PER RIDERE UN PO' - Storia di calciatori
Il cronista sportivo che raccontava
le favole alla sua bambina
CERA una volta, tanti e tanti anni fa, su un alto CUCCUREDDU di una MONTELLA, una ROCCA che dominava una lunga RIVERA affacciata sul MAR CHISIO, un MASSARO, ormai DEL VECCHIO che, sentendo vicina la sua fine, chiamò a sé i tre figli, che avevano sempre aiutato il padre nel duro lavoro nei campi e nei PRATI, dove producevano PAGLIUCA per gli animali, vino NOVELLINO, MONTOLIVO, RAVANELLI, ed allevavano GAMBERINI di fiume, GALLI e TACCHINARDI, CABRINI e QUAGLIARELLA, e CERVATO SELVAGGI. “Sapete che noi TOTTI, in famiglia, non siamo mai stati molto SIGNORI, quasi sempre senza SOLDO, anzi al contrario siamo stati sempre un po' BROCCHI, più dei BULGARELLI”, disse il vecchio ai tre figli riuniti attorno al suo capezzale; “Io sto per morire, e quello che vi lascio è tutto quello che ci è rimasto.” E così fu che al MAGGIORA dei tre andarono i campi e i Prati, al MEZZANO gli animali, ed al più GIOVINCO il padre regalò il GATTUSO, che da sempre abitava con loro. Con un po' di AMAURI in bocca il ragazzo mise in una GABBIADINI il Gattuso, si inoltrò nella foresta e si diresse verso la città in cerca di FORTUNATO. Il Gattuso, accorgendosi che il suo padroncino era rimasto senza PAROLO, gli disse “Caro D'AMICO mio, la situazione , è vero, è molto SPINOSI, ma io saprò sicuramente esserti di BONAIUTI. Ma adesso dobbiamo trovare un rifugio sicuro per la NOTTI, si è fatto TARDELLI, e da queste parti so che si aggira un pericoloso BACIGALUPO”. E così i due trovarono LE GROTTAGLIE, dove rifugiarsi, e poterono dormire SERENI e SICURANI. La mattina dopo un MERLO li svegliò, e cammina cammina BENARRIVO in città. Avevano anche parecchia fame, in quanto nella foresta avevano incontrato solo dei TASSOTTI, una RANOCCHIA, un FURINO, ed una simpatica MAMBROTTA, e non avevano certo avuto il coraggio di mangiarsela. Avevano proprio tanta voglia di una PIZZABALLA o un bel piatto fumante di MACCARONE. Il Gattuso disse allora al padrone “Non voglio certo BONINSEGNA niente a nessuno, ma voi andate a cercare un lavoro, ed io PIROVANO a farmi venire qualche idea. E così il Gattuso cominciò a curiosare qua e là, ed entrò infine in una vecchia BETTEGA di cose vecchie, dove trovò un paio di SCARPONI in pelle. “Questi sono due oggetti magici”, esordì l'antiquario, “e costano molto...perchè fanno fare grandi FALCAO e BALZARETTI di corsa, senza stancarsi...”. Il Gattuso guardò con gli occhi spalancati, e pensò: “Chissà se DI NATALE sarà tra i DONADONI, sotto l' ALBERTOSI illuminato.” Ma quel giorno era un giorno speciale, ed un ricco signore, che era lì nel negozio, affascinato dallo sguardo IMMOBILE dell'animale, decise di regalargli gli Scarponi. E così il piccolo felino, dopo aver ritrovato il suo padrone, ebbe la splendida idea di far fortuna con quelle nuove magiche calzature. Corse nelle campagne attorno alla città, e venne a sapere che tutte quelle terre, ricche e feconde, appartenevano ad un terribile orco, che abitava in un grande CASTELLINI, e seppe inoltre che era in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa avesse desiderato. Il Gattuso, che non era un NOVELLINO, sapendo che il RE CECCONI stava attraversando il territorio con la sua carrozza trainata da sei splendidi FAVALLI BIANCHI, corse velocissimo, attraversando le proprietà dell'orco e, minacciando di morte contadini, artigiani, pastori e villici, fece credere al Re che tutto apparteneva al suo padrone, e cioè al CONTE MARCHETTI di PELLE'. E così, ogniqualvolta che il sovrano chiedeva di chi fossero quei luoghi stupendi, tutti rispondevano: del Conte Marchetti di Pellè. Poi il Gattuso penetrò nel grande castello, e incontrò il terribile padrone, l'orco. “ Chi sei tu ? ”, tuonò il padrone; “Sono il servitore del Conte Marchetti di Pellè, e sono venuto da te perchè non credo che tu sia capace di trasformarti in qualsiasi animale...sei forse capace di tramutarti in tre o quattro SONCINI che squittiscono ?” “Certo...” rispose senza esitazione il GROSSO orco, e così fu che si trasformò in quattro topolini. Il Gattuso non esitò un momento, ed in un solo boccone se li pappò tutti. Poi corse di nuovo nelle terre che circondavano il castello e costrinse tutti i VAVASSORI, i DOMENGHINI, i contadini e gli AGROPPI a dire al Re che quelle campagne erano tutte di proprietà del suo padrone. “A chi non ubbidirà gli faremo una CHIAPPELLA VIOLA come un TUMBURUS, a furia di MAZZOLA e BETTARINI sui TACCONI.” E così il Re rimase BECCALOSSI, come cadendo da un DELPIERO, e decise di dare in sposa al Conte la sua unica figliola, che era una bella DONNARUMA, SERENA e molto BONERA. Le nozze, celebrate in una CHIESA sulla RIVA del GIORDANO, in un giorno di MAGGIO, dall' ABATE DON ADONI, che era il frate più LOBELLO del circondario, furono sfarzose e ricche, e tutti i sudditi erano PAZZINI e ALLEGRI per la festa in CORSO, durante la quale furono servite fragole con la FANNA, CASSANO alla siciliana, SPALLETTI ai FERRI, RIZZITTELLI GUARNERI con gorgon ZOLA , il tutto innaffiato con un fresco ROSATO. Anche la prima notte tra i due sposi fu qualcosa di veramente originale. Lo sposo, vestito come un BUFFON a CARNEVALE, con un CAPELLO a forma di noce di COCO sulla testa, appena uscito dal BAGNI, esibiva il suo PIRLO col un bel BORDON CRESPO. La principessa, sdraiata sul MATERAZZI, appena lo vide, esclamò con voce dai TONI ROCCHI “O mio sposo, voi fate risvegliare tutti i miei SENSI; i vostri BALOTELLI ROSSI sono ben ALTOBELLI e BONUCCI; ed io non DESISTI di offrirvi la mia STROPPA, che è piuttosto COSTACURTA e non ancora PERROTTA, per cui siate GENTILE e, mi raccomando, state attento agli SCHILLACI del PRUZZO......potrebbero rovinare gli splendidi TRAPATTONI persiani della SALA.