ANIME MALATE ANIME PERDUTE

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Poesie

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ANIME MALATE

ANIME PERDUTE

parole e lacrime dagli istituti psichiatrici

legge Basaglia n. 180 – 13 Maggio 1978

Ispirandosi alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz, Basaglia s'impegnò nel compito di riformare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale. Come disse lo stesso Franco Basaglia durante una intervista: “Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse; è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente. Ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione”.

Nulla

Perdemmo la pelle e le caviglie

perdemmo il suono delle cucine materne e dei cortili

e le minestre si tramutarono in ciotole di alluminio freddo

e bussole senza volto

il vento nuovo che fu generato

si inchiodò ad una banchina di zucchero morbido

ed il tutto fu difficile da riconoscere e da leggere

il nulla tracciò la sua firma sul vetro delle intelligenze

il nulla afferrò il seme dell’immortalità con unghie fumose

e miele acido

il nulla stabilì la sua casa

dentro i ventricoli azzurri della non speranza

Silenzi

Le pietre, le bocche cucite con chiodi, i legni e i coltelli,

i portici e le finestre delle case vuote, le serrature,

si unirono al grido dei lupi e dei coyote

ammaestrati da camici bianchi senza lingua e senza sillabe

qui si alzarono in piedi le maniche della paura

ed un'acqua senza sale scappò via

a difendere i sogni di una madre senza colpa e senza utero

un'acqua senza memoria scappò via

a circoscrivere capanne imbiancate di corpi immobili
con le scale ed i suoi muri

che una volta generavano bandiere e grammofoni neonati

e che adesso dimenticano il loro nome e le loro geografie

intorno

fuori da una croce di acciaio

si intrecciano fiori increspati e foglie

di un laggiù senza domani

queste case nuove ospitano il sangue delle donne

e del loro sonno
come colombe e navi mai incontrate

anche una luna immaginata ha perduto il suo odore

e la sua ombra mattutina

divora moltiplicazioni di frumento e maree

qui

si lascia tutto all’arrivo

in una gabbia di urla e giacche di cemento:

l’oro della terra, il timbro della pelle,

i disegni della sabbia e del pane,

il colore del pianto, della pioggia

e dei grappoli dell’abbandono

qui

si lascia tutto all’arrivo

in una gabbia di vomiti e gonne di filo spinato:

il grembo delle innocenze

il fumo insepolto e lacero dei primi banchi di scuola

le spade paterne abbandonate all’aria

Dolori

...in questa ultima stanza di manifesti candidi

ho scritto la fuga dei miei deliri :

l’impronta molecolare del ventre materno

la cometa marina

la medusa sciolta nella nebbia degli ultimi giorni
il passo incatenato

la corda ammaestrata dal perdono
la miniera di siringhe che trafigge la lingue ed i polsi

il braccio di fuoco

che mi strappa le sillabe dell’ultimo addio

la coperta di macerie e di vetro corroso

le cattedrali e i diamanti che non ho mai abbracciato

un cane senza volto

un cortile senza geometrie

un comignolo senza pareti e senza presenze

...in questo giaciglio di pidocchi e fango di fagioli

l 'intelligenza del dolore primario

ha scavato la sua eredità e le sue creazioni

Cose impossibili

...noi angeli infiniti

trascinammo dentro lo stomaco dell'agorà

il petrolio e la carità di questi resti

con uncini di lobotomie arrangiate

imbarcammo qui nei corridoi senza luna

mandriani di veleno e di alcol infinito

incatenammo il ventre azzurro della giovinezza

in una maschera ghignante travestita da infermeria

noi angeli infiniti

portammo sugli altari il sudore delle scrofe

e delle candele

frustammo i fiumi e le loro carezze

annodammo il collo delle montagne

e le lacerazioni delle loro radici

imparammo il suono delle sirene e dei draghi

disegnammo il confine minaccioso dei ghiacciai

poi

alla fine

un mercato di oceani e sciabole

squarciò lavagne e passaporti

carbone e cipolle
tele di ragno quaderni crisantemi lampadari arance

forchette annerite dall’odio scarpe malate

furono bruciati i confessionali dell’alleanza

e le chiome delle vergini sudarono il sangue della vergogna

troppo tardi

Ipocrisie

...da questo squarcio nella tela

mi appari chiara e oscura

bruna dorata nera bianca infinita limitata
immensa microscopica fuga verso l
'universo

