I CANTUCCI CELEBRANTI

I CANTUCCI CELEBRANTI

Poesie

paul sark

I CANTUCCI CELEBRANTI

Verona, 1989

agli amanti di tutti i tempi

I CANTUCCI CELEBRANTI

Liberamente ispirato ai

CARMINA BURANA”

di Carl Orff

INCIPIT

Fortune

rota

volvitur

descendo

minoratus

alter

in

altum

tollitur

nimis

exaltatus

Titolo

Giochi voluttuosi, peccaminosi trastulli,

affabulazioni anzichenò a latere,

da panca, da tavolata,

da sottoscala,

ovvero

libera demoniazzica raffiguratione

dei carmina burana di carl orff;

cantiones profanae cantoribus

et choris cantandae comitantibus,

instrumentis atque imaginibus magicis…

Dedica

Dedicato a tranvieri, marinai, ragionieri, puttane, rottinculo, pocodibuono, pallosi, gnocche, danzatori, mistificatori, asociali, bottai, paparazzi, pederasti, cazzoni, segretari, avanguardisti, piselloni, artieri, grillisti, spocchiatori, uccelloni, baristi, perdigiorno, spalatori, tartassati, barellieri, riccioluti, smanganellatori, illuministi, spaesati, jazzisti, palafrenieri, faciloni, corteggiatori, occhipinti, badesse, inventori, trappisti, sbandieratori, lillipuziani, paperai, fiancheggiatori, zupponi, guardoni, tardoni, filoni, frattagliatori, cincischiatori, fiammozzi, coglionnelli, papisti, pretazzi, sagrestani, candelabristi, giuggioloni, letamisti, dirimpettai, zufolai, vercelloni, krapfenisti, verduristi, strangolapreti, orecchioni e falpalà…

PROLOGO

E adesso proviamo questo povero uomo,

inculatore elettrico da strapazzo;

adesso incalza la morte rapida,

in mezzo ad esecuzioni nella giungla;

Strizziam strizziam le palle

al caro direttor;

lecchiam lecchiam l’ovaie

alla madre superior…

Ci siano testimoni le fregnacce dei politicanti,

le turpi bestialità dei romanazzi parlamentari,

luridi lombrichi mezzanottai da lampione,

che gli vengano nel culo

tutti i rinoceronti bianchi

e scimmioni danzanti;

che gli strappino i denti giallazzi

i corvi benpensanti;

e poi sul velluto rosso delle poltrone

rimangano, a ricordo,

violastre insalatine di polpo…

FORTUNA IMPERATRIX MUNDI

Si cantilena di fortuna,

di grande,

di un avere,

di aver tenuto il posto per colpa del sedere;

i clerici, avvocati, untuosi gran notai,

si stringon nelle spalle perché non basta mai…

La fortuna l’ha resa nebbiosa la luna;

dietro il paravento di cristallo

orologi segnano il variabile…

Un grosso nanazzo,

col grosso pupazzo,

recita versi sul proprio cazzo…

Canto dolente, nemesi assente,

pullula il verme nella mia mente;

canti di streghe e di stregoni,

perché nessuno rompa i coglioni.

Canta lo sbuffo del vapore,

con la tradotta si perde anche il cuore…

Vado alla morte, lascio il mio amore;

chi glielo dice ai marescialli

che mi fan male anche due calli;

chi glielo dice al generale

che questa guerra ci fa un poco male.

Lascio la stanza ed il palazzo,

vò per il mondo con gran sollazzo…

Dico di urbanistica puttaniera,

di adescamento e di adescati,

di vicoli e galeotti;

marchi,

segni,

ed imprimatur…

Una maschera bianca copre il volto

al bordello parigino;

una maschera ci copre tutti quanti,

ci copre adesso anche davanti…

Meglio allora dire di marinai

che raccontano i loro guai,

avvinghiati tra le cosce azzurre delle bagasce,

che sospirano attente col birillo tra le ganasce…

Meglio allora dire dei menestrelli,

scanzonati e liberi come uccelli,

che cantano di stanze colme d’amore,

che cantano di sottane e di quel certo odore…

Meglio allora dire di labbra succhianti,

di fessure ansimanti,

di dita giocanti…

Eccoci presto in sella,

rientra il tuo cappuccio…

Ora si recita di sospensione…

son tornite le vesti in quell’occasione;

partecipa al banchetto anche Otello,

salta sul sofà,

piglia un baccalà,

canta contento con altri cento…

Colpo forte e poi mezzano,

fan contento il deretano,

molti colpi e mal digesti

non fan culi sani e lesti,

piglia il colpo con lamento

ché alla fine sei contento.

