BENEDETTA SIA L'ACQUA DEL PO
paulsark
BENEDETTA SIA L’ ACQUA DEL PO
Chi sono gli altri ?
…storie e ristorie di un’ Italia sconosciuta.
bisbidisedizionidarte
…a tutti coloro che sono stati marchiati nel tempo come “diversi”,
dentro le mani, dentro il cuore, dentro l’anima.
A tutti coloro che hanno torturato, offeso, ucciso,
in nome di una fede, in nome di una ideologia, in nome di un credo.
A tutti coloro che non hanno mai avuto la forza
o la fortuna di perdonare.
A tutti coloro che se ne sono andati in silenzio,
con parole mute in mezzo agli occhi,
senza capire…
Benedetta sia l'acqua del Po
…la paura è dotata di straordinaria forza. La paura ha lunghi tentacoli, che penetrano nella mente e nelle cose. La paura degli altri, poi, toglie il respiro, limita i movimenti, atterrisce e sconvolge, inchioda e non fa pensare. La paura dei diversi, infine, è sottile, subdola, infinita, sconosciuta. Si annida nei sogni, negli specchi, sulle sedie, al di là delle porte, nel pane, a volte. La paura del diverso ti prende alle spalle, non ti lascia spiegazioni, ti segue dappertutto, ti lascia bigliettini ambigui sotto la porta, sotto le scarpe, tra le setole dello spazzolino da denti. Il diverso lo vedi, lo senti, lo scopri, lo ascolti, lo individui, lo trovi, lo annusi, lo tocchi, lo indaghi, lo fuggi, lo pensi, lo immagini. Poi il tutto si mescola e si fonde in un grande pentolone, e rimesti e rimesti, a fuoco lento. E dai vapori emergono fantasmi senza nome, masse informi senza peso, che si tramutano in microscopiche particelle che penetrano nei pori, sotto la lingua, in mezzo alle dita. E di colpo le parole si mettono in fila in modo nuovo, improvviso. Di colpo la retina indossa un filtro di diverso colore. Di colpo il respiro ha un ritmo sconosciuto, la grafia muta aspetto, la voce si fa stridula, i movimenti leggermente più meccanici, e il mondo circostante sembra assumere tutte le tonalità del grigio.
Arrivarono da un tramonto verdiano
semicrome a forma di conchiglia
semicrome a forma di addio
semicrome a forma di arcobaleno
a innalzare verso l’universo
un canto di catene e di nuvole allacciate
di allodole di lacrime di deserti
di preghiere di scale di pagliacci di sciabole
di sangue di morti senza nome
fu regalato quel canto
al popolo degli ebrei
a coloro che hanno paura a coloro che fuggono
agli omosessuali ai navaho
ai guaranì ai papua
a coloro cui strapparono le parole
a coloro che bruciarono dentro le piazze delle idee
agli uomini nati dentro le valigie
ai tuareg ai viaggiatori della notte
agli sconfitti a quelli che camminano senza scarpe
a coloro cui fu tagliata la lingua
alle donne che persero gli occhi il profumo
e la dolcezza delle loro vagine
ai bambini nati sotto la velocità delle gazzelle
a coloro che abitano il fumo di locomotive sconosciute
ai fabbricanti di boomerang e di outback
ai vecchi senza speranza
agli uomini senza bandiera
agli zingari e ai loro violini a forma di cavallo
agli uomini avvolti da corde e anelli d’acciaio
caddero esanimi le note di questo canto
sulla spada e sul cervello di Alberto da Giussano
e si adagiarono sulle mani del “Va pensiero”...
…l’Italia confina a nord ovest con la Svizzera…a ovest con la Francia, a est con la Slovenia, a nord con l’Austria. All’interno dei suoi confini trovano posto inoltre altre due nazioni indipendenti: la Città del Vaticano e la Repubblica di San Marino.
…l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro…
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
…cresce lento e sottile
sotto un sole malato macchiato di granturco e mandolini
questo lungo verme memoriale
fatto di sacchetti di nylon e materassi bruciati
di panchine annerite da saliva velenosa e di fiori senza petali
di crisi economiche di scippi di pentole di Mercedes senza nome
di pidocchi di talismani di lamiera di campi rom di tubercolosi
di inni fragili di immondizia agonizzante di paure graffiate nell’amianto
di un cielo moribondo di ruote affamate di tempo non pensato
cresce dentro le viscere di questo fiume pigro
uno scudo di parole accartocciate
tra cavoli e zingari e pomodori e mele e albanesi e cingalesi
e senegalesi e ivoriani con i denti lucidati dalla luna
e ragazze cilene con il loro sole lontano tra i capelli
e poi braccia stanche e bombole esplose all’alba secca dei gennai
“VOGLIO ELIMINARE I BAMBINI DEI ZINGARI”
il signor Gentilini afferra Treviso per la sua parrucca ingiallita
e così le lacrime del Sile non vogliono più giocare a nascondino
con il porfido che ha trovato casa in piazza Erbe
“ IO VOGLIO LA RIVOLUZIONE NEI CONFRONTI DELLA TELEVISIONE, DELLA RADIO, DEI GIORNALI PERCHE’ CONTINUANO AD INFANGARE LA LEGA. E’ TEMPO DI ZITTIRLI TUTTI. DOBBIAMO METTERGLI DEI TURACCIOLI IN BOCCA E SU PER IL CULO A QUEI GIORNALISTI ”.
Popoli erranti popoli maledetti popoli dannati popoli puzzolenti
popoli senza dio senza lingua senza arte senza luna senza terra
senza bandiera senza canzoni senza finestre senza pane senza pelle
senza tempo conosciuto
“I NOSTRI STRACCI, I NOSTRI COSTUMI DI GENTE
SENZA ESIGENZE, DI ZINGARI CHE SI CONTENTAVANO
DI ROSICCHIARE PORCO SALATO, FORMAGGIO, CIPOLLA
E PANE, E CHE SI ADATTANO A CACCIARSI DI NOTTE IN TRE,
IN QUATTRO , IN DIECI DENTRO LA MEDESIMA STAMBERGA,
CI HANNO PROCURATO ALL’ESTERO UNA TRISTE NOMEA”
Queste carrube ce le infileremo negli occhi; il nostro sangue verde riempirà lo stomaco dei vulcani, e così qualche T-shirt, con la scritta “ITALIANI BRAVA GENTE”, potrà viaggiare a velocità della luce
sulla A1, tra Milano e Roncobilaccio, tra lo schifo industriale
degli autogrill, tra babbi natale cinesi in mutande che ballano al ritmo di jingle bells, caramelle gommose a forma di gallina, pane toscano
di cemento armato e cioccolato al latte in offerta prendi otto paghi ventisette;
…abbiamo scimitarre dorate per distruggere
le vostre capanne metropolitane
abbiamo ruote dentate e cani d’acciaio per annegare i vostri bambini
sotto il Castello Sforzesco
abbiamo coltelli eterni e sabbia molle e traditrice
per scavare le vostre lingue
per seppellire i vostri violini sotto le fogne del Colosseo
…siamo il centro del mondo
dicono i milanesi e i romani
i milanesi de Milan e i romani de Roma
al di là del Tevere e al di là del Po ci sono solo barbari e bastardi
greci parigini polacchi ungheresi terroni burini napoletani turchi barabba
slandroni senza dio porci briganti ludri gaggi bastasci
…noi siamo gli eredi della creazione
abbiamo tra le gengive il sapore della specie ideale
siamo stati scelti da dio e da tutta la combriccola degli dei
lassù nell’Olimpo
per comandare il mondo
per deviare il corso infinito dei fiumi
per bruciare le carcasse dei nostri pranzi natalizi
sotto la pelle delle montagne
per tagliuzzare l’anima ai lecci e alle robinie
per strappare le unghie ai candelabri e ai rabbini ammantati di grigio
per disegnare gallerie liceali nel fumo di una partita
giocata in una sola direzione
…stiamo qui a confezionare sotto spirito
la nostra italianità asciutta e prepotente
e gli spaghetti come capelli scrivono sul tricolore
il pianto elementare dei nostri figli cresciuti a Nutella e cellulare
con qualche leggera striatura di Play Station e Grandi Fratelli
…ci arrivano lettere armene con grida di soccorso città assediate
morti subitanee pianti incendi fucilate caccia spietata nelle case e cadaveri a centinaia trovati ogni giorno sulla strada dell’internamento
ma noi italiani stringiamo tra le braccia le preghiere della sera
e lanciamo i nostri panettoni invernali
tra pezzi di alberi stellari e carne rossa
con un abitino creato dai mangimi veronesi
dai tacchini aia tra Gardaland variopinti
e pasta e fagioli direttamente importata dalla borsa valori di Milano
…ci dicono: la memoria è tutto e rimane poco tempo
per raccontare il tempo
che è impossibile parlare del razzismo di oggi
di colombe bianche e di lenzuoli liberi
di parlare al vento dei balconi
verso l’area di rigore avversaria
è bello essere giovani
è bello schiaffarsi tra i denti hot dog e senape tentatrice
è bello piantarsi in mezzo alla fronte il ritratto dei nostri nemici
che indossano maglie trasparenti senza colore
viviamo perché siamo nati e possediamo alcuni pezzi di libertà di pensiero
e assi da giocarci la sera tra gli slip rossi di san Silvestro
ed il rossetto famelico delle nostre donne nate tutte con le gambe dritte
ci dicono: la memoria è tutto
ci dicono che abbiamo la memoria corta
e che abbiamo annusato in fretta la pelle nera delle eritree
quando proiettavamo maschere deliranti
sullo schermo di una sabbia africana appena cresciuta
cristiani siamo e cristiani rimarremo
con la croce incastrata dentro i globuli rossi della storia
con un parto cesareo annodato alle caviglie
per produrre al crepuscolo marmellata di topo
e mozzarella con l’etichetta verderame tra le ginocchia
in queste nostre stanze ridono motori e manopole telecomandate
e lassù tra le nuvole il dio delle onde elettromagnetiche
trascina querce e carri armati in vetrina
per inventare paure e isole dei famosi
e i campionati più belli del mondo
in cui un virus controlla palinsesti e giacchette nere
e poi ancora impasti e plasma e bancarelle
su cui si vendono bambine ammazzate
in mezzo ai tombini di via Garibaldi
e poi naviganti con cabine e stive colme di fegati e cervelli
sbarcati sul cemento delle piazze
e polli ubriachi e femmine sgozzate
tra i sipari addormentati dell’indifferenza
ci dicono: la memoria è tutto
che noi siamo lo spettacolo più bello del mondo
che il diverso che ci sta davanti è un altro
diverso dalla nostra diversità
che non abbiamo imparato nulla da manichini kaki
e mambruk da oasi con le palme infinite come la verità
ci dicono: la memoria è tutto
che bisogna sprangare le porte