come il vento e lo stige come l’acqua come il vino

come una patria una bandiera uno scudo anarchico

mi trovo tra le mani solo un pianto avvinghiato alle lacrime

un pane imbalsamato

una strada senza luogo

una chiesa cruda senza cupole

e senza anime da salvare

sei tu che appari

dietro lavagne imbrattate di saliva acerba

dietro specchi colmi di fotografie vuote

sei tu che appari al tramonto dell’alba

alla fine dell’inizio

alla nascita della morte

sei tu avorio e fango

cuore e incertezze

gemma e sterco

sei tu

lo sguardo di un papavero

corroso dalle terapie e dalle diagnosi con la cravatta blu

Ferite

ho qui un’incertezza nuova

una ferita vacillante

una pelle trapassata e schernita

immolata su un sangue fangoso e putrido

abbiamo qui un armadio di pillole e frecce allineate

illuminate dalla ferocia di un fuori

che non riesco a vedere

mi rimangono palpebre e orecchie timbrate

mi rimangono denti inchiodati ad una bottiglia di sonnifero

mi rimangono lettere nere dentro l’acido delle endovenose
mi rimangono arterie polverose

nelle biblioteche degli antidepressivi

sono andato via dai salotti

per vedere uccidere le origini delle farfalle

sono andato via dalla mia prima strada

per vedere uccidere il cielo dei miei fratelli

sono andato via dalla rugiada

per vedere uccidere

i tentacoli della sconfitta
sono andato via dai capelli della mia amata

per vedere uccidere il profumo del suo seno

sono andato via dal mio libro di fiabe

per vedere uccidere le scarpe degli gnomi e le loro risa

sono andato via per non tornare

chiusero tutte le giostre

la sera

Schiavitù

fu la terra, la nostra terra,

che generò l’acciaio e la creta,

la luce del sangue e le catene dell’inviolabilità
fu la terra, la nostra terra,

che generò le lacrime delle torrette di guardia

e la paura claudicante dei cancelli

fu la terra che sognò schiume e tabernacoli

in una torta di farina e platino

fu la terra che decise l'urlo della mia gola

tra minestrine di fagioli e scarpe senza rumore

fu la terra, la nostra terra,

che mi bevve il sangue

e lo mischiò con il battito azzurro del direttore dell'istituto

fu la terra, la nostra terra,

che si macchiò di palloni bambini

e riempì di stracci anestetizzati la bocca delle mie paure

fu la terra, la nostra terra,

che mi graffiò oro e smeraldi

dentro questo povero imbuto di giugulari capovolte

Lontananze

Erano villaggi tutto intorno

attraversati da inverni allineati e ferrovie

erano villaggi tutto intorno e caffettiere imbalsamate

allenate ad infilare tatuaggi di sterco

dentro madonne incantate da serpenti e bowling


fuori c’erano cuscini di saliva invincibile

che uscivano da segnali di fumo

da telegrammi

da piccioni viaggiatori

da tamburi senza occhiali


ero io un viandante unico

che serviva ad illuminare le strade

fino al punto in cui si univano orologi senza orario

e tavolozze senza futuro

poi

una notte senza luna e senza sciacalli

seppellirono il mio cervello

in fondo ad una cattedrale

vuota

senza altari

senza pulpiti

senza arpe
senza angeli
e così

persi il sorriso delle madri

per sempre

Avversità

quante ombre cambiarono la loro forma

e divennero camici bianchi e cannibali

divennero volpi invisibili e galline sgozzate

divennero pantofole e stivali aguzzi

quante bandiere scivolarono tra colori senza colore

in un emisfero grigio

da cambiamento

quante bandiere divennero grotte e miniere di sale

maschere e siringhe e scudi di plexiglas

quante bandiere dormirono poi senza sognare

in alveoli pieni di gelatina ingannatrice

quanti baldacchini troni corone castelli sigilli di piombo

promesse lacrime proclami direttori capireparto

divennero acquitrini e polvere

e vomito di lucertole senza padrone

quanti diamanti e bicchieri di petrolio e certificati

banconote scrigni casseforti
divennero culle calpestate rami spezzati fiumi anneriti

