BABBEO E GIGETTA
GIGETTA E BABBEO
La vera scena del balcone di Verona
Personaggi: Gigetta, Babbeo, Balia, Cameriere, Narratore
Narratore, fuori scena
E' notte, una dolce notte di Maggio.
Gigetta è affacciata al balcone della sua stanza, che dà direttamente sul cortile interno del palazzo dei Capuleti,
la nobile famiglia cui appartiene la fanciulla.
Babbeo dei Montecchi, innamorato della fanciulla,
è riuscito a penetrare all'interno dell'edificio, e si è portato sotto al balcone.
G.
...chi è là ?
B.
...son qui io, son dappresso al tuo balcone;
apri tosto la finestra o Gigetta del mio cuore...
sono un'ombra e mi sento un bel cazzone,
e ora lascia che io parli del mio amore...
G.
Oh Babbeo, proprio tu sei or Babbeo ?
Or rinnega la tua gente ed ancora il tuo lignaggio;
io ti porto sul mio sen, sul mio sen come un cammeo,
e tu questo cuore mio tu lo tieni come ostaggio.
Or rifiuta la tua stirpe e rifiuta il tuo casato,
e se proprio tu non sei inver capace
giura che ami me e il mio brasato.
Il core metterò per sempre in pace,
ed io smetterò d' esser Capuleti,
cucinando gli spinaci e i cappelletti...
B.
...che dolce la tua voce alle mie orecchie,
io che so solo dir parole rozze;
ho già lasciato i miei alle catapecchie
con zuppa di lenticchie con le cozze;
ma devo sì ascoltar le tue parole,
e ancor devo studiar le consonanti,
e ti ho portato adesso rose e viole,
ma tutto questo amore è a te davanti.
G.
...è solo quel tuo nome ad esser a me ostile;
tu sei sempre lo stesso, sei un Montecchi,
ho dentro cento acciughe in un barile;
lo so che ne sei ghiotto, che le lecchi.
Ma poi cosa vuol dir esser Montecchi ?
E' solo una parola, le lettere son nove,
i giovani saranno un giorno vecchi,
ma il nostro amor supererà tutte le prove.
Possiamo poi cambiare le parole ?
Se noi chiamiamo rosa in ogni dove
cangiando forse il nome se ne duole ?
Il suo profumo sempre sarà uguale,
così mio amor Babbeo muta il tuo nome,
che possa io chiamar Pippo o Pasquale,
e butta a queste ortiche il tuo cognome.
B.
...ti prendo certo subito in parola.
Adesso non son più il tuo Babbeo,
brindiamo con spumante e coca cola,
e tocco per fortuna un zebedeo.
G.
...ma dimmi chi sei tu che in questa notte
mi frughi nei pensieri più nascosti ?
T'immagini il sapor di pere cotte
e polli e poi conigli fatti arrosti ?
B.
Cara Gigetta, non so chi sono io di certo ancora,
ed il mio nome è a te sì tanto ostile;
io sono qui di sotto più di un'ora,
in mezzo al buio di questo tuo cortile.
Ed ora odio il mondo mio Montecchio
ed ora che anche adesso siamo in Maggio
starò qui finchè sarò di molto vecchio
con pere, le tue acciughe ed il formaggio.
G.
Oh Babbeo, che forse tu m'inganni ?
le parole che tuttora ora ho sentito,
non sono forse certe dei tuoi panni,
e poi mi sembri proprio assai compito.
A me non sembra ora la tua voce;
che inganni e che mi imbrogli di sottecchi,
non mettermi impalata sulla croce:
tu sei per caso uno dei Montecchi ?
B.
Son proprio certo io, il tuo Babbeo,
se mento che mi cada un zebedeo...
G.
E dimmi allora qui come sei giunto,
tra perigli e muri hai fatto ad arrivare ?
Perché il mio riccio arguto non ti ha punto ?