e impedire così che parassiti e pidocchi indiani e marocchini
abitino sopra altri comignoli
sotto fessure diverse
lontane
Anche tanto tempo prima
molto prima di questa rivolta di ombre gialle
prima che si piegassero su loro stesse panchine impaurite
prima che le metropolitane occidentali smettessero di fischiare
prima che confezionassimo pane con lievito diverso
eravamo cartoline straziate
con l’inchiostro annerito dalle distanze dei ponti
eravamo picconi e gallerie
elmetti accesi dalla polvere della fame
eravamo carbone e stagno e preghiere del sud
eravamo disprezzo sommerso
e capelli conditi al pecorino puzzolente
graffiati su stracci a quadretti bianchi e rossi
eravamo scarpe e cervello stanco
eravamo un caffè mattutino e finto senza occhiali e senza guanti
eravamo baracche senza indirizzo e frustate che sghignazzavano fiorini, dollari, franchi svizzeri e belgi, pesos argentini, cruzeiros e real brasiliani
eravamo una cantina ammuffita nella fine del giorno
appena accennata nell’ultima lettera alla moglie
eravamo undici siciliani a New Orleans trucidati come ottima cosa
eravamo liguri, piemontesi, veneti assassinati in Camargue
eravamo brandelli di Australia, Argentina, Algeria, Svizzera
appesi agli occhi bruni di Alfredo Zardini, morto nella neve di Zurigo
…quanta ira quante storie quante parole acide
quanti bicchieri di anidride solforica pronti a morderci le palpebre
pronti a farci chiudere gli occhi e le tasche
pronti a tracciare nuovi teoremi a base di inni neri e crociate
con il polso agghindato da filo spinato
e cenere stanca per i troppi ritorni notturni
“O MIA BELA MADONINA CHE TE DOMINET MILAN
CIAPA SU LA CARABINA E FA FORA EL IRANIAN”
…e arrivò Cristo alla casa natia, e chiese madre chi sono gli altri
chi sono i diversi chi furono scelti per non ascoltare le parole del padre
madre bella madre triste madre sconsolata madre sapiente
quali lacrime macchieranno le tue guance azzurre e dolorose
quali armi sceglierai per ammazzare i tuoi figli ebrei, mussulmani, albanesi, gitani, angolani, argentini, serbi e peruviani
con le loro lluvias fresche in mezzo alle arterie
“L’ UNICO NERO CHE VOGLIAMO E’ IL MERLOT”
…tramuta questo pianto in vino, o figlio, e lascia che nelle stelle sia scritto:
“VOI AVETE UDITO CHE FU DETTO AGLI ANTICHI:
NON UCCIDERE. CHIUNQUE AVRA’ UCCISO
SARA’ SOTTOPOSTO AL TRIBUNALE. MA IN VERITA’
IO DICO : CHIUNQUE SI SCAGLIA CONTRO SUO FRATELLO, SARA’ SOTTOPOSTO AL GIUDIZIO DEL TRIBUNALE. CHIUNQUE AVRA’ DETTO STUPIDO A SUO FRATELLO, SARA’ SOTTOPOSTO AL SINEDRIO, E CHI GLI AVRA’ DETTO PAZZO
SARA’ CONDANNATO AL FUOCO PERENNE DELLA GENNA.”
…peccato che il forno crematorio del cimitero di santa Bona non sia ancora pronto per sistemare alcuni immigrati senza tetto di Treviso…gli aiuti vanno dati prima ai nostri fratelli, e l’immigrato non è mio fratello,
perché ha il colore della pelle diverso…
parole sante di un senatore leghista
…dammi la tua mano e fammi conoscere la tua terra
ed il colore del tuo sangue
dammi la mano e fammi conoscere la storia dei padri e delle gazzelle
dammi la mano e fammi conoscere il vento che ha formato la tua casa
dammi la mano e fammi conoscere la sabbia che ha bucato le tue orecchie
dammi la mano e fammi conoscere la farfalla che ti ha regalato la velocità
dammi la mano e fammi conoscere la luna che ti ha dato da bere
dammi la mano e fammi conoscere l’odore delle pietre
che ti hanno allevato
dammi la mano e fammi conoscere gli orologi che ti hanno fatto nascere
quanti uragani di cartone passeranno sul retro dei supermarket
prima di covare bambini nuovi
quante lune addormentate passeranno
sotto le scale vuote dell’ipocrisia idiota
prima di varare una nave carica di cereali plasticati al neon
quante famiglie della selva urbana ammantate di confuso splendore
saranno nutrite con chiodi arrugginiti e intestini scaduti
o aurore flagellate da un trepidante “COSA MANGIAMO OGGI ?”
lasciate fuori in giardino tamburi e lance e bandiere senza spigoli
e correte assieme al corallo e agli aquiloni
lasciate fuori sul balcone le vostre medaglie
e andate in camera e frugate poi tra i cassetti
per tirarne fuori un fiocco nuovo
a forma di abbraccio
27 Maggio 1936, sul Corrierino si leggeva :
“PENA PROVVEDIMENTI DI FORTISSIMO RIGORE PER TUTTI COLORO CHE SI CONCEDERANNO A SDOLCINATURE E TENEREZZE SENTIMENTALI. NESSUNA FRATERNIZZAZIONE, ASSOLUTA E NETTA DIVISIONE TRA LA RAZZA CHE DOMINA
E QUELLE CHE E’ DOMINATA.”
quale silenzio di neve abbraccerà le teste sospese dell’Africa
mele contro le torri di Bergamo
nacchere esplose contro le guglie del duomo
cucchiai mansueti contro perline buie che non tintinnano da molto tempo pentole fredde contro denti e creste nei capelli
stivali bruni contro selle di cammelli e fragole sconosciute
bibbie come autostrade bianche
contro gli stupri selezionati delle keniane neonate
salvadanai atterriti contro pelli di antilope e coccodrilli senza nome
sogni gelati contro corde di arpa
alberi di Natale contro scudi millenari che sudano il sole del deserto
cappellini azzurri contro cani imbottiti di spine
microfoni sotterranei contro tamburi
computer assetati contro rose e tramonti
motori diesel contro testicoli di iena
palcoscenici dorati contro foglie innervate di manioca
giradischi saturi di ketchup contro maschere senza trucco
…inventammo gas africano cucito con le canne del Ticino
con gli ultimi occhi dei pesci di Civitavecchia
con le giravolte della neve valdostana
con le sdolcinature del riso piemontese
con i coralli della Sardegna
con le spighe emiliane
con le pietre antiche della Calabria
e sul collo delle granate spiccavano i cartelli dove era scritto
“VIETATO DALLA CONVENZIONE INTERNAZIONALE”
…non lanciarono bombe, ma strani fusti che si rompevano a contatto del suolo o l’ acqua di un fiume, proiettando intorno un liquido incolore…
…non lanciarono bombe africane gli italiani in Abissinia
mentre stavano nude le ragazze sulle terrazze del crepuscolo
mentre leonesse primitive ed i loro pensieri millenari
organizzavano giostre e campanili
attorno alle trombe dei generali
…prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido,
e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti, si coprivano di orribili vesciche verdognole. Altri, che erano andati a dissetarsi al fiume, si contorcevano a terra in un’agonia che durò ore.
…arrivava da lontano il rumore assordante del petrolio
arrivava da lontano il respiro stanco degli elefanti
arrivava da lontano il simbolo giallo delle battaglie terrestri
pioveva sulla guerra bolognese lucana lombarda ligure
pioveva sulla torre di Cremona sulla piazza del Campo
sulla Galleria degli Uffizi sulla fronte del Vesuvio sul ponte girevole
sulla mole antonelliana sulle porte dei canali sui ghiacciai dimenticati
sui garofani marini
…ci insegnarono la grandezza del mondo
ci insegnarono il canto delle camicie nere
ci insegnarono il cappello del re
ci insegnarono il balcone di piazza Venezia
ci insegnarono le scarpe di cartone perse nel ghiaccio
ci insegnarono la paura dei manganelli
ci insegnarono le etichette dell’olio di ricino
ci insegnarono il fuoco delle patate rubate
ci insegnarono le strade che non conoscevano il ritorno
…il mito degli italiani brava gente serviva soltanto ad attenuare la vera natura di una massa di conquistatori senza scrupoli, impegnata in imprese sbagliate, guidata da ordini scellerati…
…non ascolterò più le grida del mattino e della minestra della sera
non trovo più tra le mie carte la carta da poeta
e così faccio fatica a riconoscere le bidonville ammassate
in mezzo a mediaset mondadori ferrero l’uomo del monte ha detto sì telecom festival di sanremo armani dolce & gabbana wind conad swarovski yamamay prada stefanel shopping gossip mulino bianco
fashion design quattro salti in padella marketing show ferrari
brain storming activia la coop sei tu fendi buitoni no martini no party rolex perché tu vali la banana dieci e lode benetton pantalon papillon calabron salsiccion sacranon culaton calabron non ci rompere i maron
…non riesco più ad intravedere le borse di vimini
ingiallite dal lavoro per un euro al giorno
per raccogliere cattedrali di uva e di melanzane
per raccogliere le lettere cadute del proprio nome
prima dell’arrivo dei cobra notturni
tra sacerdoti elettricisti baroni divani circhi palloni tralicci forbici
spariscono dai sogni le albicocche della zuegg i cruscotti della fiat
le cerniere della levis le borchie di fendi i vetri di chanel N. 5
…ci ritroviamo tra le dita queste umidità sterilizzate dal nostro ultimo cinema da rincoglioniti le idiozie di tutta la staccionata arrembante delle grandi decisioni tra tavoli operatori e cucce per cavalli miliardari assieme ad uno stuolo di cretine svolazzanti in prima fila televisivo
e la notte mi guardo in uno specchio impaurito da cravatte di marinella e odio di razza di maccaroni napolitani e storie di topi gigi da decoder impazziti e acqua san pellegrino e stelle di natale addormentate chianti e rosette parmigiano reggiano e mortadella con il pistacchio jacuzzi e maserati tartufi e crema nivea per l’uomo che non deve chiedere mai conti arancio toyota yaris nero giardini e poi come è bello camminare in una valle verde con una giacca di robe di kappa antivento e una banca mediolanum costruita intorno a te con gli interessi al due per cento
…occorreva un profondissimo odio razziale verso quegli africani per dare ai nostri un cuore così indifferente davanti alle carneficine di vecchi, donne e bambini. Non poteva bastare la singola indifferenza alla ferocia di questo o quel fascista assassino; ci voleva intorno una indifferenza collettiva, corale, che coinvolgesse migliaia e migliaia di volenterosi carnefici del duce.
