RITORNO AD HARLEM - HARLEM, SULLE RIVE DELL'ATBARA
paul sark
RITORNO AD HARLEM
HARLEM, SULLE RIVE DELL’ATBARA
quasi una storia di jazz
1992
A PIEDI NUDI PER CLARCKSON STREET
Hanno aperto una nuova botola
e fumo e whisky
scivolano sull’East River
hanno aperto una nuova botola
e riccioli crespi neri
li appendono
ora
all’entrata del Madison
hanno aperto una nuova botola
e riccioli crespi
neri
li appendono
ora
all’entrata del Madison
perché piange
questo nero ragazzo ?
con le mani cariche di zucchero
e petali
e formiche inferocite ?
con le mani cariche di anelli di legno
e tamburi
e segnali di prateria
dall’altra parte
dall’altra parte
dall’altra parte della luna
scorrono adesso i teatri dei padri
Central Park
l’ha attraversato un cavallo bianco
con la criniera azzurra
e vuota
il mondo
adesso
ha un profilo frastagliato
come ghiaccioli appesi ai lampioni
lungo il fiume Hudson
piange
questo nero ragazzo
canta ora
ragazzo
le strade sono vuote
piange questo nero ragazzo
ho alveari nelle mani
ed al margine delle dita
grandi spazi silenziosi
ho rocce e montagne
che crollano addosso
come dirà un giorno
un libraio di Thomson Avenue
ho vecchie amarezze
nelle mani
e miele amaro
mi si chiudono gli occhi
la notte
e non riesco a contare i fratelli
che non tornano a casa
dalla centoventottesima
dove sono
dove sono le fontane
che non hanno mai dato acqua ?
dove sono le ombre
che non hanno mai danzato
sui muri di Harlem ?
dove sono le lacrime di mia madre
quelle che servivano per ridere ?
che servivano per ridere
e spargere al vento amarezze ?
dove sono i poeti?
quelli che ricordano i segnali lontani
e la folla dello Yankee Stadium ?
dove sono i mercanti
carichi di tronchi e artigli e coperte
da vendere a Foley Square
per ventidue dollari ?
dove sono i soli di maggio
e le sabbie dorate
e le foglie delle acacie
e le impronte macchiate delle aquile ?
rimangono
ora
paludi
colme di lavatrici e coppe vuote
e pozze d’acqua che sbadigliano
sotto il riflesso cadenzato di lupi e civette
CURIOSANDO AL KENTUCKY CLUB
Se mi chiedete
da dove vieni ?
da dove vieni ?
vengo dai paesi delle viole
e delle rondini
vengo da cartoline
e tavoli sotto l’orchestra
vengo dal “Minton Playhouse”
ho parlato adesso
con le bacchette di Kenny Clarke
ho parlato adesso con una colomba
di nome Parker
è acqua ardente
è pioggia affondata nelle tenebre
è martello che ti brucia nella gola
è una maledizione
che sorride aspra dentro le orecchie
è un giardino
con rosoni di cemento
e arterie di lana
Parker
Parker
Rispose Dizzy
una volta
vedi questo bicchiere rotto ?
vedi
come la luce ci passa attraverso ?
vedi
i vetri sparsi intorno
fuori dal locale ?
ecco
così sono le nostre dita
che si feriscono
per rimettere insieme quei pezzi
e le gocce rosse luccicano
poi
sul palco
e la gente applaude
mentre la pioggia delle tue dita cade
e si rialza
a ritmo
e la gente applaude ed urla
ed i legni volano lassù
oltre le luci
e la gente applaude
e grida
e batte le mani
e si beve riso azzurro
e ottone
scintillante come corallo
voi dite
scintillante come corallo
ma non ricordate il concerto per Cootie ?
non ricordate
che fuggivamo verso il mare
quando i nostri cuori non dormivano ?
non ricordate neppure quei bronzi lontani
che ci annodavano le tempie ?
che ci confondevano le orecchie
tra il rosso violaceo
e le spighe ordinate del Missouri
la sera
tra labbro e labbro
ho perso lucide note di cristallo
il basso suona
solo
tra la quarantesima
e Lexington Avenue
in mezzo a cani
e ragazzini con una sola bretella
e pane nero dentro le tasche
IL MARCHIO DI JOHNSON
Nei pressi della centoundicesima
sorge una torre
carica di petali
e pesci freddi
e gomitoli dorati
i numeri
intorno
sono graffiati nel fango
la domenica rinnovano i bidoni della spazzatura
e si portano via carri di papaveri
e canestri ricolmi d’acqua
e pianti freschi
di quelli appena nati
e poi
ancora
motori sommersi
e fabbriche di baci
ogni giorno
ogni mese
ogni tempo
non passano colombe a farci visita
però
tra le foglie arrugginite
scopriamo ogni tanto una lacrima
con dentro una goccia
del nostro triste sangue
tra le foglie arrugginite
ci sono
ora
gusci e lamenti
aguzzi come coltelli
e le gocce si trasformano
in note lente
di sassofono
tra le foglie arrugginite
troviamo ancora raggi viziosi
aggrappati alle scale antincendio
cosa farai
Duke
da piccolo ?
hai pane
e grappoli d’uva
da portare al vecchio Teddy ?
hai campane
da suonare la domenica ?
hai voce abbastanza
per chiamare da lontano Benny ?
hai voce abbastanza ?