Ti avvolgerò di celluloide alla crema

con “AMAMI STANOTTE”

L’AMORE IN OTTO LEZIONI”

AMORE SOTTO COPERTA”

LA DANZA DI VENERE”

LA DANZATRICE NUDA”

FATTA PER AMARE”

FEMMINA”

VIRGINIA DIECI IN AMORE”

VIVA LE DONNE”

VOGLIO ESSERE AMATA IN UN LETTO D’OTTONE”

La violenza è sempre dell’uomo,

la donna è la vittima designata,

tanto più attraente

quanto più inerme,

dolce,

innocente…

E’ meglio allora

dire di un piccolo cuore rosso,

con la punta rossa,

alzata nell’aria,

simbolo dolce e fiero,

corrosivo più del fuoco,

che dà benedizione

e l’estrema unzione,

gonfiandosi tutto glorioso,

vestito di violetto…

Si confonde adesso

in un cesto di riccioli biondi e castani,

neri e di carminio,

con tutto il piacere che dà

quando piace…

O FORTUNA

Che sia fortuna vederti oggi per la prima volta,

Bianca sotto la luna;

Che sia fortuna sentirti i polsi languidi,

Allentati al richiamo;

Che sia fortuna sentire i polpastrelli tuoi,

Morbidi di gioco;

Avvinghiare il pupazzo e le pendaglie,

Assaggiare al sugo d’oriente il cappucciotto;

Che sia fortuna assaggiare la tua lingua vibrante,

Che sia fortuna scioglierti in bocca

Nuovo sperma,

Arrotondarti a ciclo continuo i capezzoli odorosi.

Stenditi sul paonazzo a sollievo fresco,

E bevi fanciulla avida il dovuto sorso.

Che sia fortuna

Sparire nella notte paludosa…

FORTUNE PLANGO VULNERA

Piango queste ferite sodomizzate,

Piango queste ruote di storielle prepuziali:

Mi raccontano di Ecuba regina

Che succhiava il glande del re da sotto il tavolo,

Si impolverava di sangue e d’avorio,

Si spalmava la figa con gli svolazzi dei cortigiani,

E dormiva la notte con le chiappe generose

Appoggiate ai cazzoni dei cani reali.

Siamo privati adesso al vertice di corone floreali.

Siano beati i castellani e le trotelle

Di questo reame;

Siano beate le sacchette delle verginelle

E le loro tettine adunche

offrenti succhi d’odorosa ambra

riponiamo nel cassetto le preghiere

orniamo capezzoli e cappelle con fiori occidentali

PRIMO VERE

Primavera da sillabario

primavera nell’erbario

nell’erbario la porchetta

metti il cul nella calzetta

la calzetta mi va stretta

slappa tu la paperetta

paperetta sempre allegra

dentro rosa fuori negra

paperetta sei felice ?

chiedi al ciccio che lo dice

se ci passa il tuo ditino

si prepari un cetriolino

che sia corto che sia breve

te lo ciuccio sulla neve

non lo dire al sagrestano

se ti prendi il suo banano

ora ascolta la storiella

del paese la più bella

VERIS LETA FACIES

Quando Zefiro odoroso

nel boschetto così ombroso

incontrò la chitarrina

dolce allegra passerina

dimmi mamma chiede il bimbo

cosa fa la luna al sole

gliene illumina la mente

trastullando allegramente

gli trastulla tutto il giorno

le melone e quel bel corno

corno duro e benpensato

dentro l’ugola arrivato

e la luna canta e spassa

titillando la matassa

toglie i fili e raggi d’oro

dal violazzo pomodoro

bimba son io carino ?

bimba gaudiosa e pura

a me confidano antilopi e lepri

mammole azzurre e ginepri

so di acque d’argento

e di sovrani

e tu confondi angurie e caimani

bimba son io

bimba d’amore

bimba voluta da un grande ardore

bimbo tu guarda questi fiorelli

che fra dieci anni leggiadri e belli

faranno impazzire i grandi sovrani

quando sentirli potran nelle mani

e questi unguenti che adesso preparo

mi serviranno il giorno del varo

bimbo ora vattene lasciami sola

lasciami un grillo che mi consola

OMNIA SOL TEMPERAT

Labirinto di labirinti

groviglio di grovigli

matassa di matasse

attraverso questa figura di mondo

descrivo innocenza e quello che vedo

in alto a destra due labbra di fuoco argentato

mordicchiano un panino finocchioso

nel rovescio della medaglia invece osservo:

I° Due grassocce modelle ottocentesche a pag.131; una è vestita di sole calze a righe bianche e rosse, seduta su un divano a grossi fiori di lillà, la gamba destra sostenuta dalla mano destra, col piede che poggia sul cuscino del sofà, i capelli sono raccolti a treccia; l’altra, inginocchiata di fronte alla prima, è nuda, e mostra le chiappozze rosate e lucenti.

Ha nella mano sinistra una grossa carota dorata e mollemente, guardando negli occhi la compagna, gliela stantuffa nelle interne spugnosità della figa, con certi miagolii che mi erano sconosciuti.

II° A pag. 29 è raffigurata invece una sorta di strega meridionale mezzobaffuta.

Le cosce adagiate su un largo pizzo lavorato, son ben larghe ed aperte.

La testa, rivolta all’indietro, mostra dei capelli nerissimi, scompigliati.

Un grosso cetriolone verde scuro spunta allegramente dalla pupazzetta della signora, che pare gioire molto della cosa, restando del tutto indifferente agli sguardi dei molti osservatori.

III° Altra signora della verdura, a pag. 61, con doppia infilatura, carotina di dietro e melanzanone davanti, senza scrupoli, senza orpelli o altre artificiose facezie.

