GUERRA IN UCRAINA
LE LACRIME DELLE CROCI
Il genocidio di Bucha –
Guerra in Ucraina Marzo, Aprile 2022
Piegò il suo cuore il cielo
verso la terra di Bucha
e volarono le sue mille anime
sopra l'acqua di Bucha
infilò le sue dita il cielo
sopra Bucha
e trovò una cattedrale dolorosa e stuprata
trovò il cielo
le lacrime pietrificate della morte
trovò il cielo
le pozzanghere ammalate dalla paura
tornò a casa il cielo
si mise a letto
chiuse gli occhi
si addormentò
e sognò
sognò di finestre con lo stomaco squarciato
bambole carbonizzate dalle fiamme
pozzi colmi di pelle senza nome
strade che urlano corpi di ghiaccio
camicie annodate dal dolore
scarpe che vomitano il vuoto
occhiali che navigano addii e lontananze
mani che stringono un infinito disperato
libri incapaci di scrivere
lingue crocifisse all' acido nitrico
maschere che hanno dimenticato il copione
stoffe di globuli rossi scagliate nelle fosse comuni
si svegliò all'improvviso
il cielo
si guardò allo specchio
e vide le sue braccia
inchiodate dal fil di ferro
vide le sue braccia
dietro la schiena
vide le sue braccia
col piombo dei proiettili dentro le arterie
con il fumo nero al posto della linfa
con le grida delle sirene incise sulla pelle
si inginocchiò
il cielo
verso l'arcobaleno delle costellazioni
si inginocchiò
il cielo
e pregò a lungo
in direzione del suo paradiso
un paradiso
che aveva perso il colore della nascita
ed il profumo del primo vagito
UNA CITTA' UCRAINA RACCONTA
Sono nata in un quartiere di grano e di vento
sono nata in una costellazione di sabbia
e cemento provvisorio
sono nata dentro le piazze dell'attesa
e della non conoscenza
sono nata su una cattedrale
abbandonata dalla parola sacra
sono nata su libri vuoti e su acqua senza forma
sono nata su un filo di lana spezzato
sono nata su orologi senza tempo
e senza colore
una sera
verniciata da un crepuscolo velenoso
arrivarono maschere e nuvole di ghiaccio
e le strade navigarono velieri e immobilità
le strade insegnarono le direzioni del cuore
una sera
disegnata da vestiti frettolosi
inviò
verso l'infinito delle galassie
il suo intestino di anime martirizzate
una sera
scolpita da geografie falsificate
scrisse il dolore degli altari e delle scodelle vuote
su un registro di sirene acide
e di crateri ingabbiati da terrore muto
monatti improvvisati e senza diploma
risuonarono di campanelli e bende di sangue
coltivarono sepolcri senza croci
e fotografie senza sorrisi
un sacrilegio di epifanie
dettò l'oceano desolato dell' inutile
avvolse
con i suoi tentacoli
le mele nascoste nel sonno sotterraneo
chiuse
con le sue chele
il miele bambino ed i suoi giocattoli
ora rimane un deserto di valigie vuote
ora rimane una giostra senza cavalli
ora rimane un teatro senza palcoscenico
il sangue si è portato via tutte le bandiere blu e gialle
il sangue si è portato via tutti letti
senza cuscino e senza sogni
il sangue si è portato via tutte le lacrime
il sangue si è portato via tutte le canzoni e le chitarre
il sangue si è portato via tutti i cortili
il sangue si è portato via tutte le campane della festa
il sangue si è portato via tutte le scarpe senza paura
il sangue si è portato via tutto il pane
e la buccia della speranza
il sangue si è portato via tutte le sedie, gli occhiali,
le matite, gli anelli, i cappelli, i grembiuli delle madri
qualche corvo
là
di passaggio
baratterà le sue ali
con una pergamena firmata
con una betulla non cresciuta
o con un barattolo colmo di saliva e di menzogne
paul sark
GEOGRAFIE DI UNA NEMESI
liriche, forse
ANATOMIA DI CORPI SENZA NOME
Monologhi strappati alla quotidianità ucraina
Sono un Vagone della metropolitana di Kharkiv
Ho legato le mie ruote
con uno spago crudo
crudo come la paura
crudo come il non ritorno
qui
nella casa dei semafori sommersi
ho abbracciato le mie sorelle rotaie
ed ho rivolto loro una preghiera
voi
signore dell'acciaio e della velocità
voi
vestali delle radici meccaniche
voi
protettrici del pensiero invisibile
accettate le mie sferraglianti parole
raccogliete nel vostro cuore
l'immobilità di questi poveri sogni