e stai attento
a non fartela tagliare in mezzo
attenti
chè arriva dente di drago
con gli scarponi lucidi
ed il manganello inferocito
attenti
ché vi sbatte dentro
come fece con il povero Lionel
quella volta
che mandò a sua madre
gli ultimi rantoli
e le sue calze bucate
le ragazze
qui
hanno sangue speciale
hanno la pelle azzurra e liscia
la mattina
cantano alla finestra
e non hanno anelli alle dita
e sulle braccia ci sono segni di febbre
i ragazzi
qui
hanno mani speciali
e raccolgono il sole da terra
per nasconderlo sotto la lingua
tutto ciò serve
adesso
per esercitarsi sotto i boschi di Manhattan
i ragazzi
qui
hanno mani speciali
e raccolgono da terra il sole
per nasconderlo sotto la lingua
ed i bianchi
non lo troveranno mai
e si chiederanno
per sempre
cosa ci brilla tra i denti
LE STELLE DI STANTON STREET
…il silenzio
l’hanno fatto
filastrocche ed usignoli
assieme con questi quattro angoli
sparsi in Virginia
quanto è alta
stanotte
la luna
le ombre
si allungano
dolci
sulla panna montata
ella fitzgerald
…tazze da caffè
al cotton club
ed un fascio di riflettori
su una pedana
vellutata d’antico
satin doll
si schianta sui primi tavoli
e i pedali
in sottofondo
devono farfalle
duke ellington
…c’era un gregge bianco
parcheggiato fuori
in piazza
a milwaukee
con strisce d’erba e swing
l’ebano
lo nascondeva nel cassetto
sotto una cartolina
firmata dai quattro fratelli
woody herman
…una notte
a chicago
una lancia d’acciaio
si trasformò in clarinetto
la mattina dopo
merli e colombe
si scambiarono il becco
benny goodman
Le spighe nere della louisiana
ondeggiano
la sera
pensando a new orleans
riflessi d’ottone
si intrecciano
sotto le tende
di un west end blues
louis armstrong
…nessuno
ricorda quella scala
abbandonata in un campo
nel missouri
o una natura morta
con mele ed amici
attaccate al sax
rimangono stradine
come bivio
e animali da cortile
con un libretto d’istruzioni
su come far ruzzolare le dita
charlie parker
GOCCE DI COTONE
Quanti polsi
e margini di fiume
diventavano un unico tratto
quante unghie
erano ingenue
e rivolte verso il mare mai visto
quanti occhi
quanti teoremi
luccicavano sotto la luna
di notte
dentro le capanne
appagate di feste canore
lucchetti duri del sud
clamori nascosti
di negro
pianti sordi
come le navi antiche
e le albe
diventavano nere di neri
con serpenti screziati di rosa
mentre corolle
galleggiano tristi
navi antiche
toccano le coste
e trovano un cartello
sopra
sono incise due strade
a destra un fratello
immaginario
come oro spugnoso
a sinistra sedie
e stivali d’argilla
e bocche cementate
su tutto
comunque
viene illuminata una pietra grigia
da mettere in mezzo
come altare
in mezzo
una pietra grigia
strappata alle alghe
rotolata tra le schiume
posta in mezzo
tra le preghiere
a guardarla da vicino
si scoprono
infisse
testimonianze e perle
e angoli rotti sulla bocca
angoli che fischiano da lontano
sulla schiena rigata
non c’è mai acqua
da mescolare alle lacrime
ALLA FINE DELLA STRADA
Cosa sanno adesso di te ?
cosa sanno dell’aria che respiri ?
cosa sanno di patrie e di piogge col sole ?
cosa sanno di viali con ginestre ?
e urli di scimmie ?
e ruggiti lontani
nelle praterie ?
cosa sanno di come si muore nobilmente
senza lasciare neanche una traccia
senza lasciare ferite in giro
rimettendo a posto i letti disfatti
nascondendo ogni veleno
cosa sanno di cinture
e mezzogiorni
ed ombre
e trincee ?
sappiamo solo di nudi bianchi
e venti
che attraversano
senza fermarsi
le vie regolari di new orleans
sappiamo solo di mille colombe cittadine
e milioni di coltelli
attenti a non ferire
ed a non ferirsi
sappiamo di milioni di cobra
e macchie
e automobili
sappiamo di cascate
e di cervi
e cacciatori di pelli
sappiamo solo di cemento
e fiamme segrete
di quelle usate per scavare le grotte
cosa sanno di come si naviga verso il sole ?
di come ci si aggrappa alle scacchiere incatenate
tessere quadrate
che viaggiano da est ?
cosa sanno di come si aggancia un toro
od una gazzella
o guardarla negli occhi dolci
fino a morire del suo morire ?
cosa sanno di rose grandi come templi
e montagne verdi
verdi più del verde ?
cosa sanno di mani
stese ad asciugare tra nenie di madri
che non vedranno più ?
sappiamo solo di aratri
che seppelliscono a primavera ogni cosa
ed ogni albero
ed ogni aurora
sappiamo solo di città terribili
e di voci
piene di rum
e terreni calpestati
sappiamo solo di immobili uomini
inchiodatati al marciapiede
e non capiamo
se qui
o altrove
i muri li tocca una catenella spezzata
piccola
qui
i ragazzi
raccolgono da terra il sole
per nasconderla sotto la lingua
qui le ragazze
hanno la pelle azzurra e liscia
e segni di febbre sulle braccia
qui le ragazze
non hanno anelli alle dita
ma solo corse di antilopi
legate forte con lo spago
per non fuggire o dimenticare
qui i ragazzi
raccolgono pezzi di sole da terra
lo nascondono sotto la lingua
e lo confondono
con la vischiosità indifferente delle paludi
e noi
ci chiederemo sempre
cosa brilla tra i denti
e ci chiederemo per sempre
cosa brilla
da sempre
tra i denti