Ella se la gode alla pecorina, con la mano destra che passa in mezzo alle gambe, per arrivare a solleticare le verdurine chiavatrici. Ancora delicatezze si parano davanti, nell’esplorazione del mondo.

Ora qui un sandwich irrorato alla maionese; in mezzo verde insalatina e formaggio francese

Clitoride avariato con quattro sottilette

Le labbra spalmate e le polpette ancora non gustate

Dal sugo e nidi di rondine all’uovo con ragù

Si apre una grillazza col ghignolo all’insù

Stappiamo una lattina tira l’anello avanti

Giocati la bevanda

Gustatevi tutti quanti

Ora una signora ci informa:

i messaggi inviati da parti visibili del corpo non sarebbero altro che l’evidenziazione di altre parti del corpo, ma nascoste.

Alcune analogie sarebbero riscontrabili anche con il mondo animale. Si pensi, ad esempio, alle rosse chiappe della babbuina, che ovviamente fanno da cornice alla vagina e all’ano.

Pensate ora ad una bella signora appena uscita dal trucco. Le guance arrossate dal fard fanno degna cornice ad una bocca ben disegnata dal rossetto. Credo che sia superficiale ogni tipo di commento.

DEUS PUERILIS

Cosa ti pulsa nel gonnellino ?

E’ uno scoiattolo, un caprettino ?

Cosa ti frulla dentro la lingua ?

E’ un gelsomino, è un mandarino ?

Cosa si vede sotto il vestito ?

Un pelosino, un cocorito ?

Quella nidiazza tutta fiorita

E’ di cicogna la favorita ?

Oh che gentili le tue bacuzze,

E che sfrontato quel tuo fiorello;

Diamogli un bacio sopra l’anello.