E poi le alte mura da scalare,
e dappertutto cani e coccodrilli,
pronti nel fossato per mangiare
i signorotti bruti ed anco arzilli;
e poi gli allarmi e tutti i campanelli,
il ferro del cancello ben battuto,
le orrende pantegane e pipistrelli,
ti chiedo come hai fatto se hai potuto ?
E poi ci son venti e più guardiani,
armati per la nostra sicurezza;
san certo menar forte con le mani,
e non ti fanno certo una carezza.
Se poi ti scova il vecchio genitore
con forza ti sconquassa tutto il pelo;
di poi ti cambia anco il tuo colore,
e infine lui ti appende sul gran melo...
B.
...oh Gigetta io queste ardue ed alte mura
io solo le ho scalate per tuo amore;
or niente poi adesso fa paura,
se do di certo ascolto a questo cuore;
non v'è né pietra e poi non v'è alcun sasso,
nessun guardian feroce col suo cane
che arresti o che fermi lo mio passo;
non v'è poi madre od altro genitore
che rubino la voglia ed il coraggio:
io dunque lotterò con gran furore
di Marzo, di Gennaio ed anche a Maggio.
G.
...oh Babbeo, mio caro, stai attento,
hanno ucciso di certo molta gente;
siamo arrivati a forse più di cento,
e molte volte poi solo per niente.
B.
...il tuo viso adesso o mia Gigetta,
più lo scruto e più lo guardo e lo riguardo,
mi nasconde di sicuro una disdetta,
o qualcosa di brutto e di infingardo.
Ma a me basta soltanto una certezza:
di quelli spezzerò le loro spade.
E poi con qualche segno di dolcezza
farò soltanto mie queste contrade.
G.
...no no Babbeo, di grazia e carità,
i fidi miei son sempre molto attenti;
san tutto di ciascuno qui in città;
son volpi, sono aquile e serpenti,
con gli occhi loro vedon dappertutto;
son pronti a vender cara la lor pelle,
poi mangiano panetti col prosciutto,
cipolla, pomodori e mozzarelle.
Se trovano qualcun gli fanno festa,
gli scorticano le grinze dei maroni,
gli tagliano di netto la sua testa
e in pasto poi la danno ai calabroni.
Ma poi mi dici tosto come hai fatto
a scalare e poi saltare questo muro.
Sei bravo, sei più lesto del mio gatto,
e questo è proprio certo, è ben sicuro...
B.
...okay, o Gigia, adesso te lo dico:
durante questa prima settimana
ho mangiato sempre e solo un grosso fico,
quello nero, un cetriolo e una banana;
poi dormivo della grossa tutto il giorno,
uscivo come un gufo sol di notte,
di giorno stavo dentro a un grande forno,
ci stavo io con quattro pere cotte.
Così ad oggi non sembra proprio vero,
mi son proprio in natura trasformato:
adesso sono infatti tutto nero,
passare tra la gente inosservato,
e poi con questa barba e calzamaglia,
fuliggine, carbone e un pò d'inchiostro
io faccio bene il verso della quaglia
così sembravo proprio un brutto mostro...
Ed ora te lo dico con fermezza:
se tu mi dai del tutto quel tuo amore,
lo dico e lo confermo con certezza
sicuro non mi importa di morire.
G.
...ma chi è stato a far da guida,
senza intoppo o qual periglio,
nè sentito qualche grida,
o battuto qualche ciglio ?
B.
...te l'ho detto, è stato amore,
che per primo ha mosso i passi,
mi ha riempito di calore
superando acque e sassi;
poi per prendere coraggio
ero pieno di di risorse:
un gran sacco di formaggio,
e non stare mai sul forse;
venti pani al rosmarino,
sette pizze al pomodoro,
mortadella e cotechino,
pepe nero e tanto alloro...
G.
...or la notte è scura e nera,
ma son rossa tutta in faccia;
te lo dico e son sincera,
sto mangiando una focaccia,
te ne butto un bel boccone.