spade agonizzanti ventri maciullati chiodi cattivi

non c'erano più i miei sandali di cartone

da nessuna parte

Non conoscenze

fu ritrovato il mio libro appena nato

quel libro bambino fatto di lampi e sguardi sconosciuti
fu ritrovato il mio libro bambino

con dentro parole trasparenti

parole fugaci

parole dure

parole fiorite

parole amare

avevo come segnalibro una maschera

perduta nelle sopracciglia impaurite del padre

erano lontani i confini nascosti

dove le mani mi ferivano ogni giorno
dove le ruote dei carri non baciavano il fango

ma la pelle dei cinghiali e delle vecchie senza latte

dove le lame nate dal fuoco ornavano il collo delle vergini

c'erano spose di miele e di granturco dentro i miei sogni

c'erano elmi luccicanti che arrivavano da est

dentro i miei sogni

oggi rimane solo un muro graffiato nell’argilla

al posto del mio cuscino

sotto

neanche una parola di perdono

od una molecola di lacrima

Differenze

Fu così per quelli felici

quelli che credevano di essere felici

e furono venduti su tavole ricoperte di documenti

fu così per quelli che nascosero sotto i ventricoli

il numero della previdenza sociale

e le bugie raccontate ai semafori

nelle piazze

alcuni credettero di essere felici

altri scrissero i loro nomi sulle pietre dell’olocausto

alcuni impararono il suono delle sirene e delle ambulanze

altri si specchiarono nelle gelide aurore

di scarpe senza rumore

alcuni ingoiarono sabbia e sussurri notturni
altri comprarono isole e miele fresco

alcuni cambiarono il nome alla paura e alla vergogna
altri scambiarono orologi e angeli

con bistecche di vergogna

i succhi del Risperidone, dell 'Olanzapina, della Quetiapina, del Seroquel, dello Ziprasidone, dell 'Aripiprazole,

del Paliperidone

lasciarono le loro criniere in ostaggio
agli spaventapasseri dell’insolenza

Croci e Lacrime

sotto il malleolo del mio letto ho trovato tamburi

chitarre e canti arrangiati

palazzi di diamanti vuoti
ho trovato megafoni e supplizi

arazzi di vetro

cucchiai silenziosi

dentro la trachea di questa cella

ho trovato parrucche tormentate

patiboli e manganelli di calcestruzzo

corrosi dal ghiaccio delle mie mestruzioni

mi hanno raccontato di pioggia velenosa

di colombe perdute

di figli di creta e piombo

trovati nel mio utero addormentato

dentro il mio seno

hanno fotografato gatti meccanici
gole affamate
hanno disegnato il colore bruciato del mio primo bacio
hanno danzato sulla pioggia falsa della mia vagina stuprata

con scarpe tenaglie e incudini infette

il pomeriggio furono portati fiori morti

e trombe schiumanti
sotto le ginocchia del mio psichiatra

nel cortile di gomma e sale

intanto

i ciliegi feriti pregarono schiaffi e orgogli verso la luna
i cavalli divennero fulmini e dolcezze
e furono assassinate le barche buie

che camminavano amici e figli dentro la notte

di un incontro

di fronte avevo solo uno specchio nudo

con i miei riccioli biondi incollati al ricordo

di fronte a me c'erano solo altre stelle neonate

altre basiliche altre impronte infinite
altre sabbie colorate

altre geografie profumate
altri gelsomini parlanti

altre ginestre disegnate nel cerchio delle primavere
altre colline di pandispagna

altre carezze gemelle della neve

forse
un capriolo fratello

senza oro e senza gloria

tornerà una sera dall’ultimo freddo
per riprendersi tutte le sillabe del mio nome

martedì, 9 Dicembre 2025
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