Polvere e ricci agrumi e piante di vetro

ora cercherò nel grembo

e li offrirò a te compagno di giochi

insieme conosceremo i nostri nudi capelli

e questo nuovo piccolo seno

NOVA MUNDO RESERAT FACIES APRILIS

Dimmi acqua che ti scopre il culetto

stammi a sentire tu nel laghetto

la mamma mi ha detto che il piselletto

tu te lo tenga ben stretto ben stretto

perché qualche bambina con le treccine

non se le rubi le frittelline

mettici zucchero e marmellata

bevo sciroppo miele ed orzata

se a stare qui mi son raffreddata

Dormo presto adesso la sera

e non dimentico la mia preghiera

lasciamo ora devo tornare

c’è la mia mamma che sta ad aspettare

lasciamo ora devo sognare

lasciami ora devo tornare

ECCE GRATUM

Ecco cospargi di miele il purpureo sovrano fremente

ecco ricolma di gigli zuccherati questa cotonina

ecco la chiglia salata che ti arde fra le gambe

ecco la leggera sintesi infiammata che si schiude

ecco assaporarne le lacrime untuose

ecco danza la lingua virtuosa su questo ladro di energie

ecco intingi i tuoi dorati lamponi in spire labiali

ecco si avvolge il corpo in nebbie dolenti

ecco volgi la schiena in alto

ecco le unghie si allontanano veloci dalle spalle

ecco i denti stringono la terra

ecco la lunga ferita longitudinale che appare

ecco falangi e aurore affumicate che avanzano

ecco frugano il rosso muschio

ecco occhi e pupille che si abbandonano

ecco il gemito la canzone accogliente

ecco scivolo andante salivale che avvinghia

ecco la calda liquida offerta incremare il ventre ed il collo

CHOR

Coro della maree che trascinano levrieri e farfalle

coro delle spine che costruiscono vite cilindriche

nella pelle degli archi astrali

coro dei rettangoli vellutati dei sorrisi serali

coro di palpitazioni accennate

coro di cardellini e bacche arabescate

contorno d’alcova lenta e soffiante

coro d’ambrosia densa e zuccherata dal piacere

coro di umore linguale ripieno di gemme odorose

coro di polpastrelli scivolanti maestosi nel buio

coro di radici allargate pianissimo in silenzio

coro di muscoli attenti al contatto lieve

coro d’assenzio inventato incorniciato in un seno

coro ondulante mattutino col sudore nei capelli

coro di labbra genuflesse in preghiera avvolgente

coro di segni dentali attaccati alla mente

coro ventrale prezioso col dolore nei fianchi

coro di ombre fradice imperlate di afrori

coro finale senza voce

un si cadenzato

continuo e doppio

aspetta fuori dalla porta

NELLA PIAZZA

UF DEM ANGER

Nella piazza…

Nella piazza una ragazza

si mordicchia la barbazza

stanno muti tutti quanti

lei si sbrodola davanti

la vecchiassa la padrona

le solletica la mona

ed invita i cittadini

a mostrare i mandorlini

mò guardate la mia panza

s’incominci la baldanza

TANZ

Danzano i merli e i beccaccini

danzano tutti grandi e piccini

la grande piazza è tutta un fermento

polli e galline ballano in cento

le poppe brillano i piedi impazzano

le passerotte calde s’infiammano

una donzella acchiappa un gingillo

una cicala si pompa col grillo

una boccuccia calda e porcona

tosto s’acciuccia una pillona

trilla felice un pifferazzo

quindi risponde un gran spinazzo

cercami presto la prurigina

chè non resisto da stamattina

ecco c’è pronto il barbagasso

ecco lo servo come ananasso

danzano allegre le miagoline

sono felici le riccioline

s’alzano ardenti i mastufloni

sono infuocati i manzilloni

ora la piazza è tutta un bordello

ogni patonza ha il proprio uccello

bargigli fanghiglie e gommoloni

sono adagiati dentro i portoni

le basilisse e le chiapparelle

ora riposano sotto le stelle

e nella notte tutto si scioglie

gemiti alati sospiri e voglie

scende la brina sopra ogni cosa

dorme felice anche una rosa

FLORET SILVA NOBILIS

Conservo ora una bocca azzurra

con dentro sperma e gigli fumanti

questa è la chiave per leggerci attraverso

interroghiamo segnali astrali e campane fumanti

è indispensabile per un passo d’amore

avere attorno molte stelle e pelli d’animale

e albicocche mattutine e capezzoli argentati

è bello avere attorno versi percossi sul collo

è bello chiederti prima un’ampolla

piena dei tuoi gemiti

ed un quaderno con foglie

strappate dalle tue unghie

è bello avere intorno cigni danzanti

che ripetono il tuo nome nell’orgasmo sommerso

è bello avere intorno lo stupore dei cipressi

cupo ondulare

è bello avere intorno zoccoli di pietra

che fumano sul tuo seno bagnato di pioggia

è bello immaginare le spighe nei tuoi capelli

addormentati dal profumo terrestre delle zagare

è bello avere intorno i pensieri veloci dei cervi

con palpitazioni serene da manuale

a compimento

CHRAMER GIF DIEWARME WIR

SOLI UND CHOR

Bottegaio dacci le pitture

Bottegaio facci colorire

Rosse cappelle e fiori e melograni

Brune graniglie e avorio li banani

O bottegaio dacci le cipolle

Chè con il succo non divenga molle

Dacci i colori per il pennello

Spalma l’azzurro sopra il pisello

Chiama tua moglie e la donzella

Chè ci colori zuppa e cappella

Dolci colori lucidi e acuti

Chè nell’amore tutto ci aiuti

Sia colorato il lorenzone

Sia pitturato il polpettone

Dacci alla fine tanti acquarelli

Per illustrarci i tenerelli

Ora chiamiamo le nostre amiche

Che addobberanno le loro fiche

O bottegaio la mia nettarina

Vò a pitturarla con l’anilina

Ed io invece questa picciona

Voglio che odori di frutto di mona

Ehi bottegaio son io piccina

Dammi un unguento per la vellutina

Dentro la mano stringo un rubino

Devo donarlo al mio rugantino

Fa che sia un fiore fa che sia bella

Fa che sia d’oro la mia violinella

Ciao gran pistacchio son passiflora

Un ananasso m’attende da un’ora

Fa che io aspetti da gran signora

Un bel tubazzo m’aspetti a momenti

Vò a dedicargli i miei sentimenti

Olà masnadiero dal cul butterato

Il triangolino ho rovinato

Prepara un buon brodo con minestrina

Devo nutrire la mandrillina

Siam tutti felici dei tuoi colori

Siam tutti contenti dei tuoi sapori

Addio bottegaio l’amore ci aspetta

Che ce l’ha lungo chi ce l’ha stretta

Addio bottegaio la notte è vicina

Torno all’alcova a succhiar la micina…

REIE

GIROTONDO

Girotondo intorno al mondo

Chi ha il culetto tondo tondo ?

Vieni vieni più vicino

Chè ti faccio un ditalino

Gira a destra gira a manca

Gira sempre mai si stanca

Gira l’occhio e il ananasso

Fruga e cerca sempre in basso

Gira in tondo e canta in coro

Infioriamoci d’alloro

Gira il tempo tutto il giorno

Senti è duro come un corno

Venga venga il tempo antico

Ciuccia e lecca il rosso fico

Gira gira margherita

Te lo tengo tra le dita

Gira gira passiflora

Su fai presto ch’è già l’ora

Danza lieta bella rosa

Danza e toccami la cosa

Gira e danza o mia diletta

Ce l’hai dolce ? ce l’hai stretta ?