…queste vie e queste stazioni hanno udito cantare le sirene
dentro le fontane di piazza Navona e la gogna marmorea di Verona
dentro gli stadi impastati di mea culpa e di mozzarella di bufala
ci siamo vestiti di vomito industriale e di bottiglie riciclate
per salutare fascisti e mafiosi
ci siamo allenati al rumore della pioggia senza fiori
e a domeniche con idee sporche al tritolo
ci siamo abituati alle cartucce alle chiusure pomeridiane
a sabati senza tempo a patatine fritte in braccio a una madonna che piange
non facciamo più caso a common rail impazziti banchi di scuola orfani
panini imbecilli risvolti di jeans incapaci di cadere orecchini surgelati
e allodole che hanno perso il pensiero e le lacrime
ed hanno ricevuto in cambio qualche bicchiere colmo di filo spinato
…tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba hanno assunto il compito
della vendetta, condotta fulmineamente con i sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e sbarre di ferro, accoppando quanti più negri si trovano ancora a girare per strada
…vedo un autista che, dopo aver sbattuto a terra un vecchio negro
con una mazza, gli trapassa la testa con un colpo di baionetta…
…abbassate le altezze dei distributori di coca cola
abbassate i pulpiti delle chiese abbassate le mostrine dei generali
abbassate i grattacieli abbassate le bandiere abbassate i cavalcavia abbassate il gonfiore lievitato del vostro pane abbassate i radar degli aerei abbassate le parrucche abbassate i palchi a teatro
abbassate il tiro dei mortai abbassate il tetto dei carri
abbassate i loculi dei vostri morti abbassate gli scaffali delle vostre librerie abbassate le aste dei microfoni abbassate la lingua dei vostri cani
abbassate i fili d’erba dei vostri giardini abbassate il fumo dei treni
abbassate la velocità delle clessidre gli ascensori le gradinate i tappeti abbassate i monumenti con cavalli e spade e cavalli
abbassate i suoni dell’estate abbassate i nastri dei regali
abbassate i telecomandi abbassate le scale mobili
abbassate i vostri bicchieri di gin abbassate le gioie
abbassate i girasoli e gli altari dove cuociono spilli sacri e salmi di cristallo
…il paese è in lutto e chiunque vi abita langue insieme con gli animali
della terra e con gli uccelli del cielo, e periranno i pesci del mare periranno…ma nessuno accusi…perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza…
…perisce il mio popolo nella storia senza pietà di quei tre giorni di Addis Abeba perisce il mio popolo nella bocca del generale Graziani, che a Debrà Libanòs fece massacrare tutti i monaci e i diaconi della chiesa etiope…
…a parlare con la morte e con i santi si fa fatica, soprattutto via fax,
o via chat o via mail
a parlare con la morte e con i santi si perdono le bretelle
e la merenda rubata ai piccioni
a parlare della morte e dei santi si può correre il rischio
di essere attraversati dal corto circuito di un’ideologia pirata
a parlare della morte e dei santi si può perdere il diritto a sognare
si può perdere il diritto ad ascoltare i cortili i cani le grondaie le rondini
la mollica del pane le rugosità dei polpastrelli
lasciati in acqua per troppo tempo
a parlare della morte e dei santi vanno in rovina carceri tra sprechi di stato e leggi ad personam mentre termini imerese chiude
a parlare della morte e dei santi si rischia di perdere la bellezza e le scarpe
a parlare della morte e dei santi si rischia di dimenticare che i tifosi
di una squadra varesina di basket contro il Maccabi di Tel Aviv
scrissero su uno striscione
“HITLER CI HA INSEGNATO CHE UCCIDERE GLI EBREI NON E’ PECCATO”
…lasciatemi sul ponte di questa nave con il settantadue per cento delle ragazze che tentano il suicidio
lasciatemi su queste quattro pietre con la violenza che distrugge la libertà, con troppa politica che è un lusso che il paese non può permettersi
l’Iraq che è una guerra sbagliata con gli albanesi morti in mare
con Falcone assassinato con quei sospetti del Sismi su Nassirya
con Dalla Chiesa strage mafiosa
lasciatemi su questi rami senza resina e un aereo Palermo Bologna inabissato a Ustica
lasciatemi sul cemento del Friuli con una forza immobile che terrorizza
gli uomini e partorisce questo povero nuovo senso allegro verso est
lasciatemi sugli altari di Assisi accerchiati dalla nebbia senza anima
lasciatemi sulle canne del Polesine
lasciatemi nelle capanne nere della mafia
lasciatemi dentro i cervi impazziti del Cermis
lasciatemi dentro l’anima grigia di un abrahams di un b 52 di un tornado
di un cruise di apache di black hawk di un f 16 di euro fighter di uno scud di uno stinger di un patriot di un tomahawk
…pensare a questo mette freddo
ti fa pensare alle banane scagliate contro Mario Balotelli
ma l’Italia non è razzista
quattro leghisti ubriachi sfasciano un locale di Venezia il giorno della festa della Padania, picchiando selvaggiamente due camerieri immigrati
ma l’Italia non è razzista
un imprenditore dà fuoco al suo muratore Ion Cazacu, perché si lamentava del fatto che veniva pagato un settimo degli altri operai
ma l’Italia non è razzista
Emmanuel Bonsu, studente ghanese, viene pestato a sangue dai vigili
di Parma, mentre sul verbale viene scritto “Emmanuel-negro”
ma l’Italia non è razzista
innumerevoli siti internet pullulano di messaggi come “zingari di merda”,
“immigrati di merda”, “froci di merda”
ma l’Italia non è razzista
come quanto sarebbe bello e meraviglioso impiccare i figli davanti alle madri e sogno questo teatro di sabbia e legno con questo drago che mi sputa sulla faccia le sue contraddizioni e le sue anime disperate
pensare a questo mette freddo
come seppellire bambini vivi su isole di granito e lana
con mani e piedi fuori e allestire palchi e poltroncine
per padri occhialuti e incravattati
pensare a questo mette freddo
…la nostra Italia la mia Italia sembrava fosse infestata da orde
di spacciatori stupratori tagliagole assassini prostitute giannizzeri
e che non potesse resistere un solo istante di più senza la creazione
di squadroni di milizie volontarie che pattugliassero le strade
pensare a questo mette freddo
…i musulmani mettono a rischio la nostra purezza perché il loro vero unico scopo è quello di sposare le nostre donne italiane
pensare a questo mette freddo
…non voglio vedere finocchi per strada
non voglio vedere nipotini miei negri
non voglio vedere nipotini mulatti
dicono Luigi Caruso e Arcangelo Bucci
pensare a questo mette freddo
noi siamo la Padania bianca e cristiana
siamo longobardi e non merdacce levantine e mediterranee
cornuti islamici bastardi
dio vuole le crociate contro l’Islam per difendere questa terra
gli facciamo un culo così
non ci rompete più i coglioni
per voi clandestini e marocchini biglietto di sola andata
l’ulivo ha cessato di imbastardire il nostro sangue
infettandolo con quello degli extracomunitari
grufolano i verdi leghisti nel truogolo inamidato
della loro pappagorgia grassa e verde
pensare a questo mette freddo
quando ci libererete dai negri dalle puttane dai criminali dai ladri extracomunitari dagli stupratori color nocciola e dagli zingari
che infestano le nostre case le nostre spiagge le nostre vite
le nostre menti ?
