando Streppittoni col mestolo)

Or ti prendo a mestolate…

STR (scappando in mezzo al pubblico)

Per Mercurio…lo fermate…

FIN

Vieni qui…figlio di un cane

STR (tenendosi la testa con le due mani)

Sento in testa le campane…

FIN

Te le suono per un mese…

STR

Scapperò da ‘sto paese…

FIN

Te le suono ben benone…

io ti gonfio…e con ragione…

STR (lamentandosi)

Ma che dici, per favore…

FIN

Sei un fallito, un impostore…

STR (indicando il figlio al pubblico)

Ma che grida…ma che vuole ?

FIN

Ti sbudello in due parole…

STR

Che vuol dire, dammi conto…

FIN

Ho un discorso, ora già pronto…

STR

Un discorso ? ma che gusto…

FIN

Vuoi l’Ingiusto, oppure il Giusto ?

STR

Ah…sei proprio un imbecille…

la pressione mi va a mille.

Ma è normale esser picchiato ?

Da tuo figlio malmenato ?

FIN

E’ una cosa sacrosanta,

e nessuno non si incanta:

sono ormai un vincitore,

e del giusto son cantore.

STR

Più non c’è la religione,

più non c’è mezza stagione;

quei che van sono i migliori,

non han gusto i pomodori…

Chi ha un amico c’ha un tesoro,

e chi sta fuori dal coro.

Forza Atene, forza lupi,

son finiti i tempi cupi…

COR

Caro vecchio Streppittone,

or tuo figlio capellone

è un fetente patentato,

meno male che ha studiato,

lì dal Biaggio, in Accademia,

il sapere che ti premia…

CORIF

A saper noi si incominci,

sembra quasi un Gratta & Vinci,

ma qui il Coro vuol sapere

-non ci prendi pel sedere-

come tutto è cominciato,

e tuo figlio t’ha menato.

STR

Or vi spiego e ve lo dico,

giacché sono un vostro amico:

ricordate…era una festa,

da far poi girar la testa…

c’è una tipa, una tamarra,

dice:”Prendi la chitarra,

suona un tango, una mazurca,

una salsa, la marcia turca.”

Ed io aggiungo, poveretto,

zitti zitti, canta Finetto.

FIN

Stavo lì, stavo mangiando,

i fagioli degustando;

non dovevo più mangiare

e poi mettermi a cantare ?

STR

Ecco è quello che ci ha detto,

sto mio figlio, lui, Finetto.

FIN

Poi, finito di mangiare,

mi son messo anche a cantare…

STR

E cantò come uno scemo

le canzoni di Sanremo;

io volevo Fransinatra,

non un can che urla e latra;

io gli chiedo Totocutugno

e lui mi dà un ciaffon sul grugno;

io volevo Luciodalla

lui mi spacca questa spalla.

Poi domando Carosone

Giù sul naso un sganassone,

poi cazzotti e giù mazzate,

mille botte lui m’ha date.

Mentre mangio una frittella

sento sempre l’Apicella.

FIN

Io cantavo Giovanotti

alle feste e nei salotti;

lui è il meglio che ci sia

tutto il resto è porcheria.

STR

Ma che hai brutto somaro,

una al giorno una ne imparo:

ma se parlo, buonanotte,

lui mi prende a calci e a botte.

FIN

Te le meriti, per Marte,

ti sbudello da ogni parte.

STR

Ma toh…guarda…lo sentite ?

Di aver figli vi pentite…

Quando era ancor bambino

Gli facevo il semolino;

se diceva bè…bè…bè…

ecco l’acqua oppure il tè;

se diceva pà…pà…pà…

la pagnotta eccola qua;

se dicevi pù…pù…pù…

fai la cacca pure tu,

e se dicevi na…na…na…

tavoletta sul sofà.

FIN

Storie vecchie e accantonate…

STR

Sono cose delicate…

Quando prima mi hai menato,

non hai tu considerato

che strillavo a più non posso,

e mi son…cagato addosso…

CORO

Or vediamo che risponde,

è dei giovani, d’altronde,

ribellarsi al padre vecchio,

il passato via in un secchio…

CORIF

Oh Finetto, fai vedere,

tu ci devi persuadere,

mostra a tutti che hai ragione,

senza tanta esitazione.

FIN

Belle son le novità,

raccontarle in Agorà;

cose nuove e intelligenti,

fatte sol per i vincenti:

la pleistescion, il karaoke,

tiro il collo anche alle oche.

Tutti i vecchi son barbosi,

siam dell’isola i famosi.

Voi in testa un sol capello,

noi tifiam grande fratello;

voi giocate solo a scopone

io più bello di un pavone…

STR

Ma sentite, che parole…

Quanto il cuore me ne duole…

FIN

Ora fò filosofia,

come dice anche…sua zia;

ora sono di valore:

do lezioni al genitore.

STR

Eri meglio coi cavalli,

anche se c’avevo i calli.

FIN

Voglio farti una domanda:

-metto un poco di lavanda- (si profuma)

quando io ero bambino,

me le davi…sul culetto ?

STR

Era solo a fin di bene,

era giusto, per Selene…

FIN

Anche adesso, per Giunone,

io ti do uno sganassone;

io lo faccio a fin di bene

e alleviare le tue pene.

Io piangevo per le botte,

tu ora strilli, e buonanotte.