Gira e danza o mio donzello

Chiudo forte il tuo gioiello

Giran danzan tra le foglie

Tutti presi dalle voglie

Giran danzan fino a notte

Meglio amare che dar botte…

TUTTA LA MERCANZIA CHE C’E’ NEL MONDO

ALIMENTO

Qui c’è il brodino e la brodazza

Qui c’è il panino là c’è la pizza

Il salamone lo tengo in cantina

Sopra ci spalmo la nettarina

Mettici anche le ciliegine

Mettici crema e noccioline

VESTIMENTO

Metti la gonna metti il mantello

Metti il cappuccio sopra l’osello

Metti lo scialle alla micina

Chè non si freddi nella mattina

Metti e rimetti calze e galosce

Metti lo foco infra le cosce

TRASPORTO

Prendi lo cesto prendi lo carro

Metti le ruote dentro al tabarro

Viaggia lontano viaggia sicuro

Tienilo pronto tienilo duro

Chè alla donzella piace di certo

Far con la lingua un bel concerto

MEDICAMENTO

Cura il tubazzo e i mandarini

Cura fessure e fragolini

Metti pomate e cerottini

Sopra le rosse e i mandolini

Or stiamo bene or siamo sani

Possiamo usare viole e banani

ALL’ OSTERIA

QUANDO SIAMO ALL’OSTERIA

Quando siamo all’osteria

Non ci preoccupiamo della cavalleria

Ma il gioco veneriamo

Il corpo insaponiamo

Si parla si ascolta all’osteria

Chi indiscreto giace

Chi fruga loquace

Panche assiti e sgabelli

Vedono tristi i mantelli abbandonati

E le culotte appese

Le tovaglie spogliamo

Le briciole inzuppiamo

Quando siamo all’osteria

Ci liberiamo della Maria

Cantiamo i defunti allegri e i fedeli

Cantiamo le sorelle e le mammelle

Cantiamo bacco e Prosecco

Guitto e Lanzacco

Apriamo le orecchie ai fratelli

Ai naviganti ai preti

Alle ancelle frughiamo le gonnelle

Cacciam le mani in tasca alle regine

Con noi beve il papa e il re

Lo scudiero l’alfiere e il melograno

Suor Letizia s’acchiappa il banano

E beve con lei l’alcova

Il gallo fa le uova

E beve il lupo e la zimarra

Tutti bevono e nessuno sgarra

Beve l’eroe e beve il soldato

Beve lui beve lei

Beve il servo con l’ancella

Beve il veloce beve il pigrone

Beve il ricco ed il barbone

Beve il bianco beve il nero

Beve il fico e beve il pero

Bevi il vino e sei sincero

Beve il crucco e la pulzella

Che si struscia la padella

Beve la fata e lo stregone

Beve l’ape e il calabrone

Beve il povero e il potente

Beve il saggio ed il fetente

Beve l’esule beve l’ignoto

Che sia lungo che sia corto

Beve il giovane e il canuto

Da vicino me lo scruto

Beve l’asino e il morello

Beve il padre col fratello

Bevono cento bevono mille

Scoppian le botti tra le scintille

Bevono i popoli bevon le genti

Tutti col nettare dormon contenti

CANTO DEGLI ADORATORI DI MESSALINA

Notturni i tuoi piedini

Dolci con ali e soavi ciliegie

Da sotto le finestre ai balconi

Scostate le tende azzurre e fateci vedere

La regina dai tenebrosi amori

A te cantiamo

A te chiediamo le conchiglie tenere del tuo corpo

Lucente come aspri diademi

A te chiediamo rumore di fiamme

A te chiediamo i campanelli rosa dei tuoi seni

A te chiediamo la porpora dischiusa dei papaveri

A te offriamo il languido olocausto di stami

e colombe

Inarca i tuoi fianchi odorosi sulla balaustra

Ingoia profondo avorio e rosse acque

e strade marine

Scrivi sulla pelle il nostro sigillo

E bacia l’aria calda attorno a te

E finalmente

Cristallo ed alloro danzeranno insieme

CANTO DELLA METRESS

Bonsuar messiè

Je suì la metress

La metress d’adess

Del pess e del sess

La nuì m’ador e me suvien d’emè

El ragass ki vien da muà truv de tutt

I lì à la donzell plen de foc e d’ardor

Ke te fa murì e te fa suffrì

Ke t’akkiapp l’osel e te lo skrucch

Com un supplì

I lì à la figass plen de curv

Avec le cul muvan e la fish struscian

Ke s’allapp le puasson e le balon

Ke te fa le pijam de saliv

E depuì te ga la lissiv

E vien scè muà le sindàc

E le messiè dell’Armagnac

Vien le cardinal avec l’orinal

Ke fè vuar son pal

E vien l’ambassador kol cass de or

E kelk fuà tutt de for

Vien le scef de la polis

Ke aprè l’amur se magna el ris

E vien le farmascist

Ke le piass la koroll

Ke qand el poll

Se fiond cò la pistoll

Lo ciap dur lo ciap moll

Muà pur tutt kuant gò na bon paroll

CANTO DELLE FANCIULLE

VERGINI NELLE ORECCHIE

(canzone dei dodici mesi)