Tu mi sembri un po' emaciato,
vuoi un pezzo di torrone,
o un panino col salmone ?
Or do fine a 'sta scemenza;
tu mi ami e sono certa;
vuoi un pochino di crescenza ?
Il mio cuore è sempre allerta...
B.
ho una fame... non lo nego...
mangerei anche un cancello;
nei tuoi occhi io mi annego,
mi accontento di un pisello.
G.
...giura a me il tuo eterno amore,
e non mi importa del dio Giove
che si beffa dell'amore.
Or preparo quattro uove;
tu mi devi conquistare
e io farò opposizione,
ed allor mi farò amare,
...solo a questa condizione.
B.
...è il mio solo desiderio:
voglio amarti sulle uova;
te lo giuro, sono serio,
e per me è una cosa nuova...
Poi se vuoi far cose matte,
od ancora un poco zozze,
bacerò le tue ciabatte,
tra le vongole e le cozze...
G.
...non giurare o bel Montecchio;
sai che Giove non lo approva;
metto il vino dentro al secchio,
tanto ghiaccio e poi si prova
a far tanti esperimenti
giochi e tante posizioni;
ci mettiamo i sentimenti,
per trovar nuove emozioni...
B.
...sono un fuoco tutto acceso,
e non vedo adesso l'ora,
dal tuo amore tutto preso
la mia vita si colora.
G.
Son la cuoca del tuo ardore:
torte, pizze e biscottini,
metto in forno cinque ore
le bistecche e gli involtini;
ma stai attento a non tradire
ché saprò gridar vendetta:
io ti metterò a bollire...
tra basilico e pancetta.
B.
Ma che dolci paroline...
tu mia amante prediletta;
gusterò le tue tartine,
frullerò la mia linguetta.
G.
Quindi attento, o mio Babbeo,
io mi lascio conquistare,
ma farò di te un trofeo
se ci provi a me lasciare;
poi ti devo confessare
che son molto innamorata
e doman vado a pescare:
prendo un luccio ed un'orata.
Ma stai attento, o Babbeino,
non mi far mai arrabbiare,
ché ti trancio il cotechino
e lo metto a rosolare,
con patate e fagiolini,
salvia, menta e rosmarino;
metto dentro i fratellini...
faccio su un gran bel casino.
B.
Cara mia madamigella,
io ti giuro sulla luna,
ed ancor su quella stella
che per me non v'è nessuna...
G.
Sulla luna non giurare ,
che trasforma la sua faccia
e ogni notte va a mutare,
che ci piaccia o non ci piaccia;
poi preparo un bel pasticcio
con le verze e melanzane,
e mi levo dall'impiccio...
poi preparo anche del pane...
B.
Sarà un vero successone
il pasticcio fatto in casa;
tu fai sempre cose buone
da regina della casa;
ma se io voglio giurare
che ti amo follemente,
verso chi devo guardare
per servirti eternamente ?
G.
No, Montecchio, non giurare,
sono formule datate;
se tu credi lascia stare.
Sono cose assai scontate...
io ti credo veramente;
c'è la pentola che bolle,
ci son granchi ed aragoste,
devo prendere le molle,
devo chiudere le imposte.
B.
No Gigetta, te ne prego:
lascia aperta la finestra,
io del freddo me ne frego,
poi mi pappo una minestra.
G.
Io son proprio fortunata,
sono in cielo, son felice;
spero d'esser coccolata,
come Orfeo per Euridice.
Tu sarai la mia risposta,
tu sarai la mia domanda;
la mia fede in te è riposta,
pura come un' educanda...
non dobbiamo avere fretta;
lascio fare al mio destino,
tu lo sai, io son Gigetta.
B.
Hai ragione, o mia adorata,
non bisogna aver premura.
Quando mangi anche un' orata
puoi trovar 'na fregatura;
quindi anche nell'amore,
bella è certo la passione,
con il fuoco e il suo calore,
si va spesso nel pallone;
ma sarò il tuo servitore.