STR

Ma una cosa così fatta,

è una cosa proprio matta;

nella storia si è veduto

un papà mazzo e battuto ?

FIN

Faccio io una nuova legge,

che sul ricordo bene si regge:

quando un figliolo riceve mazzate,

lui quando è grande le ha ritornate.

Prendi un galletto ad esempio, per caso,

al vecchio suo padre lo becca sul naso…

STR

Tu vuoi far come un galletto ?

Dormi fuori da ‘sto tetto:

vai a stare in un pollaio

e stiam fuori da ogni guaio…

FIN

Ma che c’entra, ma che dici,

forse più non pago l’ICI…

STR

Basta or con le mazzate,

metti fine alle cazzate;

or stai attento, ascolta, senti,

metti fine o te ne penti.

FIN

Padre, questa è una minaccia ?

STR

Guarda me per bene in faccia:

ho il diritto di suonarti,

e tu devi ormai calmarti…

FIN

E anche tu prendi ceffoni

se a qualcun rompi i maroni…

STR (al pubblico)

Forse i tempi son cambiati,

e noi vecchi rimbambiti,

se sbagliamo le prendiamo

e nel cul ce lo…

FIN

E’ non è ancor finita,

non si ferma la partita;

se si picchia il proprio padre,

poi si gonfia anche la madre…

STR

Oh, ah, eh, ma ciò è tremendo,

a quest’onta non mi arrendo.

Non è giusto, chi lo dice

di mazziar la genitrice ?

FIN

E’ un discorso articolato,

e non son certo malato.

STR

Ma hai studiato in Accademia,

IL SAPERE CHE TI PREMIA;

questa è pur filosofia ?

Ora gonfio anche…mia zia.

(poi al Coro)

Ma che avviene, cosa è stato,

io Finetto vi ho affidato;

ma che è stato, che succede,

a vederlo non si crede.

CORIF

Tu sei stato, tu demente,

hai iniziato, delinquente.

STR

Voi m’avete allora illuso,

ero in pappa, ed ero fuso;

non mi deste avvertimento,

ho sbagliato ogni momento.

CORIF

E’ una regola divina,

vale qui ed anche in Cina:

se cucchiamo un mascalzone,

un mafioso o un gran ladrone,

gli facciam passar la voglia

dell’Inferno sulla soglia.

STR (al Coro)

Ho capito la lezione,

sono proprio un fanfarone;

(a Finetto)

alla Scuola t’han beffato

per il cul c’hanno pigliato…

Voglio andare all’Accademia,

il sapere che ti premia,

voglio far piazza pulita,

voglio far terra bruciata.

FIN

E far torto al mio maestro ?

Credo tu faccia un impiastro.

STR

Non m’importa di quel gaggio,

io ci vado con coraggio;

il tuo di è il dio denaro,

tienlo a mente, figlio caro…

FIN

Ah…ecco…allora, un dio esiste.

E’ una cosa molto triste

Che tu creda in cose vere,

e poi cambi di parere.

Finetto esce

STR

Ah che pazzo sono stato,

da quel Biaggio ero annebbiato;

io li porto in tribunale,

io li faccio finir male.

Biaggio, Grillo e quel Darioffo,

ogni allievo è un gran gaglioffo;

preso datemi un cannone

chè gli sparo dal balcone.

Esce Bottiglio con una specie di trombone che spara palle da tennis.

BOT

Sono qua, o mio padrone,

ora sparo col cannone…

(spara verso l’Accademia)

Escono Biaggio, Benigno e Darioffo, allarmati.

BIA

Che succede, per Giunone ?

E che c’è rivoluzione ?

DAR

Ma che è stato, un attentato ?

BEN

Ma che è, ma chi ha sparato ?

STR

Sono io che vi ho centrato,

non vi ho certo risparmiato;

l’Accademia ci ha tradito,

non avevo ancor capito

e studiar non è servito:

ora prego il dio denaro

e non certo san gennaro,

che mi lasci lavorare,

che mi faccia governare.

Farò ricchi gli ateniesi,

belli, forti e assai cortesi;

darò a tutti un bel lavoro,

cosa, macchina e decoro.

Farò tutti divertire,

li farò ringiovanire;

farò crescere i capelli

ai pelati brutti o belli.

Tutti quanti saran ricchi,

molto più degli sceicchi;

tutti avranno una gran villa,

maccheroni di barilla,

iot, golf e limusine,

pantaloni in gabardine,

orologi e macedonie,

orchidee e poi peonie,

e alla fine, in verità,

a tutti l’immortalità. (pausa)

Ah…dimenticavo…

In ogni casa…

SEMPRE CESSI STREPPITTONI…

Esce Bottiglio immediatamente.

BOT

Per le vostre operazioni…

Bottiglio e Streppittoni rientrano in Casa, Biaggio e discepoli rientrano in Accademia. Si spengono le luci e rimane solo quella sul Coro.

COR

Cari amici spettatori,

noi tra poco andremo fuori,

ecco come van le cose:

non son sempre fiori e rose.

Se vi abbiamo inver annoiato,

se vi abbiamo divertito,

forse è un gioco strampalato,

e la vita ci ha insegnato

ch’esser liberi non è reato.

Vi chiediamo solo un dono: (pausa)

DATE A NOI IL VOSTRO PERDONO.

Si spegne la luce sul Coro. Il Coro esce.

FINE

sabato, 6 Dicembre 2025
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