Noi siamo donzelle ancora non vecchie

Siam pronte per tutto escluse le orecchie

Spingiamo di lingua con natica forte

Strusciamo le cosce fino alla morte

Il nostro passato è liquido e altero

D’amore il signore è un bel cigno nero

Di noi si conosce l’aspro lignaggio

Il seno addobbato le notti di Maggio

Prendiamo alle labbra un duro fucile

Mentre si spoglia col vento d’Aprile

Sentiamo nel ventre il pioppo di Caio

Le gelide notti che adora Gennaio

Ci piace l’amore con lusso e con sfarzo

Ci piace l’amore al tepore di Marzo

Sogniamo battaglie col cazzo nel pugno

Con dolce abbandono al sole di Giugno

Ci piace da matti la verga di Giglio

Lanciarla per aria al tempo di Luglio

Ci abbandoniamo a un ramo ben tosto

A tutte l’ore nel caldo d’Agosto

Poi a Settembre ed anche ad Ottobre

Ci massaggiamo le fighe ben glabre

Le nebbie o Novembre che sempre ci porti

Le dedichiamo ai cazzi già morti

E infine a Dicembre col santo Natale

Regala a noi tutte un grasso maiale

Che ci ripaghi di tutto il lavoro

Poiché non vogliamo né argento né oro

La tradizione che vuole Febbraio

E’ quella di aprire un nuovo troiaio

Noi siamo donzelle ancora non vecchie

Ci fiondano tutto escluse le orecchie

CANTO DELLA VECCHIA PUTTANA

Cosa amarissima

Quando non c’è più rimedio

Quando non sento più il pulsare carnoso

Dentro la mano

Intorno alla lingua

Quando sul ventre

Il nettare-latte non disegna più terre

E salive e creme d’Oriente

Quando un palco occupa la mente

Quando scorrono solo penombre o tiepidi silenzi

E non dischiudo dimenticate spugne rosate

Quali anni amorosi

La pelle sempre muta

Tesa ad ascoltare i canti eretti al cielo

Quando bevevo applausi

E occhi graffianti e alcove vellutate

Ora si sta sospesi

Tra il balcone e l’uscio

A veder scorrere la morte

Giù in basso

Lentamente

CANTO DEI MARINAI

Siamo i baldi marinai

Sempre a caccia di gran guai

Zampettiamo in tutti i porti

Siamo grandi siamo forti

Ci spassiam con le sirene

Che ci pulsan nelle vene

Alle dame diam piacere

Che sian bianche che sian nere

Le ragazze tutte quante

Le scopriamo sul davante

Tra le dita tra gli anelli

C’infiliam altri gioielli

E le bocche già dischiuse

Le lecchiamo senza scuse

I piedini maliziosi

Ci trastullano li cosi

Ai culetti con gran sfizio

Ci lecchiamo l’orifizio

Le tettine profumate

Con il miele son spalmate

Sulla mandola ricciuta

Libagione va compiuta

Alle vergini donzelle

Carezziam solo la pelle

Gingilliam solo la bocca

Con rispetto della gnocca

Poi le fulgide signore

Le balziam a tutte l’ore

Sono calde molto esperte

Nel mostrare le segrete

Son bocconi prelibati

I lor seni sollevati

E le labbra a tutto aduse

Sfrizzoliamo senza scuse

Poi rimangon le matrone

Pronte ad ogni perversione

Piene languide procaci

Sempre ardenti come braci

Sono loro le più porche

Si profumano le sorche

Ciuccio a destra e poppa a manca

Liscian cosce muovon l’anca

Ma noi siamo i marinai

Sempre a caccia di gran guai

CANTO DELL’OSTESSA

Qui alla taverna è il bello del mondo

Or mi presento col mio culo tondo

Conosco ogni vino ed ogni mistura

Per far dell’amore goduria sicura

Con il Lambrusco ed il Bardolino

E’ molto più dolce il ditalino

Qualche fanciulla sulla mammella

Mette due gocce di Valpolicella

Per dare sapore al languido amplesso

Il vino da sempre si lega col sesso

Quando lo sperma t’inonda la faccia

Lo lavi di certo con della Vernaccia

Prima di andare a leccare il buchino

Fatti uno sciacquo col Grignolino

Mentre l’orgasmo che piace allo sticchio

E’ ben più profondo con il Verdicchio

E la picciotta che miagola nera

Si può accompagnare con il Barbera

E’ bello l’amore in terra e all’inferno

Se bevi una coppa con il Falerno

Qui all’osteria il vino è la vita

Quando il boccale hai tra le dita

Io servo nei calici il fuoco del mondo

Sono l’ostessa dal gran culo tondo

COUR D’AMOUR

COUR D’AMOUR

Un quadro-finestra

Aperto sulle edere

La ringhiera sempre ci cercava

Come un’onda

Gli amori serali qui rotolano

Col fremito delle foglie

Trema la terra

E si mischia ai boschi lontani

E alle figure di Venere

Appese alle radici scalze

Il silenzio grida

Qui

Alzando le braccia

Gettando occhiate furtive

Lassù

Oltre i comignoli e le banderuole

AMOR VOLAT UNDIQUE

Amor vola

Prigioniero e libero

Giovane e vecchio

Tra equinozi e stelle grandiose

Dentro intime corde sepolte

Cose amare

Graffiano clessidre