ne abbiamo le palle piene
strilla la Padania
pensare a questo mette freddo
gli ebrei ? maledetti cani bastardi…aveva ragione Hitler
imbarchiamo tutte le puttane negre su una nave a Genova
e poi le facciamo affogare alle Bermuda
annuncia il sito della Lega
imbastito di arterie verdi e nere con una furia pirata da massacro
che divora carneficine sconquassate
...padre nostro che sei nei cieli
che ci hai regalato Raffaello e i colombi di Venezia
la pizza margherita e il vento
Michelangelo e il cantico delle creature la mozzarella di bufala
le quattro stagioni di Vivaldi e le torri di san Gimignano
il rosa delle Dolomiti e il corallo di Capo Caccia e la granatina con le more
il volo del falco pellegrino e il pane settimanale e il Rigoletto
sia santificato il tuo nome e quello di Galilei Caravaggio Fermi Scirea
Dorando Pietri Virgilio Caterina da Siena Leopardi Guarneri del Gesù
venga il tuo regno tra i morti di Buggerru e della Thyssenkrupp
tra i binari della stazione di Bologna e le conchiglie di Ustica
tra i campanili di sant’Anna di Stazzema e i marciapiedi di piazzale Loreto
sia fatta la tua volontà e lo scandalo Lockheed Vittorio Occorsio
Walter Tobagi Roberto Peci Francesco Coco Paolo Borsellino Ezio Tarantelli Giovanni Falcone
come in cielo così in terra e sulle macerie di Messina Gemona Firenze Longarone Irpinia Sarno Viareggio l’Aquila
dacci oggi il nostro pane quotidiano
ed anche qualche pezzetto di formaggio anche con la muffa
rimetti a noi i nostri debiti e la pelle di Portella della Ginestra
piazza Fontana piazza della Loggia Peteano via Fani il rapido 904
via dei Georgofili Castelvolturno
come noi li rimettiamo ai nostri debitori piduisti truffatori faccendieri servizi deviati imperatori e cardinali re e papi traditori della parola cristiana
non ci indurre in tentazione
ma liberaci dal male e dalla inutile bellezza delle cose
dai passi che non lasciano impronte dai sensi unici dalle cinture di castità dalla libertà senza accenti dalle colonne lucidate all’infinito
dai fiori che non hanno fratelli dalle anime senza miele
dalle unghie che non graffiano dai coltelli che non hanno luce
dalle bibite a forma di spazzatura dai libri immobili
dalle voci tritate in uno studio televisivo
e qualche fettina di torta millefoglie
“…o patria mia vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri ma la gloria non vedo non vedo il lauro e il ferro
ond’eran carchi i nostri padri antichi or fatta inerme nuda la fronte e nudo il petto mostri in estranie contrade pugnano i tuoi figliuoli prima divelte in mar precipitando spente nell’imo strideran le stelle che la memoria
e il vostro amor trascorra o scemi…”
mi son girato ed ho incontrato Giacomo che cantava questi versi in una paninoteca della galleria a Milano, tra una pentola di mostarda e quattro fette di panettone cinese, con tanto di marchio di qualità garantita
Giacomo ha un flauto azzurro tra le mani e un giornale di cento anni fa senza parole o padroni
“qui all’angolo”, mi dice, “ci sono alberi orologi e testicoli
e insegne intossicate
ormai siamo gente che vive sotto un treno nucleare”
mi dice
“siamo gente che si trascina da una fumeria d’oppio
a una conquista africana”
mi dice
“noi siamo gente che non legge Camilleri e il Codice da Vinci
non guardiamo fiction in televisione e le targhette dei reggiseno alla moda”
mi dice
“siamo gente che ha perso romanzi canzoni tutù di tulle fagioli semplici”
mi dice
“siamo gente che non vuole correre assieme ai cicisbei confezionati e appesi nelle vetrine di via Condotti siamo gente avvelenata dall’America
e dal borotalco dalla Milano da bere dalle automobili risparmiose
e dei pendoli di Foucault
siamo gente con il collasso portatile appeso alla cintura di domenica in
e del telefono azzurro”
mi dice
“siamo gente che vive nell’area piccola del portiere attenta a raccogliere tutte le briciole e le spade a conservare imputati e decreti leggi
e corse tra le tigri di un McDonald’s
siamo gente che vive in un lento rombo di macchine per scrivere
e tabelle numerate di divieti di sosta e raccolte punti e caschi penzolanti lingue impastate dall’eroina e da sogni miliardari”
mi dice
“non riesco più a trovare un negozio dove comprare ali pensieri inutili cipria miracolosa nuvole capelli barche farfalle burattini illuminati saltimbanchi scoiattoli arcobaleni giostre capriole tovaglioli
cataloghi di buone azioni pentole che ridono e miele fosforescente”
mi dice
“ballano scorpioni e diavoli sui retroscena in nero della politica, della finanza, delle classi dirigenti, sui casi di cronaca giudiziaria che ci
raccontano l’anima del paese ed i suoi labirinti. Dai campionati di calcio, dove si comprano gli arbitri e si vendono le partite, fino alle cliniche private di marmo e cristallo, dove si muore tra le braccia di infermiere vestito da sceneggiato televisivo”
mi dice
“anche questa Italia è sentiero di pietra è girotondo nei canneti
è lupo delle Alpi è gufo notturno è argine mancato
è ferita lacerata della scuola è minigonna inchiodata alla croce
è scala senza ritorno è fontana rinsecchita è allodola gettata in una fogna
è un’infanzia non conservata”
mi dice
“dopo quindici anni di seconda repubblica con tre presidenti al Quirinale cinque premier a palazzo Chigi dodici competizioni internazionali
è cambiata la moneta è cambiata l’Europa
gli immigrati sono passati da quattrocentomila a quattro milioni
sono scoppiate guerre in Iraq e Afghanistan abbiamo pacificato i Balcani bombardandoli abbiamo sepolto la old economy
siamo stati invasi allegramente dai telefonini dai centri commerciali
da un oceano di fiction raccapriccianti e da un esercito di idioti televisivi da una marea di supermercati da una via Lattea di prodotti cinesi
e insegnanti che non hanno nemmeno lontanamente in testa
cosa significhi insegnare”
e alla fine Giacomo mi regalò il suo flauto azzurro
e se ne andò chiudendo con queste parole:
…amor d’Italia
o cari
amor di questa misera vi sproni
ver cui pietade è morta
in ogni petto ormai
perciò che amari giorni
dopo il seren dato n’ha il cielo
spirti v’aggiunga e vostra opra coroni
misericordia o figli
e duolo e sdegno di cotanto affanno
onde bagna costei le guance e il velo
ma voi di quale ornar parola o canto
si debbe a cui non pur cure o consigli
ma dell’ingegno e della man daranno
i sensi e le virtudi eterno vanto
oprare e mostre nella dolce impresa ?
quali a voi note invio si che nel core
si che nell’alma accesa
nova favilla indurre abbian valore ?
...uscì da una porticina laterale
Giacomo
senza voltarsi
senza lasciare il suo famoso biglietto da visita
fatto di pietre incise nel ghiaccio marchigiano
uscì da una porticina laterale
Giacomo
trascinandosi dietro una vasca di sughero
piena di nomi di martiri di santi di poeti di eroi di lavandaie di maniscalchi di angeli leggeri di mamme senza figli di pettirossi di bambole senza capelli
dalla tasca gli cadde un foglietto giallo sgualcito
un giovane glicine lo raccolse e lesse a tutta l’assemblea:
…v’è anche il problema se si deve ritenere che dai figli di Noé, o meglio dall’unico progenitore da cui anche essi discendono, derivarono alcuni tipi mostruosi d’individui umani, di cui parla la storia profana. Si tramanda che uno di essi aveva un solo occhio in mezzo alla fronte, le piante dei piedi di alcuni erano rivolte alla parte posteriore delle gambe; altri avevano caratteri dei due sessi, la mammella destra virile e quella sinistra femminile, e accoppiandosi alternativamente fra di sé, fecondavano e partorivano. Alcuni non avevano la bocca e vivevano respirando soltanto con le narici, altri ancora erano della statura di un cubito. In alcune parti le donne concepivano a cinque anni, e non oltrepassavano l’ottavo anno di vita…
sotto era una scritta violacea, una firma : sant’Agostino “La Città di Dio”
...negri negri negri
il sangue non ha porte o girandole festose nella nostra notte rovesciata
vive un sangue furioso e malato sotto la nostra pelle
ed ecco che alcuni mostri appaiono dolorosi
nel retro dei ristoranti a quattro stelle
li disegniamo ogni mattina nelle agende nei diari nei taccuini
sugli appunti sulla prima pagina dei giornali
durante la pausa caffè a merenda
a ricreazione durante l’insonnia bianca delle estati a pagamento
i pugnali ce li fabbrichiamo da soli con istruzioni da Ikea
pugnali silenziosi e scintillanti
infallibili
e un pianto di scimmie risveglia l’angoscia del dopo
Harlem ci scrive qualche lettera la sera
dopo un carosello macchiato di solitudine
e ci riempiamo i neuroni e le clavicole di blues Jimi Hendrix Malcom X
Martin Luther King Obama Aretha Franklin James Brown Ray Charles
Nat King Cole Sidney Poitier Eddy Murphy Whoopy Goldberg
Denzel Washington Morgan Freeman Cassius Clay Dizzy Gillespie
Duke Ellington Louis Armstrong Billye Holiday Steve Wonder Jesse Owens Ella Fitgerald Miriam Makeba Harry Belafonte Sarah Vaughan Otis Redding
…bisogna attraversare orologi e bancarelle di storia
bisogna attraversare il vento e le longitudini palmate del fango
e dei coccodrilli
per arrivare fino al nero
prima di piangere agli angoli delle strade
bisogna vestirsi con ananas e saliva di iena e usare cucchiai elettrici
per arrivare fino al nero
bisogna pestare manioca e igname nel cervello
osservare i giochi degli scarafaggi e dei petali arteriosi delle orchidee
per arrivare fino al nero
bisogna rivestire le passerelle e i cannoni di Port Etienne
per arrivare fino al nero e ai suoi codici scricchiolanti
bisogna rabbrividire nel cuore d’avorio delle salamandre
fare cerchi lenti e argentati dentro il ventre dei babbuini
per arrivare fino al nero
bisogna ingoiare neve e pensieri di ghepardo
masticare le caviglie calde e arrugginite della prigionia
per arrivare fino al nero
bisogna fumare farfalle di vetro e baciare le terrazze
dove nascono le acacie
per arrivare fino al nero
forse
…cosa è successo quando siamo usciti dal mare con i fucili come serpenti
e alisei contorti nelle orecchie
cosa è successo quando abbiamo spremuto tra i polpastrelli
le spiagge di diamanti e di datteri
cosa è successo quando abbiamo ossidato
le unghie dei Baulè e degli Ashanti
cosa è successo quando abbiamo bruciato le vene dei gorilla e delle canoe
cosa è successo quando abbiamo portato il midollo delle pallottole
e delle fruste tra l’erba dolce del Malawi
cosa successo quando abbiamo cercato l’orizzonte tra le maschere
e le nuvole della Namibia
il sole si specchia dappertutto
nei molari dei re e delle talpe nelle ninfe addormentate
e nei numeri che annegano nel deserto del Nevada
nei passi rumorosi dei taxi di Manhattan
e dentro le tasche pulite dei camerieri di Hong Kong
nella cicuta nei cavalli negli arcobaleni vestiti a festa
nel fieno nella schiuma d’Irlanda nei microscopi nelle lettighe
nella cocaina nel seno frenetico di un incontro
nelle biciclette saporite della Costa Azzurra
nel pianto gelato nel rumore di un addio
…il popolo degli uomini dice che tu grande mistero da sempre esisti
tu hai creato il cielo e il volo delle nuvole e dell’aquila
tu hai creato il tuono e la morte dell’orso
tu da sempre esisti la tua nazione è per metà fatta di capi e per metà di eroi
prestami un giorno fortunato ed io l’accetterò con gratitudine
tu che hai portato in gloria la mia gente oggi sono carico d’angoscia
ti prego fa che questo bambino rinnovi la vita del suo popolo
per questo grande mistero io ti prego veglia su di me e sulla mia gente
affinché il popolo degli uomini possa esistere per sempre
col viso rivolto verso il grande padre nord
l’ignoranza può essere innocente se non conosci l’altro
che vive al di là del fiume
non puoi che immaginare te stesso,
i tuoi parenti, i tuoi vicini, come unici…
Il popolo degli uomini è il popolo degli uomini
Per gli ainu giapponesi uomini si dice ainu
Per i rom rumeni uomini si dice rom
Per gli inuit esquimesi uomini si dice inuit
Per i popoli sudamericani bribri uomini si dice bribri
Per i bantu sudafricani uomini si dice bantu
Per i navaho uomini si dice navaho
Ci telefona il signor George Fredrickson e ci comunica che i neri
non pensavano a loro stessi come neri, negri o africani,
quando vivevano nelle varie comunità tribali,
prima che si sviluppasse il fenomeno
del commercio degli schiavi. Erano gli uomini, e basta.