Andrò io al supermercato,
pulirò a tutte l'ore,
dentro e fuori sul selciato.
G.
Ma non devi esagerare;
io sarò la tua stellina;
mi dovrai poi sopportare,
sia di sera e di mattina;
ma ora faccio una tisana
con lo zenzero e il sakè;
dormirò una settimana,
ma ora vado sul bidè.
B.
Vai a lavare la cicetta...
stai attenta a non scottarla,
io ci tengo alla micetta,
e ci tengo a coccolarla.
G.
Vorrei dirti buonanotte,
metter su il mio pigiamino,
ho paura delle botte
se mi cucca il paparino.
Spero solo che il tuo amore
non sia troppo frettoloso;
io ti tengo dentro al cuore
ma tu lascia fuori il coso.
B.
Tu già parli del mio coso,
ma io t' amo alla Platone;
dall'amor son sempre roso,
e mai penso al mio bastone.
G.
Ora lascio i sentimenti,
penso a cose di terreno;
pubblicizzo ai quattro venti
fo la cuoca in un baleno.
Paste, riso, ed involtini,
macedonia e calamari,
la polenta e i cotechini,
pesci più di cento mari.
B.
Quanta roba è da mangiare,
faccio tosto il cameriere;
io ti voglio sempre amare,
e non sol pel tuo sedere.
G.
...ah la cosa mi rattrista;
ma il mangiare non è tutto;
tu non sei un qualunquista,
e neanche un farabutto;
or ti dico buonanotte.
Che il tuo amor non sia sì lesto,
sono pronta a darti botte;
i zebedei in fondo a un cesto;
e poi parlavi del sedere:
tutti qui i giovanotti
fan la fila per vedere
il mio bello fondo schiena,
brutti, belli o tracagnotti,
e mi invitano per cena...
B.
...se io vedo chi ti scoccia,
il pisello glielo brucio;
poi lo inchiodo ad una roccia
e poi raglio come un ciuccio...
G.
...non far tronfio e frettoloso,
le mie pere son già cotte;
dalla furia non sii roso,
ti saluto e buonanotte.
B.
Amo tanto le tue pere,
non lasciarmi insoddisfatto;
chiedo scusa al tuo sedere,
ma con te son pazzo e matto.
G.
Ma che vuoi tu questa notte ?
R.
La tua fede nel mio amore...
G.
...ma non hai le palle rotte ?
B.
… io sto qui per ore e ore...
G.
...e il mio amor è tuo soltanto
B.
...voglio coccole e le pere...
G.
...non do tregua e te lo canto...
B.
non parliamo del sedere...
G.
solo alcova e la cucina...
B.
...con i fichi e melanzane
G.
mangi miele e la micina...
B.
...ravanelli e un po' di pane
G.
or tra noi faremo un patto...
B.
vuoi riprendere il tuo amore ?
G.
sol per darne più ancora...
B.
...tutto il corpo ha un gran tremore.
G.
...tu sei qui da più di un'ora;
come il mare il sentimento,
solo tu il mio diletto...
prima io ne ho avuti cento
ma solo tu il più perfetto...
B.
...non sapevo o mia morosa,
ti sei fatta un battaglione....
sei più fresca di una rosa...
la tua pelle par un melone...
G.
bagno nella camomilla,
i miei denti al mascarpone,
c'ho la lingua lunga e arzilla,
e gioco sempre col pallone;
mangio solo mozzarelle,
poi finocchi e cipolline,
d'un tacchin solo la pelle.
Sono sempre arguta e fine.
B.
...ma che donna sei o Gigetta,
sei più avanti molte miglia;
gusterò la tua polpetta,
con le mani e con le ciglia.
G.
...dal profondo della storia,
generosa da par mio,
faccio tutto per la gloria;
sol per te l'amore mio.
Sento adesso una chiamata:
è la balia: “ vai a dormire”;
ma son tutta emozionata,
per scappare e per fuggire.
B.