Le sabbie

Intanto

Centellinano granulosi sapori

DENTRO LA STANZA BLU

TRADIMENTO

Dimmelo tu specchio

Come s’avvinghia questo sangue

Ai tuoi graditi baci

Dimmelo tu albero

Come afrore e saliva hanno ricordi di lei

Lontana

Da cartolina

Dimmelo tu finestra

Come va lontano la memoria

E di come urlava

Nell’orgasmo

A ritmo

Con le tendine appena accennate

Dimmelo tu pioggia

Che non vorrei smettessi mai di piovere

Come il collo e le creme bagnavano gli occhi

Come fu scritto in quella lettera

Che ti ricordi bene

Dimmelo tu lanterna

Come le ombre di questi seni

Che stringo adesso

Non le riconosco più

Dimmelo tu letto

Disfatto legnoso supporto

Come il vino ha qui cantato

Assieme allo stridio dei suoi denti

Serrati

Urlanti

Poi dischiusi

Poi serrati

Poi dischiusi

Poi tremanti

Poi dimenticati

DENTRO LA STANZA ROSA

GIURAMENTO

E’ segreto

Questo nostro buio ansimante

E’ segreto questo alito

Di zagare e arance

Mescolato al tuo profumo

Lungo

Ed al mio

Eretto come litorale calpestato

E’ segreta

Questa gola arcuata

Col segno intervallato

Che brucia ed ingoia accenti caldi

E’ segreto questo cedro

Che tieni tra i piedi

E muovi lento

E’ segreta

Questa ombra errante

Che tentiamo di afferrare

Con dita intrecciate

Disuguali

In alto

Nel compimento

E’ segreta

Questa ora ultima

A tacito accordo

Nell’arrivederci

Per il domani

DENTRO LA STANZA ROSSA

FUROR

Penetrant puella

In tunica tua rosula

In flora luxuriosa fortiter

In splendida facie irosa ab pulcherrimo cigno

Et amarissime volutati insinuante

Deus penetrat interiore tuas labias in rosula

Fortiter

Lacerantis gemitiis

Penetrat calidum fortiter

Et virginea fulgorea tenebra

Lucet

Et gaudium incipit

Et furoris

DENTRO LA STANZA GIALLA

GELOSIA

E’ difficile sorridere delle lenzuola

Dei risvolti

Con in mezzo al cervello ed agli occhi

Fotografie amare

Bianche

Allegre

Non tue

E’ difficile dare gloria al luogo dove sei nato

Quando sopra ci piantano tubi appuntiti

Di quelli che parlano di amanti spagnoli

E vestiti torchiati

Con le rotondità gradite in evidenza

E’ difficile non pensare

Quando il mondo attorno ti assassina le tempie

E conficca duro

Fermacapelli d’acciaio

Con biglietti profumati

Di profumo sconosciuto

DENTRO LA STANZA NERA

MORTE

Anima in pena

Splendore senza vita

Gli ori autentici

Ormai son sovrapposti agonizzanti

Ai velluti rossi

Alle grida vecchie

Tutto

Ormai

E’ finto

E’ finto l’amore

E l’agonia

Son finti i tendaggi

Ed i tronchi annaffiati di fresco

Son finti i cammini

E i diluvi

Son finti i passi

E’ finta la gioventù passata

E gli abiti

Cuciti via via

Sono finte le mani

E gli unguenti

Sono neri di lombrichi

Sono rimasti

In mezzo

Fazzoletti e colombe smarrite

Col becco arrugginito

Sono rimasti solo sorrisi raggrinziti

Sulle fotografie accennate

Tocco con l’unghia

Quattro segni di chiodi

Agli angoli

DENTRO LA STANZA VERDE

INVIDIA

Cercatemi nel vento

Per tagliare il mio sguardo

Cercatemi nell’acqua

Per spegnere queste sciabole ardenti

Cercatemi nel buio

Per penetrare il corpo con scintille multiple

Cercatemi nell’aria

Per specchiare volti nuovi

Cercatemi nella terra

Per raccogliere rose gioconde e pulsanti

Cercatemi nei gigli

Per contare capelli ordinati

Cercatemi tra i nomi

Per immaginare abiti serali disciolti

Cercatemi dentro gli occhi

Per tagliare questo mio sguardo

Adesso

DENTRO LA STANZA BIANCA

VERGINITA’

Ti guardavo da lontano

Attraverso il balcone

Per spiare le bianche conchiglie dei tuoi seni

Ti guardavo da lontano

Attraverso il nespolo crudo nel giardino

Per spiare i misteriosi argenti del tuo collo

Ti guardavo da lontano

Attraverso un’infanzia dimenticata

Per spiare i ricordi fragili

Annodati alle tue caviglie

Ti guardavo da lontano

Attraverso il profumo dei limoni

Per spiare i pensieri nuovi

Racchiusi nel dolce granito rosa

Di una rosa appena accennata

DENTRO LA STANZA VIOLA

POTERE

E’ giunto il tempo dei totem floreali

O fanciulle

E’ giunto appena adesso il conforto acquoso

Per rinfrescare gote e spume

E’ giunto il messaggio su un tronco fluviale

Per appoggiare rugiade tra le gambe

E’ giunto col treno di mezzogiorno

Un segnale nuovo

Per accendere lampioncini

Sulle panche e sulle altalene

Nei giardini

E’ giunto un sogno

Con maschi e femmine

Da pettinare a lungo

Tra nuvole verticali

E risvegli

DENTRO LA STANZA ?