distesi sul granito frettoloso dei marciapiedi
ricoprite con coperte di miele caldo
questa via lattea di madri solitarie
e
durante l'improbabilità del giorno
adagiate sulla fronte
di queste statue dormienti senza sonno
un petalo di perdono e di attesa
io sono solo un vagone di questa metropolitana
e non mi intendo di miserie umane
non conosco molto bene il pianto di un neonato
non conosco le traiettorie false della superbia
non conosco le linee tratteggiate della tirannia
non conosco la silhouette nera della dittatura
e così ho trasformato il mio pavimento in un tempio
ho trasformato il mio pantografo
in una calamita per attirare pane condiviso
ho trasformato tutti i miei finestrini
nelle parole di una nuova ninna nanna
continuerò a tenervi informati
Sono una Pentola nel rifugio di Horodok
Avevo tra le mani solo cipolle patate e fagioli
avevo racchiuso
nel mezzo del mio cuore d' acciaio
le lontananze romanzate degli orti e delle massaie
avevo disegnato
nelle mie radici di ghisa e di fornelli
un nuovo menù
fatto di tovaglioli dorati bicchieri di stelle
abbracci di benvenuto poesie di cioccolato e pan di spagna
oggi
durante questo mio ultimo tramonto
ho aperto a fatica le mie labbra luccicanti
e ho raccontato
a queste statue dormienti senza sonno
l'unica favola da me conosciuta
una favola che parla di lupi e agnelli
di leoni e gazzelle
di iene e colombe
di avvoltoi e conigli
che vivevano tutti sulla stessa terra
terra in cui scorreva un solo ruscello
terra in cui cresceva un solo albero di mele
terra sulla quale splendeva una sola luna
terra sulla quale soffiava un solo vento
poi
la dea dell' infinito disse loro:
agli inizi del tempo
brillava una sola stella
nell'universo
e nessuna delle creature
soffriva il freddo o la fame
poi
una notte non chiamata
ruppe la clessidra dell'infinito
e i granelli di sabbia che ne fuoriuscirono
divennero i cavalieri assoluti
del male e del dolore
continuerò a tenervi informati
Sono una Strada di Zythomir
Una mattina di febbraio mi sono svegliata
mi sono guardata allo specchio
e ho intravisto alcune rughe nuove
profonde
dolorose
senza forma
mi sono incamminata
calpestando la mia stessa carne
incrociando con lo sguardo
ciò
che durante la notte
aveva invaso il mio corpo di asfalto e cemento
arrivarono pietre da lontano
arrivarono urla silenziose di fogne strappate all'acqua
macchie di sangue senza nome
stracci con le braccia imploranti
croci orizzontali
e
sul fondo
un orizzonte bruciato dalla crudeltà
continuerò a tenervi informati
Sono un Carrello del supermercato di Mariupol
Le mie rotelle
adesso
giocano a fatica con bambole detersivi e soldatini
e con le ferite amare della disperazione
le mie rotelle
adesso
piangenti e stanche
percorrono corridoi e quaderni velati dall'inatteso
tra il fuori e il dentro
ho respirato le unghie delle madri
annerite dalle notti senza uscita
ho respirato il seno delle madri
rinsecchito dalla rassegnazione
e dallo sguardo interrogativo dei figli
conosco i nomi di tutti gli scaffali
conosco la loro pietà vuota
conosco un cimitero di cartone
con etichette al posto delle lapidi
a fatica
ho attraversato uffici e ragnatele di timbri
sono salito su
all' ultimo piano
ho guardato lontano
e ho visto
ho visto la ferocia con la lettera Z
ho visto le vertigini impazzite con la lettera Z
ho visto gli occhi senza sguardi con la lettera Z
ho visto il silenzio dell'obbedienza con la lettera Z
ho visto le esecuzioni alla schiena con la lettera Z
ho visto le fosse colme di lacrime
e di cuori
spenti dalla lettera Z
continuerò a tenervi informati
Sono il Libro di preghiere della chiesa di Odessa
A pagina undici era scritto:
-
-
...e stringerai la tua mano con quella del tuo fratello più
-
lontano. E darai acqua e pane a colui che non hai mai conosciuto. E darai un giaciglio per la notte a colui che altri hanno chiamato nemico. E stringerai alleanza con il pensiero diverso dal tuo -
Questa mia pagina mi era capitata sotto gli occhi
per caso
quando le madri bruciavano le mie pagine
per riscaldare i figli
per riscaldare la notte