… no, no, Gigia, lascia stare,
e alla balia obbedire;
io qui sotto sto a pregare,
queste cose so capire.
G.
Sento adesso cosa vuole,
non andare per favore,
se ti lascio me ne duole,
leggo in viso il tuo stupore.
B. (a se stesso)
Gigetta è ora dentro casa,
sento freddo nel mio cuore,
farà a me tabula rasa,
ciò mi dà nuovo vigore.
G.
O Babbeo sono tornata.
Ora ho preso una tisana,
e la balia è sistemata;
ora suona la campana:
è il segnale nel palazzo
che si smetta la fatica,
che si faccia ogni sollazzo,
come da una storia antica.
B.
Ora è giunta anche la notte,
questo non è soltanto un sogno,
e le tue pere son già cotte,
delle pere ho gran bisogno.
G.
Buona notte, mio diletto,
tre parole o mio Babbeo;
vado adesso nel mio letto,
e sognerò il mio Babbeo.
Io lo credo: sei sincero,
vuoi sposarmi veramente;
chiamerò il mio veliero,
col nostromo e col tenente.
Belle nozze in pompa magna,
e migliaia di confetti,
e per tutti una lasagna.
C'è la musica dei Pooh,
il velo è di Giorgio Armani,
le mie scarpe di caribù,
il bouquet dei sette nani;
balleremo tarantella,
taglieremo la cravatta,
poi scappiamo in chetichella,
e le nozze è cosa fatta...
B.
...che programma hai preparato,
sei una donna assai speciale;
son rimasto esterrefatto,
tu non sei proprio normale.
G.
Se mi porterai all'altare
non te ne farò pentire:
tutto il giorno in mezzo al mare,
pesci e cozze da pulire.
Poi nei campi coi pastori,
ed imparo a far formaggi;
porto a pascolare i tori,
faccio legna con i faggi...
tu sarai il mio signore,
ai tuoi piedi sta il forziere;
sei al centro del mio cuore
tra gli autunni e primavere...
Balia (voce fuori scena)
...madamigella Gigettaaaa...
G.
ora arrivo in tutta fretta,
non mi prender mai in giro;
mi lavo il viso e la micetta,
e poi a dormire come un ghiro...
Balia (urlato, voce fuori scena)
madamigellaaaaa…
G.
...ma stai zitta, per favore...
c'è il Babbeo innamorato;
ho un presagio di dolore,
anche se mi ha corteggiato.
B. (a se stesso)
Salvo or l'anima mia;
la Gigetta è senza testa.
Io non son 'na garanzia,
il suo orecchio non mi presta.
G.
….mille volte buona notte...
B.
Mala notte mille volte,
sono triste e assai perplesso.
Le certezze me le hai tolte,
e io ciancio come un fesso.
G.
Alla morte voglio andare,
se mi lasci e non mi sposi;
i Capuleti voi rinnegare,
mi butto sicuro tra i marosi.
B.
Oh Gigetta, stai serena,
niente gesti senza senso;
cadi in bocca a una balena,
questo certo a cui io penso.
G.
O Babbeo, non so nuotare,
una pietra intorno al collo,
tocco tosto in fondo al mare,
qualche pesce sarà satollo.
B.
Senti qui le mie parole:
ed invoco ora il tuo nome,
ciò che dico me ne duole:
io rinnego il mio cognome;
mai sarò un dè Montecchi,
il mio amor si sta mutando,
ho già aperto i miei orecchi,
sto con te di quando in quando.
G.
Ma che intendi e che racconti,
che succede e mi spaventi;
son già triste per noi amanti,
piangerò ai quattro venti...
B.
Ora ho un dubbio passeggero:
mi hai sorpreso d'improvviso,
sei il mio unico pensiero,
non sfigura il tuo bel viso...
G.
Mando tosto un messaggero
al castello dei Montecchi;
e ci andrà sul suo destriero,
ha per nome Gian Pistecchi.