E’ dopo, quando si sa, che le cose cambiano.
…i nostri figli quando nascono hanno i denti del caimano e la velocità
del falco hanno un sangue antico tra le labbra e fabbricano ragnatele invisibili attorno al capezzolo dorato dell’esistenza
i nostri figli quando nascono hanno il ventre della terra e dell’orso attaccato alla cintura per non cadere
per non vedere le lacrime del padre dimenticato
i nostri figli quando nascono hanno il mare tra le dita
e la danza delle foglie secche d’autunno
i nostri figli quando nascono hanno spade e valigie già pronte
hanno occhi trasparenti e navi e cigni e neve profumata
per arrivare alla fine del giorno
i nostri figli quando nascono hanno già tutto il silenzio del mondo
sotto la lingua
per non sentire lo sputo del fosforo e dei serpenti di gomma
per non accorgersi quando i fratelli non tornano più a casa
nelle strisce dolci del crepuscolo
…e Jordanes, nel 550 dopo cristo, scriveva degli unni come i più feroci di tutti i barbari, nati dall’accoppiamento tra le streghe e gli immondi spiriti del deserto. Essi si avventano sui nemici con ferocia; hanno un orribile nero aspetto, non hanno faccia. Hanno uno sguardo terribile, sono crudeli anche con i loro figli, e il loro primo giorno di vita tagliuzzano loro le guance, perché imparino a sopportare il dolore ancor prima di conoscere il gusto del latte. E così invecchiano senza la barba. Sono di piccola statura e abili nel cavalcare; hanno spalle larghe e arco e frecce sempre sotto mano. Sono di portamento fiero, la testa perennemente alta e fiera. Ma sotto questa figura d’uomini, essi vivono come bestie…
…quando sono al di là del fiume e cerco tutti gli angoli di una stanza per comporre così equazioni e formule ho paura di trovare mele morsicate
e rumori confusi e lune prigioniere e cenere bianca da mangiare in circolo
quando sono al di là del fiume ho un pensiero freddo e d’amianto
sotto il cuscino
tengo un bicchiere colmo di capitelli sciolti nel passato senza didascalie per capire
quando sono al di là del fiume trovo agnelli nel circo e un vento faticoso
e teschi di cavalli con la criniera ferita
andammo oltre le mammelle del Giordano
per seminare zoccoli e legno spento
andammo oltre l’eterna allegria del giordano per verniciare le strade
con croci d’acciaio e occhi vestiti di vergogna
andammo oltre l’anima del Giordano
per scavare le ginocchia delle montagne e dei ponti sul Giordano
per dimenticare il DNA cresciuto di nascosto
andammo oltre i tamburi del Giordano
per tremare i balli degli ubriachi e le loro corde spezzate
andammo oltre i numeri del Giordano
per ascoltare le parole di Beomondo da Taranto:
…avrebbero macellato ventimila persone e mangiato dei bambini arabi passati allo spiedo. Nel 1157 i milanesi, prima del giuramento di Pontida, avevano distrutto per la seconda volta la vicina cittadina di Lodi e,
non soddisfatti della devastazione, avevano braccato la popolazione terrorizzata in fuga verso Pizzighettone, e trucidato innumerevoli persone, tra vecchi, donne e bambini. L’odio che divideva i lumbard sconcertò perfino lo storico tedesco Rahewino, il quale scrisse che milanesi, cremonesi e pavesi, a causa delle guerre e dei lutti passati,
si comportavano tra loro non come un popolo imparentato, ma come nemici estranei, di stirpe straniera, infierendo reciprocamente con tanta crudeltà quanta non ne sarebbe opportuna neppure contro dei barbari…
poi
tutto si sciolse
tutto si inabissò
tutto il grano si inabissò
e tutti i temporali vomitarono corone prussiane
e anime di ferro
tutto il suolo porpora si affacciò sui gomiti verdi di brezze mortali
tutto il fiume rivoltò le sue scarpe ed i suoi graffi dolorosi
tutto il presente cancellò l’oscurità della storia
restarono mille pianeti orizzontali a banchettare con i ragni e le madri arrivate con l’ultimo treno della sera
restarono ulivi futuri e archi spezzati
restarono bambini senza numero di matricola e cani oscuri
restarono bucce di rimpianto e ampolle gementi
…questo vide il fiume quando Milano fu presa da Federico Barbarossa
nel 1162. Le distruzioni e le stragi furono compiute da cremonesi, lodigiani, pavesi, novaresi, comaschi e brianzoli. I milanesi superstiti furono rinchiusi in quattro grandi campi profughi, dove rimasero per cinque anni. Nel frattempo i cremonesi ed i pavesi pagarono forti somme
all’imperatore al fine di ottenere il permesso di radere al suolo
Crema e Tortona.
…il fiume
il fiume non ha segreti
non ci sono scrigni in fondo ai fiumi
e nemmeno paure artificiali e lagune
dove ricoverare banconote e sonni dimenticati
non ci sono iguane o chitarre da imparare dietro l’ombra dei fratelli
come leggiamo nella cronaca di Galeazzo Gatari
sulla battaglia di Castagnaro tra veronesi e padovani:
“…misser Francesco e misser Ugoloto pareano draghi che gitasse vanpi con tanta forza feriano loro nemixi e corea per la pianura il vermiglio sangue dei cristiani e ivi era stridi crudelissimi di chiamare Iddio chi santi che avesse pietà di l’anime e chi di corpi…”
“VINEXIA NOTIFICHA A VOI, PADOANI, CHE SE VOY NON GLI DATE VOSTRA CITADE DE PADOA PERFINO A DIEXE DI PROSIMI CHE VIENE, LA SIGNORIA FARA’ VOSTRA TERRA METERE A FUOCO E A FIAMA E A VOSTRA UCISIONE, DESTRUCENDO TUTI VOY PADOANI”
E quando minacciavano di distruggere tutto e tutti, a quei tempi, lo facevano sul serio. Su tutti questi episodi grava il grande dubbio circa la fratellanza e l’amicizia presunte tra i popoli veneti e le popolazioni lombarde. La lega farebbe bene ad assumere atteggiamenti più pacati e sereni, soprattutto dal punto di vista storico.
…e risuonarono voci di morti e di bandiere di san Marco rosso crociate
voci antiche e si arrossarono le cravatte e i computer e i ritorni dal lavoro si arrossarono e le riunioni e i meeting e i cinema di periferia si arrossarono sotto il peso dei giacinti che non riuscivano più a crescere
e di sangue si arrossarono parcheggi e vicoli addormentati nel sole del sud e le arance e i chiodi e le cornici sia arrossarono come pugnali
sia arrossarono le strette di mano e le interviste e le civiltà dimenticate
alle spalle e si arrossarono le nascite nuove dei figli rimasti appesi
alla cintura e si arrossarono i titoli dei giornali e i pulpiti delle cattedrali divennero di sangue
e i garofani gli specchi i dadi le canoe divennero di sangue
per la perdita dei fratelli…
“NON VOGLIO ESSERE RAZZISTA, MA LA CARNE DEI NEGRI PUZZA ANCHE QUANDO E’ LAVATA. FIGURIAMOCI NEI LAGER A CIELO APERTO DI LAMPEDUSA”
…da la Repubblica del settembre 2008 spiegava Bernardino de Rubeis, il sindaco dell’isola, a metà strada tra la Sicilia e la Libia, dove da anni
sbarcavano con i barconi migliaia e migliaia di disperati.
“IN AGOSTO L’ HO SENTITO IO IL FETORE DEI CLANDESTINI AMMASSATI TRA MERDA E SPAZZATURA, IN DUEMILA SBRACATI SU OTTOCENTO MATERASSI”.