ho parlato col parroco e col sagrestano
in una mattina di neve e di smarrimento
e mi hanno dato ragione
l'altare
è diventato l'orizzonte per la preghiera della cena
le croci
hanno imparato a tracciare la direzione della salvezza
i candelabri
illuminano ancora il nero dei sogni
e dei grembiuli abbandonati
fuori
dietro i ragionamenti massicci del mio compagno portone
abbiamo piantato i semi del ritorno e del perdono
un soldatino russo immerso in un tramonto disordinato
ha raccolto un fazzoletto da terra
firmato da un sangue sconosciuto
e l'ho visto piangere
continuerò a tenervi informati
Sono una Seggiola nella scuola di Lugansk
Come mi manca
il silenzio imbronciato durante le interrogazioni
come mi mancano
le briciole abbandonate sul mio povero legno
come mi manca
il nero fratello della lavagna
il graffiare dei pennini sulla carta
il ballo dei girotondi nel sole dei cortili
le corse sulle scale
le macchie degli zaini sul pavimento
le mie sorelle ed io
oggi
abbiamo organizzato una casa nuova
per tentare di tenere fuori dai vetri la paura e le sirene
le cattedre
sono diventate monumenti alla resistenza
le campanelle
sono divenute orchestre che scandiscono il tempo
i libri sono adesso cuscini e vassoi
i corridoi
sono sale di un'attesa sconosciuta
la segreteria
mette in ordine
i nomi di quelli che non ci sono più
continuerò a tenervi informati
QUALE PERCHE'
storie ucraine
LE LACRIME DELLE CROCI
Il genocidio di Bucha
Piegò il suo cuore il cielo
verso la terra di Bucha
e volarono le sue mille anime
sopra l' acqua di Bucha
infilò le sue dita il cielo
sopra Bucha
e trovò una cattedrale dolorosa e stuprata
trovò il cielo
le lacrime pietrificate della morte
trovò il cielo
le pozzanghere ammalate dalla paura
tornò a casa il cielo
si mise a letto
chiuse gli occhi
si addormentò
e sognò
sognò di finestre con lo stomaco squarciato
bambole carbonizzate dalle fiamme
pozzi colmi di pelle senza nome
strade che urlano corpi di ghiaccio
camicie annodate dal dolore
scarpe che vomitano il vuoto
occhiali che navigano addii e lontananze
mani che stringono un infinito disperato
libri incapaci di scrivere
lingue crocifisse all acido nitrico
maschere che hanno dimenticato il copione
stoffe di globuli rossi scagliate nelle fosse comuni
si svegliò all improvviso
il cielo
si guardò allo specchio
e vide le sue braccia
inchiodate dal fil di ferro
vide le sue braccia
dietro la schiena
vide le sue braccia
col piombo dei proiettili dentro le arterie
con il fumo nero al posto della linfa
con le grida delle sirene incise sulla pelle
si inginocchiò
il cielo
verso l arcobaleno delle costellazioni
si inginocchiò
il cielo
e pregò a lungo
in direzione del suo paradiso
un paradiso
che aveva perso il colore della nascita
ed il profumo del primo vagito
UNA CITTA' UCRAINA RACCONTA
Sono nata in un quartiere di grano e di vento
sono nata in una costellazione di sabbia
e cemento provvisorio
sono nata dentro le piazze dell'attesa
e della non conoscenza
sono nata su una cattedrale
abbandonata dalla parola sacra
sono nata su libri vuoti e su acqua senza forma
sono nata su un filo di lana spezzato
sono nata su orologi senza tempo
e senza colore
una sera
verniciata da un crepuscolo velenoso
arrivarono maschere e nuvole di ghiaccio
e le strade navigarono velieri e immobilità
le strade insegnarono le direzioni del cuore
una sera
disegnata da vestiti frettolosi
inviò
verso l'infinito delle galassie
il suo intestino di anime martirizzate
una sera
scolpita da geografie falsificate
scrisse il dolore degli altari e delle scodelle vuote
su un registro di sirene acide
e di crateri ingabbiati da terrore muto
monatti improvvisati e senza diploma
risuonarono di campanelli e bende di sangue
coltivarono sepolcri senza croci
e fotografie senza sorrisi
un sacrilegio di epifanie
dettò l'oceano desolato dell' inutile
avvolse
con i suoi tentacoli
le mele nascoste in un sonno sotterraneo
chiuse
con le sue chele
il miele bambino ed i suoi giocattoli
ora rimane un deserto di valigie vuote
ora rimane una giostra senza cavalli