Porterà lui le istruzioni
per scappare coi cavalli;
noi andrem fuor dai maroni,
niente male dei tuoi calli.
B.
… e lontano di sicuro ?
G.
Cina o Australia, te lo giuro...
B.
...nuovi popoli ed usanze
G.
cibi, vini ed altre danze...
B.
sarò un fido servitore...
G.
tu di me il mio signore...
B.
farem schiere di bambini...
G.
tanta cacca e pannolini...
B.
prima al nido e poi al liceo...
G.
oh sei caro, o mio Babbeo...
Voce fuori campo come un cronista
… e così fu...i due, Gigetta e Babbeo, partirono per un lungo viaggio... la scena oggi si svolge in una stupenda isola dei Caraibi, in un resort da mille e una notte.
Babbeo è da solo, in camera, in quanto Gigetta è in piscina per la sua lezione giornaliera di acquagym.
Babbeo sente bussare alla porta. Tok tok
B.
...avanti....
Cameriere (entrando con vassoio)
...buongiorno signore, la sua colazione
B.
ho una fame da lupi ed una da leone...
Cam. (osservandolo bene da vicino)
Ma che uomo, un bel maschione...
B.
certo.... faccio colazione
Cam.
ho portato le brioches e un grosso cannolone
B. (dopo aver assaggiato il dolce)
è ripieno di vaniglia...
Cam.
...l'ho portai per mille miglia
B.
ma che vera meraviglia...
Cam.
...è il cannolo più migliore
B. (leccandosi le labbra)
che gustoso il suo sapore...
Il cameriere esce di scena
Voce fuori campo
...e Gigetta, terminata la lezione di acquagym,
ritorna in camera per farsi una doccia...
G. (rientrando)
...ciao amore sei ancora qui ?
B. (mentre getta a terra un paio di mutandoni e ciabatte)
oh Gigetta sei tornata...hai finito la lezione ?
G.
ma che è stato... che tu hai fatto... sei paonazzo
B.
oh Gigetta sono molto in imbarazzo
G. (indicandoli)
di chi son quei mutandoni ?
B.
hai mangiato i peperoni ?
G.
ma che hai fatto in mia assenza ?
B.
vai a pescare con la lenza ?
G. (indicandole)
di chi son quelle ciabatte ?
B. (offrendole un piattino con pasticcini)
biscottini e caffelatte ?
G. (tendendo l'orecchio verso un punto lontano)
e chi c'è che si fa il bagno ?
B. (guardando verso il soffitto)
ma lassù hai visto un ragno ?
G. (mentre il cameriere fuori scena canta O sole mioooo)
ma chi canta una canzone ?
B.
ma non fai la colazione ?
G.
...ma mi sembri tanto strano...
B.
… ma perchè vuoi il pastrano ?
G. (urlando incazzata)
ma sei proprio un imbecille....
B.
ti fan male le pupille ?
G.
… sembra una rivoluzione
B.
son caduto in tentazione...
G.
ma che dici ? sei impazzito ?
B.
sono tutto assai stranito...
G.
oh ma insomma... vuoi parlare ?
B.
oh Gigetta, hai mai visto il cameriere ?
G.
sì, e allora che vuoi dire ?
B.
...è venuto nella stanza,
io facevo la mia doccia,
e ha lavato la mia panza;
ma io duro come roccia.
Lui non molla la sua presa,
io non faccio mai una piega,
poi la mano dopo è scesa...
di toccarlo lui mi prega....
G. (urlando, disperata)
Babbeooooo.... ma che cosa mi racconti ?
B.
Oh... Gigetta si son rotti tutti i ponti...
G.
Tutti i ponti ? Ma sei proprio scellerato ?
B.
...io mi sono innamorato
G. (sempre preoccupatissima, sbigottita)
ehhhhh.... ma mi prendi per il sedere ?
B. (mettendosi le mani in faccia e poi scappando)
no...no... cara Gigetta...
mi sono innamorato..... del cameriere
FINE