Calma agonia

Dolcissima barca perduta

Caduta da un cielo che morde

Calma insonnia

Dolcissima lacrima d’argento

Scesa al crepuscolo

Calma tenerezza

Dolcissima bocca perlata

Toccata da grappoli di parole

Roccata da grappoli di bocche perlate

BLANZIFLOR ET HELENA

BLANZIFLOR ET HELENA

In una radura di gigli

Abbiamo sistemato l’avorio e la sabbia

Il letto con inquiete lenzuola

E sedano

Intorno sono ciliegie e ghiaccio

Limoni e primavere intrecciate

Intorno sono palpiti viola

Quanto vive un bicchiere bruciato ?

Un giorno in meno

Ora è trattenuto qui

In questa cupola voluttuosa

E i due amanti

Rovesciano l’acqua offerta

Sui seni già inorgogliti

Sui sessi come stendardi

Staccati dal tempo

AVE FORMOSISSIMA

Salute a te piede lavato

Che nessuno canterebbe sovrano

Salute a te caviglia scavata

Che nessuno avvolgerebbe tra le braccia

Salute a te gamba leggera

Che nessuno caricherebbe di panni e piramidi

Salute a te coscia ambrata

Che nessuno vorrebbe tenere nascosta a lungo

Salute a te labbra d’orchidea

Che nessuno spezzerebbe per fare muri di miele

Salute a te ventre puro

Che nessuno staccherebbe per farne scudo

Contro le strade

Salute a te fianco bagnato

Su cui nessuno piangerebbe

Dopo tempi infiniti

Salute a te gluteo di pesca e d’albicocca

Che nessuno aprirebbe per farne diademi

Salute a te seno d’avorio

Che nessuno chiuderebbe in casse tempestose

Salute a te collo dormiente

Che nessuno stenderebbe per terra

Per farci cammini e scale verso la luna

Salute a te bocca vermiglia

Che nessuno farebbe riposare

E lascerebbe da sola

Con cera e frumento

A pronunciare attese

FORTUNA IMPERATRIX MUNDI

FORTUNA IMPERATRIX MUNDI

Abbiam detto di puparozzi

Di patonze e di ficozzi

Abbiam dato segni e stanze

Per coprire pupi e ganze

Glieli diam trulli e sollazzi

Alle fighe ed alli cazzi

Pulsa il vento all’occasione

Pulsa viola il birillone

L’abbiam fatto senza cinghia

Con la mazza che l’avvinghia

Ora il ventre ha la rugiada

Ed attende sol la spada

Che lo faccia reclamare

Che lo faccia sussultare

E quel dolce bottoncino

Canta come un cardellino

Gonfio umido ed allegro

Coglie il vergo duro e negro

E fortuna veglia intanto

Benedice col suo canto

O FORTUNA

Che la fortuna non cancelli la luna

Che di ora in ora

I frutti sian cancellati

E gli occhi lavati

Che non ci siano pianti

Per gli amanti

Ed i cristalli e le allodole

Tornino ad essere amici

Che fortuna apra il velo

Dell’inconscia assegnazione

E che la freccia colpisca il bersaglio

Che fortuna

Se i sentieri celesti

Saran calpestati da anime amorose

Se apriranno il passo

Ai nostri sandali

Nascosti sotto il letto

EPILOGO

SETTE RICORDI

Primo Ricordo

Se tornasse Ginevra

Gli brillerebbero le mani

Facendo scendere da cavallo

Un altro scudiero

Secondo Ricordo

Dove siamo nati

Rimangono sempre sorelle ed amiche

Per trapiantare gelsomini

Per conservare marmellate

Nel vetro

Terzo Ricordo

Chissà

Se esiste

Da qualche parte

Un angelo nero

Nascosto in un armadio

Che si asciuga frettolosamente le ginocchia

All’interno

Quarto Ricordo

Finisce ora

La festa nuziale

E rimangono

Appesi ai tavoli

Solo filacciosi frammenti

Di quello che accadrà stanotte

Quinto Ricordo

Stai qui

Appoggiati all’albero

Slaccia la cintura

Togli i sandali

Allarga le mani

In alto

E lascia che si confondano lassù

Tra le arance

Sesto Ricordo

Lasciamo sul tappeto

Queste bambole parlanti

E fammi strada

Su

Per le scale sconosciute

Settimo Ricordo

Mi hanno detto che è bello

Fuggire

Col vento di mezzanotte

Tra isolette e stelle marine

Che cercano di pizzicarti i capelli

E la memoria

MECUM OMNES PLANGITE

Ed ora piangete

Chè tutto è finito

Chè tutto è sommerso

Chè tutto è schiacciato

Sotto il metallo

E la polvere

Ora piangete

Ora che non si possono più bruciare incensi

Ora che i pozzi non danno più acqua

Ora piangete tutti

Ora che le porte di sangue non hanno più sangue

E le torri di latte non ne stillano più una goccia

Ora piangete tutti con me

Ora che non si possono più recitare versi

Con le lingue abbracciate

Ora piangete tutti con me

Ora che anche la luce

Negli occhi

E’ spenta per sempre…

FINE

Principiato in Verona nel 1989, terminato in Mantova il 28 Ottobre 1992

lunedì, 20 Ottobre 2025
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