ora rimane un teatro senza palcoscenico
il sangue si è portato via tutte le bandiere blu e gialle
il sangue si è portato via tutti i letti
senza cuscino e senza sogni
il sangue si è portato via tutte le lacrime
il sangue si è portato via tutte le canzoni e le chitarre
il sangue si è portato via tutti i cortili
il sangue si è portato via tutte le campane della festa
il sangue si è portato via tutte le scarpe senza paura
il sangue si è portato via tutto il pane
e la buccia della speranza
il sangue si è portato via tutte le sedie, gli occhiali,
le matite, gli anelli, i cappelli, i grembiuli delle madri
qualche corvo
là
di passaggio
baratterà le sue ali
con una pergamena firmata
con una betulla non cresciuta
o con un barattolo colmo di saliva e di menzogne
MADRE NOSTRA
Madre nostra
che sei nei cieli
martoriati di questa terra
che sei nei cieli
percossi da missili e droni
che sei in questi cieli
attraversati dall'odio e dalla indifferenza
venga un tuo regno di pace e di miele
di libertà e di dolcezza
di giochi e di risate
di allegria e serenità
di amore e di fantasia
sia fatta la tua volontà
per illuminare la mente
di coloro che sono pervasi dall'odio e dalla violenza
di coloro che vendono armi
di coloro che invadono terre straniere
di coloro che uccidono
di coloro che stuprano violentano offendono deridono
sia fatta la tua volontà come in cielo
così in questa terra
rimasta senza parole
senza speranze
senza futuro
questa terra
bucata da trincee scantinati rifugi
metropolitane
dove si affollano anime con occhi di paura
dove si affollano i lamenti dei peluche
i cassetti delle memorie lontane
dove sbiadiscono
i messaggi paterni che hanno perso le lacrime
madre nostra
dacci oggi il nostro pane quotidiano
dacci notti serene per i nostri figli
dacci la luce che sconfigga la tenebra
manda i tuoi angeli
a trasformare i carri armati in crostate alla frutta
a trasformare i blindati in lecca lecca alla vaniglia
a trasformare le mitragliatrici in biscotti al cioccolato
manda i tuoi angeli sulle terre russe e ucraine
per unire tra loro
le mani di tutti coloro
che indossano uniformi
con la zeta e con colori giallo blu
manda i tuoi angeli
per trasformare le mine in palloncini multicolori
manda i tuoi angeli
ad abbracciare le lacrime delle case
e le unghie laccate di rosso gelate nel fango
manda i tuoi angeli
ad abbracciare le guance dei bambini
straziate dai kalashnikov
ad abbracciare scarpette abbandonate al nulla
a raccogliere guanti abbandonati al nulla
a conservare sciarpe abbandonate al nulla
ad accarezzare cuffie abbandonate al nulla
a coccolare culle abbandonate al nulla
madre nostra
manda i tuoi angeli
che
con le loro ali
ricoprano tutto il mondo
con un grande arcobaleno di pace
e che gettino nel cestino dei rifiuti
tutto ciò che parla solo in bianco e nero
manda i tuoi angeli
milioni di angeli
tanti milioni quanti sono gli abitanti russi
affinché ogni angelo
si affianchi ad ogni cittadino
per baciarlo sulla fronte
per abbracciarlo con una poesia tenera
per prendergli le mani
ed accompagnarlo in un giardino
colmo di strumenti musicali di caramelle di giocattoli
di cuscini di dolcezze di fragole di orsacchiotti
di poesie di carillon di acquarelli di marionette
madre nostra
cancella i nostri debiti
cancella il pianto delle frontiere violate
cancella il pianto dei nidi bruciati
delle stelle perdute dei focolari dei libri strappati
dei lenzuoli insanguinati delle croci senza nome
cancella il pianto dei treni e dei cancelli spezzati
degli alberi senza foglie degli anelli senza dita
delle fotografie senza cornice
delle bottiglie senza etichetta
degli uteri anneriti dalle menzogne
e dalle false dichiarazioni di innocenza
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
alle madri congelate nell attesa
ai ragazzi ingannati da bandiere false
ai giornalisti ai quali sono state rubate le intelligenze
alle filosofie appollaiate su divani e arazzi dorati
ai microfoni annientati dallo sconforto
non ci indurre in tentazione
ma liberaci dal male e dall'errore universale
paulsark
Metamorfosi
a v. p.