L’otto aprile del 1881, sul ponte della nave India, che aveva imbarcato gli immigrati trevisani diretti in Australia e sopravvissuti ad un viaggio interminabile di 386 giorni, il cronista del “Sydney Morning Herald” riferiva : “TRA I PONTI DELLA NAVE, CHE E’ UN ROTTAME, VARIE DONNE GIACCIONO MORIBONDE, DIVORATE DALLA FEBBRE. DUE DI ESSE SONO GIOVANISSIME, TRA I DICIOTTO ED I VENT’ ANNI. UNA DONNA E‘ IN UN ANGOLO, PIENA ZEPPA DI PULCI E PIDOCCHI. DAPPERTUTTO IL PUZZO E’ INSOPPORTABLIE. ESCREMENTI, AVANZI DI CIBO, URINA E STRACCI MALEODORANTI RIEMPIONO LA STIVA
DELL’ IMBARCAZIONE”.
E ancora…
“A IMPERIA C’E’ LA CONSUETUDINE DI RACCOGLIERE GLI ESCREMENTI ENTRO BARILI, E FINCHE’ NON SON PIENI SI TENGONO IN CASA”.
“IN PROVINCIA DI SONDRIO C’E’ L’USO DI STENDERE IL LETAME SULLE VIE DEI PAESI.
A THIENE I CONTADINI VIVONO DENTRO LE STALLE, TUTTI INSIEME ASSIEME CON LE DONNE E I BAMBINI”.
“A BASSANO DEL GRAPPA I LETTI DEI BAMBINI SONO UN ORRORE : IL PUZZO CHE EMANANO FA TORCERE IL VOLTO”.
E così scriveva Charles Dickens nel suo saggio “Visioni d’Italia”:
i genovesi abitano in case sporchissime, sprovviste di fogne,
e i liquami scorrono per le strade. La puzza è insopportabile,
come un formaggio conservato al caldo…
…mettiamoci del latte d’argento dentro le tasche
e fiamme impagliate per ammorbidire il sonno
mettiamoci siringhe di latta in mezzo agli occhi
per conoscere il retro delle muraglie
puzzano le parole dei generali e dei cardinali
puzzano gli occhi dei comandanti dei tiranni dei caporali dei capi ufficio
puzzano le orecchie dei portatori di verità e dei venditori di sogni
puzza il demonio di santa Ildegarda di Bingen
puzza la donna tentatrice di sant’Oddone di Cluny
ma puzzano soprattutto “gli altri”, a partire dagli ebrei che…
“ hanno in genere il volto livido, il naso adunco, gli occhi infossati,
il mento sporgente ed i muscoli costrittori della bocca fortemente pronunciati”, come dice nel suo “saggio sulla rigenerazione fisica e morale della giudea” l’abate Henri Grégoire, nel 1788, e ancora…
“ inoltre sono soggetti a malattie, gli ebrei, che indicano la corruzione del loro sangue, come una volta la lebbra ed oggi lo scorbuto. Essi esalano
sempre un cattivo odore, pare per i loro cibi, come aglio, cipolla, oca e montone, o per il latte materno, come si vuole in una antica storia antigiudaica medievale tedesca, che narra di una scrofa che allatta un gruppo di bambini ebrei ”…
Eppure i cristiani non dovrebbero vantarsi più di tanto disquisendo di puzze e simili. E Paolo Sorcinelli, nella sua “Storia sociale dell’acqua”, racconta che cattolicesimo e sozzura andarono a braccetto per parecchi secoli. Dopo la grande peste del 1384, san Gerolamo sconsigliava vivamente di lavarsi, in quanto l’acqua, dilatando i pori, avrebbe permesso all’aria cattiva e marcia di penetrare all’interno del corpo. San Girolamo inoltre si dava un gran da fare per avvertire le fanciulle che facendo il bagno avrebbero visto le loro nudità. L’uomo battezzato non ha bisogno di altra acqua, perché è sufficiente il rito purificatore del battesimo.
…sono entrato di notte nel costato di un ostensorio e lì trovo mille manichini neri allineati con catene di menzogne e carbone
legate alle caviglie in lunghe file con le orecchie gementi
le tasche ripiene di usignoli con la gola spezzata
le fotografie dei padri sulla punta della lingua e in mezzo ai ventricoli
le lacrime sono nere il loro cammino è nero i baci sono neri
l’acqua e il pane sono neri le finestre e le lune sono nere
e le fiamme e le nuvole sono nere
sono nere le chitarre sono neri i cigni
nera l’inguine e l’estate è nera
anche la nudità metallica è nera
…e così gli schiavi vennero al mondo dentro un uovo di Pasqua
chiamato paura
avevamo un figlio che era un grattacielo pieno di schiavi
avevamo anelli di matrimonio pieni di schiavi
avevamo soldati e fiammiferi spenti pieni di schiavi
avevamo pesci morti pieni di schiave con i diamanti ai piedi
abbiamo sangue schiavo nelle clessidre
abbiamo sangue schiavo nei ricinti
abbiamo sangue schiavo negli armadi
abbiamo sangue schiavo sulla punta delle forchette
…sono entrato di notte nel costato di un ostensorio e lì trovo mille manichini grigi allineati con catene di menzogne e carbone legate alle caviglie in lunghe file con le orecchie gementi
le tasche ripiene di usignoli con la gola spezzata
…cristiani erano i due ordini cavallereschi impegnati nelle razzie di uomini e donne, quello dei cavalieri di Malta e quello dei cavalieri di santo Stefano. Cristiane le navi della flotta pontificia con base a Civitavecchia, che mettevano a segno le incursioni per rastrellare manodopera a costo zero; e poi ancora era cristiano e cattolico il cardinale d’Este, che a Tivoli teneva decine di schiavi impegnati nel suo servizio personale o per tenere la cura del parco.
Canteranno blues e soul le rive del Ticino canteranno spiritual
canteranno blues la Certosa di Pavia e le mura di Cremona
canteranno blues i campanili di Bergamo e le logge di Brescia
Nero non è sempre proprio nero nero come un vento che scalcia e urla
fino dentro i polmoni verdi di Mankoya
Si legge nella “Storia della bruttezza”, alla voce “negro” :
…i vizi più evidenti di questa razza infelice sono l’ozio, il tradimento, la vendetta, la crudeltà, l’impudenza, il furto, la menzogna, il turpiloquio, la dissolutezza, la meschinità e l’intemperanza
non voglio sentirmi dire che i martiri non hanno scarpe lontane
non voglio sentirmi dire che gli eroi non hanno lance lontane
non voglio sentirmi dire che i generali non hanno medaglie lontane
non voglio sentirmi dire che i santi non hanno aurore lontane
non voglio sentirmi dire che i fiori non hanno semi lontani
la luna ha una sola terra da sognare
il sole ha una sola terra da cullare
le stelle hanno una sola terra da immaginare
il vento ha una sola terra da frustare
il mare ha una sola terra da baciare
i condor hanno una sola terra da graffiare
i vulcani hanno una sola terra da inventare
la pioggia ha una sola terra da abbracciare
la paura ha una sola terra da dimenticare
la neve ha una sola terra da colorare
…ho perso la mia carta d’identità nelle radici e nei teschi degli angeli
che abitano al di là del deserto
ho perso il mio cane sulla porta del vento che abita al di là del deserto
ho perso il mio violino sul muro grigio che abita al di là deserto
ho perso il mio ventaglio su un grappolo d’uva
che abita al di là del deserto
ho perso il mio specchio dorato sulle lucciole
che vivono al di là del deserto
ho perso il mio nome su una croce nata al di là del deserto
ho buttato un barattolo ghiacciato dal cancro dietro i datteri
che giocavano al di là del deserto
ho buttato il cuore delle cose e delle anime al di là delle amarezze addormentate della savana
ho gettato una nuova patria artificiale dentro la casa dell’oro e del petrolio
ho buttato oltre la polvere di cartagine piombo cattivo e pistole selvagge
e parrucche polpastrelli ammalati pastiglie senza ritorno cavallette
erba stanca schiaffi travestiti da colombe muschio ammaestrato
e biscotti incomprensibili
L’Africa è da sempre la pattumiera dell’Europa.
Vi abbiamo scaricato rifiuti tossici, industriali, ospedalieri, nucleari.
Abbiamo seppellito tonnellate di carne contaminata.
E’ un grande affare buttare i rifiuti in africa, nei mari dei neri,
sulle spiagge dei neri, nei villaggi dei neri.
“Noi non siamo razzisti”, dice Umberto Bossi,
“per me tutti gli uomini sono uguali”.
Abbiamo usato l’Africa come ci è piaciuto, come tutti gli altri paesi occidentali, del resto. Con la scusa di aiutare il continente nero a crescere.
Abbiamo fatto ridere il mondo con la nostra cooperazione internazionale.
Come i 2360 silos montati in Somalia e in Sudan senza basamenti
di cemento, le cui giunture poi si scioglievano al sole.
Come le 1723 tonnellate di cibo liofilizzato in località senza un goccio
d’acqua, per cui risultava impossibile utilizzarlo.
Come la tangente concordata tra il generale somalo Aidid
ed i signori Bettino Craxi e Paolo Pillitteri.
Come la nave piave che abbandonava gli scarichi tossici di mercurio
di Porto Marghera sulla spiaggia di Port Koko.
Come la nave Lynx, carica di oli industriali esausti, respinta a Gibuti.
Come nel 1994, quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono assassinati quasi certamente perché indagavano su una delle triangolazioni sui soldi che arrivavano in Somalia, per seppellire rifiuti tossici e tornavano indietro, in cambio di fucili, mitra, bazooka e altri gingilli simili…
Come la solenne promessa al vertice FAO del 1996 : “ENTRO IL 2015 DIMEZZEREMO IL NUMERO DEGLI AFFAMATI”.
Erano allora 800 milioni. Nel 2009 sono cresciuti di altri 220 milioni, e cioè un miliardo e venti milioni.
