VENTO AMARO

VENTO AMARO

Poesie

paulsark

VENTO AMARO

bisbidisedizionidarte

alla terra di sardegna

alla sabbia

al granito al mare al cervo al falco al silenzio

alle anime che non l'hanno mai amata

per coloro che non l'hanno mai capita

Sardegna

di tamburi come torri vestite di tuono

di gabbiani come ganci di ghiaccio

di orizzonti oscurati dall’oblio

di praterie pietrificate nel perdono

di maschere mute nella morte

di stanze sofferte di sabbia

di barche balbuzienti nel buio

di dolori dolci dormienti

di frecce fiorite nelle ferite

di canti chiamati dalle cicale

di amori abbandonati all’abbandono

Sardegna

con la bocca amara di paure

con le mani disegnate in un pentagramma di rimpianti

con le braccia dolorose di fuliggine

con la pelle di nuvole e lentisco

con le ossa imbiancate dal disprezzo

con l’anima graffiata dalle promesse

Sardegna

di statue come malattie

di colonne come lacrime

di guerrieri come sconfitte

Sardegna

di bandiere addormentate all’ombra dei nuraghi

di serpenti addolciti nel calcare

di cavalli ammanettati al rumore della sabbia

di autunni battaglieri

di giustizie frantumate

di finestre sbadiglianti sulla via lattea

di lune schiacciate nello scirocco

Sardegna

di passioni

annodate allo sguardo oscillante dell’oleandro

di abbracci materni di sangue

conservato nel sughero e nell’acciaio

di pastori crocifissi nell’attesa

di cuoio duro come un ritorno

di unghie trascinate dalle zanne dei cinghiali

Sardegna

di lingue di corbezzolo

di ombre

di vendette

di addii

di sale d’aspetto

di grotte e di incendi

di ponti

di candele

di filigrane

di rughe

di berrittas

di fierezze liquide

Sardegna

di quattro lune che piangono nel maestrale

di foglie e fichi d’india immacolati

di cervi addormentati sul tramonto dell’ortobene

Sardegna

di mirti incandescenti

di aquile sconosciute

di graniti eterni

di gemiti solitari della foca monaca

Sardegna

di cani abbandonati nei cortili serali

di donne vellutate di nero

con il seno immenso come la storia

con il seno pensoso come la pietra

con il seno

liquido come l’occhio del falco pellegrino

Sardegna

di pause e di ferite

di urla contro il vento e la solitudine

di mani legate contro il buio

di attese inchiodate alla vernice dei gambali

di vagine nere scolpite nel sale e nel granito

Sardegna

come fuga per architettare un ritorno

come parola per cucire le violenze

come medicina per conservare il grano

come cappello per legare i mappamondi

come sguardo per oltrepassare le strette di mano

come regno per donare il pane

come trincea per giocare alleanze

come clessidra per dimenticare le morti

come bastone per far crescere il salgemma

come campana per seguire il sentiero perduto

come frutto per insegnare l’incomprensibile

come risposta per verniciare le ipocrisie

come lettera per annodare il ricordo

come danza per sospendere le attese

come scudo da appendere sulla porta

come icona per colorare gli autunni

come mistero

per imparare il cammino di una ninna nanna

Sardegna

di scheletri di sughero

di nebbie pallide

di corpi defunti nell’olivastro

di conchiglie ascoltate dentro stelle arrugginite

Sardegna

di lupe vergini

di fiumi verticali

di vestiti respiranti oro e legno nero

di passi circolari

di chiodi e di canti interrotti

Sardegna

di davanzali in bilico sul non sapere

di paure trascinate dal soffio marino

di lampade

accatastate nell’angolo della rassegnazione

Sardegna

di pane stanco di miele amaro

di pane frustato

di pane corroso

di pane infangato

di pane negato

di pane incatenato

di pane regalato al nulla

di pane senza nome

di pane pregato

di pane sognato

di pane rubato

di pane lacerato

di pane raccontato

di pane sognato

di pane degli addii

di pane sepolto

di pane crocifisso

di pane coraggioso

di pane mancato

Sardegna

di vino acerbo

di betulle come cattedrali

di grano vestito d’orbace e di rosso

Sardegna

di lampioni e miliziani

di teatri e stalattiti

di veleni nascosti

di spazi brulli come pensieri lanciati al galoppo

Sardegna

di acciai americani

di schiavi imbrigliati nel mirto e nel sale

di case con le bocche spalancate

di stazioni senza orario e senza locomotive

di muri neri di silenzio

di chiese senza respiro

di fontane scavate nel ricordo

di tombe legate alla preghiera

e spesso al non perdono

Sardegna

di castigo e di prigionieri cresciuti nel fango

di labirinti piantati nel fumo

di pallottole

avvinghiate alla giovinezza ed al rifiuto

di coltelli ammaestrati

Sardegna

quando era la terapia dello spavento

quando la Grande Madre e il dio Toro

cucivano insieme le paure

quando i sepolcri si addormentavano

nella saliva delle sacerdotesse

quando l'argia danzava con sette vedove

e sette vergini

quando il demone bovino incontrava il fuoco

quando i campanacci erano torturati dalle corde

quando erano intrighi di palazzo

di potere di amori

Sardegna

di coralli come santuari

di filigrane come prigioni

di ulivi come pensiero infinito

di streghe come compagne

di giganti come guardiani

Sardegna

da ascoltare al buio

da accarezzare con nuvole azzurre

da abbracciare con capelli profumati

da non dimenticare

 

paulsark2017

martedì, 25 Novembre 2025
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