Arriveranno le nuove stanze del cremlino
e trasformeranno i loro muri
in sbarre di legno acido
di minestre di fagioli
duri come il piombo
e veloci come i cavalli mongoli
si trasformeranno i denti dei tuoi soldati
in lacrime appuntite
partorite dalla ferocia delle madri di mosca
si trasformeranno le unghie dei tuoi soldati
in stivali scivolosi
e
in una notte con novanta lune
si avvinghieranno ai tuoi cinque capelli aridi
per imbiancare di manifesti vecchi
le fogne di mosca
si trasformeranno in lupe urlanti
le tue parole senza sillabe
e penetreranno le tue arterie sbiancate
con una giacca senza mostrine
con un elmetto senza visiera
si trasformeranno i tuoi microfoni da stadio
in un cinturone
appeso ai girotondi delle matrioske senza seno
si trasformeranno in fiale di pus maleodorante
le tue piu' piccole falangi
mentre salutano le divise della morte
dai cornicioni della piazza rossa
torneranno indietro
i tuoi carri dentati
e affonderanno i loro intestini crudi
tra i genitali sfavillanti dei tuoi generali
diverranno artigli vomitanti sangue
le orecchie delle balalaike
diverranno occhi acuminati
le balalaike assordanti il delirio
diverranno sipari di vergogna
le vene di gogol e majakovskij
diverranno patiboli le miserie di gorkij
diverranno camere a gas le povertà di gorkij
diverranno sedie elettriche
gli sguardi verso gli ultimi di gorkji
le mille porte d'oro del tuo cremlino
chiuderanno a croce le sue braccia
e tracceranno lingue senza marmo
sui pavimenti inermi
istoriati dalle dichiarazioni di guerra
rinasceranno le notti sul monte calvo
facendo crescere sul suo petto
le colonne crocifisse dell'abbandono
rinasceranno i laghi dei cigni
trasformando in iene e caimani
le morbidezze del loro collo immacolato
verso le mappe e le geografie della condanna
torneranno indietro i giardini dei ciliegi
e diverranno marmellate avvelenate
diverranno piramidi d'argilla ammuffita
le mani di stanislawskji
ripiene di mitraglie senza sonno
ripiene di bibbia di marmo annunciato
diventerà un album di proiettili il caviale
e petrolio solido
diventerà un disegno di imbalsamature
il progetto della libertà
diventeranno caverne le anse della moscova
diventeranno scorpioni di plutonio
le narici della moscova
si trasformeranno in statue di sale
i ponti di borodinskji, di zhivopisny, di luzhenetskji
diverranno crateri senza fine
i tuoi denti malati
diventeranno barili di acido prussico
le tue braccia
e sarà un pagliaio di linfa appassita
la tua fronte
le unghie dei tuoi piedi
saranno inscatolate nell'odio
e vendute nei supermercati della via lattea
si sveglierà dal sonno dei secoli la siberia
con le sue madri addormentate tra i ghiacci
si sveglieranno dal sonno dei secoli
la kamcatka e lo jenisen
e trasformeranno le tue mutande
in un drappo vischioso e nero
e le condanne che vomiteranno
avvolgeranno il tuo sole e i tuoi pianeti
e si inchioderanno
per novantanove secoli
sui confini delle tua perfidia
auguri
caro
riposa in pece