Abbiamo usato l’Africa come ci è piaciuto, come tutti gli altri paesi occidentali, del resto. Con la scusa di aiutare il continente nero a crescere.
Da sempre. Abbiamo rubato, saccheggiato, ucciso, deportato, razziato, devastato, bruciato, schiavizzato, stuprato, approfittato dei dissidi interni, per vendere armi e servizi.
Diceva il vescovo Giorgio Maria del Rio, nel 1935 :
“Le popolazioni abissine sono ad un infimo livello religioso e morale; sono lontane dalla vera fede, dalla nostra religione cattolica, che è fonte
di civiltà e progresso. Tutto ciò che si fa quindi per dare all’Italia i mezzi necessari ad affermare in quelle terre la sua influenza e la sua autorità
non è solo in vantaggio della patria e della civiltà, ma anche della religione
cattolica. La nostra povera ma generosa Italia, dietro i suoi soldati, porta
in Abissinia non solo il pane e le strade, ma anche la liberazione
dalla schiavitù, tutte le provvidenze della civiltà e la croce di Gesù Cristo.
Il nostro cuore è gonfio di pietre masticate da inganni e false promesse
il nostro cuore è gonfio di battaglioni di galli meccanici di agguati
di mani disuguali di vetri spezzati di grondaie di merda malata
di orologi senza numeri di lune mangiate di catene ferite
di occhi di gazzella abbandonati di voci lacerate di pane gridato
…l’Italia ha il diritto di dare pane e lavoro ai suoi figli. Il fascismo affrontando non solo per sé, ma per tutti, una così tremenda responsabilità, ha assunto il compito di portare l’Italia su una linea operosa di svolgimento della propria missione civilizzatrice nel mondo…
Queste le parole pronunciate nel 1935 da padre Agostino Gemelli,
fondatore dell’Università Cattolica…
….avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di raccogliere da terra lacrime e bucce di patate
avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di guardare in faccia tifo scabbia malaria febbre gialla
avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di contare le pietre davanti Santangeloinpescheria
avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di bruciare occhiali e valigie dentro le cupole di una terra gridata
Il sedici luglio 1943 i camion grigi tedeschi passavano in via Fontanella borghese, carichi di bambini urlanti, che cominciavano il loro lungo viaggio verso Auschwitz. Racconta Fulvio : ”…ho letto nei loro occhi dilaniati dal terrore, nei loro visetti pallidi di pena, nelle loro manine che si aggrappavano disperatamente spasmodiche alle fiancate dei carri.
Non piangevano neanche quasi più, quelle piccole creature; lo spavento li aveva resi muti ed aveva bruciato le lacrime nei loro infantili occhi.
Solo in fondo ad un camion, buttati su un’asse di legno, alcuni neonati, affamati ed intirizziti, gemevano pietosamente“.
Cantavano alla fine degli anni novanta i 99 Fosse:
Himmler himmler himmler addestrava le ss
Grandi animatori di villaggi per le vacanze
Era obbligatorio per gli ebrei di tutto il ghetto
Il problema era sempre quello
Dove cazzo li metto ? a Dachau a Mauthausen a Treblinka
Ti ho dato una spinta vai dentro la fossa tua moglie la doccia
Tua figlia Rachele la diamo a Mengele
…avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di dimenticare i loro nomi nei libri chiusi della storia
avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di gridare con la lingua bruciata dai cani
avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
invece di raccontare la loro favola
al legno oscuro di una baracca
…l’angelo della morte ha attraversato troppo presto la mia infanzia, marcandola con il suo sigillo…racconta Elie Wiesel
…noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni bestiame piombati;
noi abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima, prima che dalla morte anonima.
Noi non ritorneremo…racconta Primo Levi
me ne andrò con gli scorpioni neri di Dachau
me ne andrò con i giorni mai nati di Treblinka
me ne andrò con le scale silenziose di Mauthausen
me ne andrò con le api bruciate di Bergen Belsen
me ne andrò con le alghe morsicate di Theresienstadt
me ne andrò con le ragazze di corallo di Sobibor
me ne andrò con gli usignoli muti della Risiera di san Saba
me ne andrò con le scarpe stanche di Birkenau
me ne andrò con le campane multiple di Ravensbruck
me ne andrò con le carte truccate di Buckenwald
me ne andrò con le ninne nanne
affogate nella minestra verde di Flossenburg
canta in Italia la band “dente di lupo” nella delirante canzone
“terra maledetta” :
Quelle vecchie storie
Sui campi di sterminio
Abbiamo prove certe son false e non realtà
Quindi questa farsa andrà cancellata
Il prossimo obiettivo sarà la verità
Terra d’Israele terra maledetta
I popoli d’Europa reclamano vendetta
Terra d’Israele terra maledetta
Salteranno in aria le vostre sinagoghe
Uccideremo tutti i rabbini con le toghe
“…con sempre nuova freschezza di letizia e di pietà…centinaia di migliaia di persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione
di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento…”, così papa Pacelli nel discorso di auguri nel Natale
del 1942. In seimilacinquecento parole non viene pronunciata una sola volta la parola “ebreo”.
…avrebbero voluto cantare nel sole le allodole
Abbiamo trovato un foglio di Arrigo Levi, in cui si legge:
“Non posso dimenticare che nei lager nazisti, con sei milioni di ebrei, furono sterminati anche centinaia di migliaia di zingari. Se gli zingari sono o furono nomadi, lo furono anche molti dei miei antenati per effetto delle persecuzioni subite in quanto “diversi”.
La cosa di cui non mi do ragione è che tanti italiani abbiano dimenticato le discriminazioni, le accuse di essere sporchi, ladri, truffatori e criminali, di cui furono bersaglio tanti nostri compatrioti, costretti, tra l’ottocento
ed il novecento, ad emigrare…”.
E ancora, secondo il diplomatico Raniero Paolucci de Calboli,
erano soprattutto i musicanti, gli orsanti e gli scimmianti,
che giravano di fiera in fiera con scimmie e orsi ammaestrati,
partendo dall’Apennino ligure o parmense, erano questi la piaga che faceva vergognare l’Italia, rappresentando una classe che ha le stesse tendenze degli zingari e dei popoli selvaggi…
Alla fine dell’ottocento, alla stazione di Basilea, secondo il giornale
“l’ Avvenire del lavoratore”, i nostri nonni sono trattati peggio
degli zingari e non li vogliono nemmeno nella sala d’ aspetto di terza classe…li chiamano gli zingari italiani. Diceva Cesare Lombroso che gli
zingari “…sono vendicativi all’estremo grado, sono dediti all’ira e, nell’impeto della collera, furono veduti gettare i loro figli contro gli avversari, come se fossero stati pietre da fionda. Mangiano carogne putrefatte, amano le orge, sono assassini senza rimorso, e le donne sono abili nel furto, avvelenano il bestiame e si prostituiscono. Era normale ammazzare gli zingari e, nel libro “Non chiamarmi zingaro”
di Pino Petruzzelli, si legge: “…durante l’ odierna battuta di caccia sono stati ammazzati numero due cinghiali, numero tre fagiani e numero uno zingari con relativo bambino…”.
… e i violini cessarono di suonare
cessarono le freschezze della neve
e i seni cessarono di cantare preghiere alla nuova risurrezione
cessarono cavalli e ruote e binari sottili
cessarono i fanali crepuscolari cessarono le mani rotonde dell’alleanza
cessarono gli zoccoli e le albe piangenti
cessarono le gole e i talismani appesi alle piaghe del corpo
cessarono le spiagge della provenza e dei girasoli nati da schiuma marina
cessarono mele e giacinti e vestiti a righe e regine di picche
cessarono le gonne degli arcobaleni e cessarono i ritorni
In una grida emessa dal ducato di Milano, nel 1663, si leggeva :
OGNI CITTADINO E’ LIBERO DI AMMAZZARE GLI ZINGARI IMPUNE, E DI LEVAR LORO OGNI SORTA DI ROBBE, BESTIAME E DENARI CHE GLI TROVASSE”.
Susipè e mellipè, puro e impuro, sono le due facce esistenziali che tracciano la vita dei rom.
E’ impuro il turpiloquio, l’incesto, il sangue, l’omicidio, la prostituzione, la guerra, l’omicidio, l’aborto, il suicidio. Pur vivendo nelle discariche i rom non si suicidano, poiché la vita è una cosa susipè, cioè pura.
Noi italiani formiamo delle efficientissime ronde che girano la notte a ponticelli, vicino napoli, e assaltiamo due campi nomadi con mazze, bottiglie molotov, spranghe, e incendiamo tutto ciò che si può bruciare.
In una grida emessa dal ducato di Milano, nel 1663, si leggeva :
OGNI CITTADINO E’ LIBERO DI AMMAZZARE GLI ZINGARI IMPUNE, E DI LEVAR LORO OGNI SORTA DI ROBBE, BESTIAME E
DENARI CHE GLI TROVASSE”.
Fu così che l’utero delle madri divenne ghirlanda disordinata e uva acerba
Fu così che l’utero delle madri divenne sentiero triste e farfalla rifiutata
Fu così che l’utero delle madri divenne rumore di sirene
Fu così che l’utero delle madri divenne gente che aspetta
Fu così che l’utero delle madri inghiottì rondini rotte e onde spezzate
SIAMO TUTTI FIGLI DI DIO
Si legge nel “Diario fiorentino” di Luca Landucci, nel 1512 :
“…a Ravenna era nato d’una donna un mostro. Il quale aveva sulla testa un corno ritto in su che pareva una spada, e in iscambio di braccia aveva due ali a modo di pipistrello, e dove sono le poppe, avea dal lato ritto un fio, e dall’altro aveva una croce, e poi più giù nella cintola, due serpe, e dove è la natura era di femmina e di maschio, di femmina era di sopra nel corpo, e maschio di sotto. Uno scherzo del demonio, assicuriamo”.
E come può un’anima buona albergare in un corpo cattivo ?
