LETTERA AD UN'USCITA DI SCENA
Lettera ad una Uscita di Scena
Cara Uscita di Scena,
ti scrivo questa mia, qui, da questa squallida camera d'albergo, nella quale sono stato costretto a soggiornare per motivi che non desidero divulgare. Ti scrivo in quanto non riesco a prendere sonno (sono quasi le quattro del mattino), e non riesco a capacitarmi per quanto avvenuto questa sera, durante lo spettacolo. Gran parte degli spettatori presenti ha avuto reazioni incontrollate, che mai nessuno avrebbe potuto immaginare che accadessero. La cosa, poi, si è svolta in pochi attimi, e tali reazioni sono state istintive, incontrollate, imprevedibili e, in alcuni casi, anche tragiche. Alcuni, tra il pubblico, hanno perso ogni briciolo di autocntrollo, aggredendo violentemente il vicino di poltrona; altri hanno emesso grida e versi, che di umano non avevano assolutamente nulla; altre ancora, soprattutto donne, si sono strappate di dosso gli abiti, dando poi vita ad uno sfrenato carosello di gesti inconsulti, pronunciando ad altissima voce parole e frasi insensate, alterando i lineamenti del viso che, in alcune, apparivano storpiati e trasfigurati all'inverosimile. Alcuni spettatori, che occupavano le prime file di posti, si sono catapultati sul palco, aggrappandosi alle corde dei sipari, sfondando le quinte con violenti pugni e calci, strappando il grande telone sul fondo, che. miseramente, era collassato sul legno dell'impiantito, assumendo una nuova forma, una specie di enorme pesce variopinto e orribile a vedersi. Cara Uscita di Scena, so benissimo che la colpa di tutto quanto appena descritto non è tua; ho intuito da subito che tu hai fatto tutto il possibile per evitare che questa vicenda incresciosa accadesse, e degenerasse a tal punto da far piangere a dirotto tutti i camerini per gli attori, le poltrone in sala, i fari, e tutte le locandine affisse in tutta la città.
Un caro saluto da paul
19 Aprile 1898, al teatro Rosita Avila, di San Miguel de Tucuman, Argentina