E ancora sant’Agostino, ne “La città di Dio”, scrive :
“a Ippona c’è un uomo che ha le piante dei piedi e le mani a forma di mezzaluna, con due dita soltanto. Se esistesse un popolo di questi individui, verrebbe ad aggiungersi a quei fatti curiosi e mirabili.
Sarebbe però questo un motivo valido per negare che quest’uomo discenda dal primo uomo, creato da Dio? ”. E il catechismo redatto durante
il Concilio di Trento, nel 1545, è molto chiaro nel disciplinare che :
“…non devono essere promossi agli ordini i deformi per qualche vizio corporale e gli storpi, perché la deformità ha qualcosa di ripugnante
e questa menomazione può ostacolare l’amministrazione dei sacramenti”. E durante il quarto concilio laterano si afferma che “…l’informità
del corpo proviene dal peccato. L’operato del diavolo ingenera,
favorisce e aggrava le malattie nervose, l’isteria, l’epilessia, la follia.
Solo l’acqua santa del battesimo scaccia il demonio, ed ancora spruzzata sui frutti della terra, sulle viti e sugli alberi, sulle case dell’uomo,
sulle stalle e sulle greggi, è rimedio e soccorso contro i malefici di satana”.
Tutte le sere nel paese dei gigli
I capelli diventarono draghi di cartapesta
Le ginocchia diventarono grotte incomprensibili
Le guance divennero torri e corvi di vento
Le labbra divennero parole fuggite
Le orecchie divennero maschere bevute
I piedi divennero nuvole acide
I polmoni divennero insegne definitive
I ventricoli divennero arene vuote
Le arterie divennero ultime feste d’autunno
La bellezza classica simboleggia la perfetta forma umana,
entro cui un’anima ben equilibrata trova la sua sede, e così arriviamo a cesare lombroso che, nei suoi numerosi scritti, ci dice che: “…le prostitute, come i delinquenti, presentano caratteri distintivi fisici, mentali e congeniti, ed hanno l’alluce prensile.
Hanno volto piatto, zigomi sfuggenti, occhi vuoti, capelli lunghi e crespi, più spesso scuri, spalle diritte e pelle giallastra…”.
E così ancora oggi danno fastidio i disabili, i diversi, i poveri, gli altri, insomma. E così i poliziotti di Mestre bloccano i volontari che distribuiscono tè caldo e coperte ai clochard.
A Genova i vigili buttano via le coperte dei senza tetto offerte dalla Caritas. A Firenze gli agenti comminano una multa di 160 euro a dei poveracci che passavano la notte all’ addiaccio, e sul rapporto si legge :
DORMIVA IN MODO PALESEMENTE INDECENTE.
A Cittadella, in provincia di Padova, nel 2009, i vigili urbani minacciano
la multa ai passanti se allungano una moneta ad un mendicante, rifacendosi esattamente alla parabola del buon samaritano.
La cronaca nera trabocca di episodi che spaventano, che spesso non si conoscono in quanto non finiscono sulle prime pagine dei giornali. Barboni pestati a sangue, barboni bruciati, barboni accoltellati.
A Rimini, nel 2008, quattro ragazzi danno fuoco ad un senza tetto
“ perché erano annoiati, e non sapevano cosa fare ”, confesseranno in seguito.
A Nettuno tre teppisti svuotano una tanica di benzina addosso a Singh Navte, un indiano che dorme alla stazione.
E le lacrime si sprecano nel guardare film e lavori teatrali, o leggendo opere che hanno fatto la storia della letteratura. E cosetta ne “I miserabili”
di Victor Hugo, il suonatore scalzo de “Il viaggio d’ inverno” di Schubert, Frugola ne “Il tabarro” di Puccini, e poi David Copperfield,
“La leggenda del santo bevitore”, “Miracolo a Milano”,
“La ricerca della felicità”, Charlot e anche nei cartoni animati,
come “Lilli e il Vagabondo”, di Walt Disney.
E poi la realtà ci sbatte in faccia i tre ragazzi di Vittoria
che ammazzano un gigante buono a calci e randellate.
Siamo tutti figli di Dio.
Gli animali morirono tutti nell’ultima luna d’autunno e morirono con loro
i monti di cemento e di sale e morirono le albe profumate di sospiri
Anche lui puntò il dito sul ragazzo unico sillabando tu non cercare occhi
e angoli per rifugiare le ruote dell’attesa e lascia che la mia camelia sia la tua camelia e il mio fiume sia il tuo fiume tu cercavi la pioggia nuda
e l’alga e volevi essere fauno di mare e statua azzurra volevi essere
la mia memoria tu eri il bisonte e io volevo essere martello di cuoio
tu eri spiaggia abbattuta tu eri argento bruciato io ero l’istante supremo
“…due uomini, due ss, portarono un giovane al centro del quadrato. Inorridito riconobbi Jo, il ragazzo che amavo, appena diciottenne.
Non lo avevo ancora al campo. Era arrivato prima o dopo di me ?
Non ci eravamo visti nei giorni che avevano preceduto la mia consegna alla gestapo. Ero raggelato dal terrore. Avevo pregato perché non fosse nelle loro liste, sfuggito alle retate, risparmiato dalle loro umiliazioni.
E invece era lì, di fronte ai miei occhi impotenti, colmi di lacrime.
Gli altoparlanti trasmettevano un valzer di Strauss a volume altissimo, mentre le ss gli strappavano gli abiti di dosso, lasciandolo nudo
e incastrandogli la testa in un secchio di alluminio. Poi sguinzagliarono
i loro cani che lo azzannarono all’inguine e lo sbranarono lì, di fronte
a tutti e a me. Le sue grida di dolore erano mostruosamente amplificate
dal secchio, ed io sentii il mio corpo vacillare, senza peso, la gola si chiuse e le lacrime sgorgarono irrefrenabili. Pregai per una sua morte rapida.
Da quel giorno quella scena è passata per cinquanta anni nella mia mente”.
Questo è un brano dal libro “Moi, Pierre Seel, deportè homosexuel”, vittima delle deportazione degli omosessuali durante il nazismo.
Lo scenario politico italiano, negli anni duemila, si arricchì di un nuovo dibattito sociale, e Gianfranco Fini affermò in parlamento: “…un maestro dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro”.
Nel 1994 Maria Latella intervistò il musicologo Piero Buscaroli,
il quale si espresse così :
“…sconsiglierei il termine gay. La destra dovrebbe chiamarli correttamente froci o checche. Andrebbero spediti in un campo
di concentramento. La parola gay, inoltre, trasferendola nella nostra lingua, proietta su queste persone un’aura gaia, serena e allegra.
Il che è falso, in quanto conducono una vita infernale, da non raccomandare a nessuno, e ho già detto che li internerei nei campi
di concentramento”.
Nello statuto di Cremona si legge : “Se qualcuno avrà avuto rapporti contro natura con donne o uomini, sia bruciato.” E gli statuti di Feltre, nel 1556, concludono : “ Coloro che intrattengono rapporti carnali in maniera avversa alle leggi di natura, sia coprendo da maschio che facendosi coprire a guisa di femmina, dopo essere stati appesi alla forca, vengono pure dissolti in virtù del fuoco, che vendica e purifica e restino dispersi, sia di corpo che di nome, dalla terra dei viventi ”.
Ero un cane zoppo senza la tua ciotola protettrice
ormai tutto è finito il suono della notte l’ombra del tuo cuscino e dei tuoi sogni tutto è finito sullo zolfo pallido della camera
tutto è finito oltre il cristallo dei pianeti
adesso la pioggia entra nella tua bocca scavata
adesso i tori e le stelle bevono il tuo sangue che è anche il mio sangue
adesso un silenzio putrido ti invade il petto
io rimarrò tra due cipressi ghiacciati ad aspettare l’ultimo grido
prima di chiudere la porta della casa
Nello statuto medievale di Treviso si legge : “…il maschio privo di ogni vestito, in piazza impalato e con il membro infilzato, rimanga lì tutto
il giorno e tutta la notte. Venga arso vivo il giorno seguente fuori dalle mura. La femmina invece priva di vestiti venga legata nella piazza
a un palo e lì rimanga per tutto il giorno e la notte e poi arsa viva il giorno seguente fuori dalla città”. E conclude splendidamente Giancarlo Gentilini, sindaco di Treviso : “…darò subito disposizioni alla mia comandante
dei vigili urbani affinché faccia piazza pulizia etnica dei culattoni.
I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”.
Un rapporto dell’agenzia dell’unione europea per i diritti fondamentali dell’ uomo, della primavera del 2009, sancisce che l’omofobia
è un fenomeno sempre più diffuso, e che il paese più omofobo è la Lituania, dove il parlamento si è spinto a votare una legge per la protezione dei minori contro gli effetti nocivi dell’informazione pubblica che vieta giornali, libri, programmi televisivi, pubblicità, film e qualunque altra cosa che possa dare una rappresentazione di tipo positivo dell’omosessualità e della bisessualità. E subito dopo arriva l’italia, al secondo posto.
A Santangelo Lodigiano, nel 2005, Umberto Bossi ha le idee chiarissime in merito : “…ma quali diritti possono vantare i froci ?
Il diritto di scambiarsi le mutande ?”.
Voglio scendere nel pozzo dove vivono le agonie del mondo
Voglio scendere nel pozzo dove nasce il vento del mattino
Voglio scendere nel pozzo dove trema il sole e urlano le cicogne
Voglio nascondere stelle marine e cavallini a dondolo
sotto gli aghi di una fata sconosciuta
Voglio nascondere unicorni e gnomi e burattini
sotto il volto bianco di una poesia
Voglio nascondere errori e candele sporche
sotto il selciato muto dell’indifferenza
Voglio camminare ancora in una strada di neve sorridente
Voglio camminare ancora su rugiade pericolose
Voglio camminare ancora tra due mani di diverso colore
senza dovermi accorgere della differenza
…tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge...
FINE